fonte www-solidnet.org
CPBM, Int. Conferenza di Praga aprile 2005, Intervento di Vaclav Exner
da: PC di Bohemia & Moravia, 27 aprile 2005
http://www.kscm.cz, mailto:leftnews@kscm.cz
Conferenza Internazionale dei Partiti Comunisti e di Sinistra
Praga, 23-24 aprile 2005
60° Anniversario della Vittoria sul Fascismo ed il Nazismo
Sicurezza e Difesa. Politica in Europa
Tesi di Vaclav Exner ed un collettivo di commissioni competenti per la
strategia politica estera e la strategia di sicurezza e difesa
La legge internazionale finora vigente nel campo della sicurezza e della
politica di difesa è stata fondata sulla base delle esperienze insolitamente
drastiche delle due grandi Guerre mondiali. La II Guerra mondiale finì 60 anni
fa con la Vittoria sul Fascismo, il Nazismo ed i loro sostenitori. Il numero
delle vittime non ha potuto essere contato con esattezza- la maggior parte
degli storici spesso indica dai 50 ai 55 milioni di persone morte, decine di
milioni di feriti, disabili e immensi danni alle proprietà, che non potranno
mai essere compensati né dai colpevoli né dai loro successori legali.
Le regole date, non sempre concordemente accettate, sono sopravvissute nell'era
chiamata guerra fredda accompagnate da riarmo permanente, animosità e vita
sull'orlo del conflitto. Passi avanti per l'Europa sono stati i risultati della
Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa nel 1975 e i passi seguenti
che hanno portato ad un grande calo di tensione, al processo di una graduale
minor concentrazione di forze ed armi e simultaneamente all’avanzamento del
dialogo tra URSS e USA ed anche all'aumento della fiducia, anche se con livello
fluttuante. Per l'Europa questi fatti hanno significato anche un periodo senza
conflitti bellici. Una svolta è avvenuta in seguito ai grandi cambiamenti
politici nell'Europa Centrale e Orientale dopo il 1989, (fine del Patto di
Varsavia e del Consiglio per la Mutua Cooperazione Economica e ritorno al
capitalismo negli stati membri europei delle rispettive organizzazioni) che
hanno portato ad una nuova distribuzione del potere. Il mantenimento
dell’equilibrio precedente, basato sulla politica controllata e il
rafforzamento della fiducia, venne sostituito dalla crescita dall'espansione
del sistema capitalista. A livello delle nazioni e della Nato, passarono norme
e decisioni fatte da quelli che si dichiararono i vincitori della guerra
fredda: passi concreti nelle sfere politiche e militari, che rapidamente
condussero alle guerre balcaniche, fino all'aggressione Nato contro la Jugoslavia,
ad un largo uso di forza militare fuori dall’approvazione del Consiglio di
Sicurezza dell'ONU anche in altri luoghi del globo, all'escalation degli
armamenti ed al peggioramento della sicurezza interna in molti paesi.
Siamo sicuri che in questa situazione sia necessario cambiare la politica di
sicurezza e di difesa e adattarla al nuovo sviluppo. È necessario assicurarsi
che la legge internazionale venga migliorata, che la sua infrazione non sia
tollerata anche nel caso che il violatore sia una Grande Potenza o
un’organizzazione sovranazionale, che la sicurezza in Europa non solo venga
accresciuta ma sia ottenuta con costi minori di adesso. La direzione presa
dall'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa con
l’assunzione dalla Carta dell'ONU e dall’Atto Finale di Helsinki è un buon
punto di partenza. Secondo il nostro punto di vista, richiede di essere
migliorata e sviluppata soprattutto in questi punti:
1) Nuova ratifica e accettazione concordata con l’impegno al non-uso della
forza, soluzione delle contese con mezzi pacifici, sostegno allo sviluppo della
cooperazione fra tutti gli stati, nello spirito della Carta dell’ONU e
dell’Atto Finale di Helsinki, insieme al principio della indivisibilità della
sicurezza. Rispetto verso il sistema sociale di ogni paese, secondo la scelta i
suoi abitanti, in accordo con la legge internazionale.
2) Trarre le conclusioni dal fatto che una grande differenza tra ricchi e
poveri tra regioni, stati, famiglie, individui e un sistema economico mondiale
ingiusto che aumenta ulteriormente queste differenze, costituiscono un rischio
per la sicurezza. Un importante contributo ad una buona situazione di sicurezza
è anche lo sviluppo delle relazioni politiche e l’intensificazione di un’equa
cooperazione economica, scientifica, tecnica, ambientale e il rafforzamento
delle istituzioni democratiche, la cooperazione umanitaria, la diffusione e lo
scambio di informazioni, la cooperazione nei campi della cultura e
dell’istruzione.
3) Miglioramento della legge internazionale e sua attuazione, così che
diventi la stessa in tutte le parti, rendendo impossibile l’uso di due standard
diversi e l’impunibilità di una sua infrazione da parte di alcuni stati od
organizzazioni- inclusi gli stati membri permanenti presenti nel Consiglio di
Sicurezza UN o della Nato. Rafforzamento del ruolo della Nazioni Unite con un
cambiamento delle sue funzioni.
4) Sviluppo di un più ampio scambio di informazioni, cooperazione,
rafforzamento di elementi di integrazione nella cooperazione per la sicurezza
insieme alla partecipazione di altre organizzazioni sub-regionali in Europa,
incluse l'Unione Europea, il Commonwealth degli Stati Indipendenti, il
Consiglio del Nord ed altri. Questo concerne anche le autorità di pubblica
amministrazione, polizia ed unità giudiziarie- anche fra loro- e la creazione
di libera mobilità e di elevata sicurezza nello spazio di tutta l’Europa (con
confini invece amministrativi). Noi consideriamo che il ripristino della
posizione chiave dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in
Europa o la sua unione effettiva con il Consiglio d'Europa, siano una strada
percorribile per il rafforzamento della sicurezza e per la cooperazione
pacifica in Europa. L’OSCE come unica organizzazione universale europea, (prevedendo
anche la partecipazione di US, Canada, tutti gli stati membri del Commonwealth
degli Stati Indipendenti e altri stati che cooperano, della Regione del
Mediterraneo, per esempio) con la sua sicurezza politica, le dimensioni
economiche, umanitarie ed ecologiche, nonostante tutti i problemi delle sue
attuali attività, può creare le condizioni per la soddisfazione di tali
compiti.
5) Bando all’uso e alla produzione di armi di distruzione di massa, alla loro
proliferazione e ulteriore sviluppo; e richieste per la loro totale e
incondizionata liquidazione, che vincoli ugualmente tutti gli stati,
sottoponendoli a una severa ed efficace ispezione internazionale. Dichiarazione
di zone dell’Europa e della regione Marittima del Mediterraneo, rispettivamente
come zone senza WMD; per una successiva graduale estensione all’intero
continente delle aree denuclearizzate, con un approccio simile negli altri
continenti del mondo.
6) Cessazione della partecipazione di stati europei a gruppi politico-militari
‘scelti’, soprattutto nelle strutture militari Nato. La Nato, con la posizione
dominante degli Stati Uniti, è un dannoso lascito della guerra fredda, che non
solo non aiuta ad aumentare la sicurezza europea ma ne aumenta le minacce.
7) Ulteriori negoziati e realizzazione sufficientemente rapida di ispezione e
limitazione dell’armamento convenzionale, insieme alla liquidazione delle basi
militari su suolo straniero. Accordo sulle spese dell’armamento e riduzione
delle forze militari dei paesi europei al solo utilizzo allo scopo di
autodifesa contro gli attacchi armati, con possibilità di spedizioni esterne di
contingenti per azioni delle Nazioni Unite, basate su decisione del Consiglio
di Sicurezza UN. Formazione dell'Agenzia europea per il Disarmo e l’Ispezione
degli Armamenti ( in sostituzione della Agenzia di Difesa europea) nella cui
agenda, insieme ai punti sopra menzionati, potrebbe anche figurare un programma
di limitazione della produzione di armi, la riconversione dell’industria
bellica e l’ispezione nel commercio delle armi.
8) Partecipazione e aumento permanente di partecipazione dei cittadini nel
prendere le decisioni e nella risoluzione delle questioni di sicurezza,
compresa la difesa patria. L'apparato della pubblica amministrazione e lo stato
non possono essere contro i cittadini o estranei ad essi; senza la cooperazione
dei cittadini molte questioni, specialmente nella sicurezza nazionale, non
possono essere risolte con successo.
9) Mantenimento delle forze armate di stato solo al livello necessario per
evitare l’attacco, per proteggere persone e proprietà e per autodifesa, secondo
l’Articolo 51 della Carta dell'ONU, con ispezioni internazionali, auspicabile
cooperazione tra le forze armate e ulteriore fiducia che cementi gli stati
anche a livello sovranazionale. Solo la ricerca di una soluzione dei
problemi collegati alla sopravvivenza di nazioni o stati tenuti sotto controllo
può condurre alla cessazione delle giuste lotte di liberazione nazionale.
Attualmente, con la partecipazione dei rappresentanti degli stati afflitti
dalla politica in atto, con i movimenti pacifisti e sociali ed anche di un
vasto pubblico in tutte le piattaforme, comprese le rispettive organizzazioni
internazionali, vi è la necessità di affrontare:
a) La politica degli US che, avendo assunto lo status di
"superpotenza", usano energicamente e con durezza la propria
posizione politica, economica, tecnico-scientifica ed anche la propria
superiorità strategica e militare nel mondo presente, perseguendo obiettivi di
politica estera a proprio egoistico beneficio e a scapito degli altri, secondo
la propria concezione. Insieme ai loro alleati della Nato e alla fine anche con
l'acquiescenza dell’orientamento prevalente nell'unione europea, hanno
realizzato una priorità: cementare e stabilizzare, in ambito politico e
militare, i cambiamenti conseguenti alla disintegrazione della parte europea
della comunità socialista e dell'URSS. Che significa assicurare, attraverso la
Nato e l'espansione dell’UE, il sistema politico vigente, il capitalismo
neo-liberale nell'Europa intera, intraprendendo la politica di diretta
supremazia sulle altre parti del mondo, dal punto di vista di obiettivi
geostrategici delle aree chiave degli US, per mezzo del forzato o passivo
allineamento dei principali interessi politici stranieri degli stati più
potenti della così detta area euroatlantica. Ciò significa inoltre il controllo
continuo US sullo sviluppo in Europa.
b) Il nuovo concetto strategico Nato, approvato a Washington nell’Aprile 1999,
che è anche servito come "giustificazione legale" dell'aggressione
balcanica, attraverso gli obiettivi politici di recente riformulati, le
funzioni militari e le strutture dell’Alleanza, significa la revisione totale
del Trattato di Washington del 1949. Questi cambiamenti sostanziali non sono
passati negli stati membri attraverso processi di ratifica ma attraverso
decisioni Nato, come quella passata nel 2004 ad Istanbul sulla partecipazione
Nato in Iraq sotto il pretesto di addestramento delle forze armate irachene o l’intento
di incorporare ulteriori paesi, inclusi i paesi del Medio Oriente, in diverse
forme di appartenenza e associazione.
c) Il concetto di quando l’autodifesa (secondo l’Articolo 51 della Carta
dell’ONU) cessa di essere difesa contro un attacco armato. L’ordine legale
democratico internazionale insito nella Carta dell'ONU viene usato male,
sostituendo "la legge del più forte", abilitando l'uso di forze
armate anche per rimuovere indesiderati "dittatori" ed instaurare
"regimi democratici", per "proteggere" ostinatamente
presunti e strumentali diritti umani. La così detta autodifesa ovunque, al di
fuori del proprio territorio, sta per divenire un pretesto per un possibile uso
della forza in ogni situazione, che i devoti a questo concetto (US, Nato o UE)
vogliono designare come pericolo per la loro sicurezza o i loro ‘interessi
nazionali’. Su questa strada essi possono designare ogni conflitto locale,
regionale o altro evento (anche virtuale) come pericoloso per la loro sicurezza
e motivo per inviare le loro forze armate con il pretesto dell’autodifesa,
fuori dalla Carta dell'ONU ed anche al di là del quadro dell’Articolo 5 del
Trattato Nato. (Bush: “Non chiederemo a nessuno se possiamo difenderci”.)
d) La campagna davvero isterica sui tanti nuovi pericoli, minacce e rischi, ai
quali dopo l'estinzione del pericolo comunista, sono esposti, come essi stessi
proclamano, gli stati capitalisti economicamente e militarmente più forti
(imperialisti) dell’area euro-atlantica associata alla Nato, capeggiati dagli US.
Dal 1999 la strategia della Nato è disseminata di questi pericoli, minacce e
rischi che possono colpire la sicurezza dell’alleanza (principalmente i suoi
Articoli 20-24) [1]. Si occupa anche del terrorismo
montante, che nella sua sostanza e forma è soprattutto un’attività criminale
organizzata (che certamente, a causa delle armi e dei mezzi a disposizione, può
elevare il suo livello) e su queste basi gli Stati Uniti hanno partecipato in
passato in modo significativo, assumendo la posizione che "è un
dovere" reagire con missioni armate (guerre) contro gli stati, che si
concludono con perdita di vite, sofferenze e distruzione di proprietà che molte
volte superano le conseguenze degli atti terroristici intrapresi e, attualmente,
costituiscono la maggior infrazione della pace internazionale e della sicurezza
degli stati e dei loro abitanti. La davvero eccessiva enfasi presentata sulle
minacce e i rischi, pur senza la nostra sottovalutazione del loro reale
pericolo, è infatti la scusa buona per celare l’obiettivo del capitale di
consolidare la sua egemonia globale ed aumentare i profitti.
e) L'amichevole ed anche la forzata costituzione della così detta coalizione
dei “volenterosi” e la partecipazione dei nostri stati, individualmente o
attraverso Nato o UE- fino alla nostra partecipazione a mete straniere, per lo
più contro i nostri interessi e sempre contro gli interessi dei cittadini.
f) La realizzazione della linea di ulteriore riarmo, il potenziamento militare
attraverso gli eserciti di professione e il miglioramento degli armamenti, e la
militarizzazione non solo all'interno della scala degli stati individuali ma
anche all'interno di Nato ed UE. Ciò ufficialmente serve allo scopo delle varie
"missioni" sia dell’Alleanza sia dei suoi stati membri- con una parte
delle unità che viene preparata per intervenire contro pubblici assembramenti.
La partecipazione in queste "missioni" non deve essere
necessariamente solo un'espressione dell'appoggio alla politica US. Gradualmente
può avvenire che tali missioni servano anche a perfezionare il rispettivo
potere politico, economico e gli interessi degli stati più potenti nelle
rispettive regioni. Questa linea è connessa con la politica della
militarizzazione - davvero un ritorno al concetto di quando guerra ed
aggressione erano considerate un prolungamento della politica estera con altri
mezzi. Al primo sguardo ciò contribuisce alla ripresa dell'economia degli Stati
Uniti e anche degli altri paesi capitalisti, che lottano con la continua stagnazione
e una crescente disoccupazione con conseguenze sociali potenziali impensabili.
L’aumento delle spese per gli armamenti secondo la propria necessità ed
interesse, imposto dagli Stati Uniti anche ai loro alleati Nato, più che da
necessità militare, è motivato da interesse politico, per congelare le risorse
degli alleati e degli oppositori potenziali, rendere impraticabile il loro
sviluppo economico e tecnologico ed indebolire la loro capacità di competere.
g) “Il Trattato di Costituzione per l'Europa”, perché attraverso esso si mostra
lo spirito dell’attuale contesto politico della classe dominante. Il
"trattato", indicando la direzione delle azioni nelle questioni di
politica della sicurezza, pacificazione e stabilizzazione, stabilisce a livello
costituzionale la militarizzazione del Unione stessa e anche degli individuali
stati membri, l’aumento dell’efficacia militare e il riarmo continuo. Deve
essere sottolineato che in tutte queste attività, e in tutta l’area della
sicurezza comune così come della politica di difesa, il Parlamento europeo è
posto fuori dal processo decisionale, per essere solamente consultato
regolarmente sui "principali intenti e scelte cruciali" ed informato
sugli sviluppi.
h) L’intenzione US di situare proprie basi del sistema di difesa antimissile in
alcuni paesi europei. L’esistenza di tali basi sarebbe il modo più autentico di
trascinare le nazioni europee in un possibile conflitto armato nel quale
potrebbero essere usate armi nucleari. Secondo gli scenari previsti di tale conflitto
queste basi sarebbero fra gli obiettivi prioritari contro cui sarebbe portato
nei primi minuti il colpo mortale. Perciò, non sorprende che, ad eccezione
della Gran Bretagna e dei governi vassalli nell’Europa Centrale, il progetto
degli US non abbia incontrato un’accoglienza favorevole.
Oggi i soggetti che in molti modi sono vicini o coincidono con queste esigenze
si delineano tra esponenti pubblici di vario orientamento politico e alcuni
rappresentanti di governo di paesi europei. Il tentativo di realizzare una
politica di sicurezza europea indipendente può avere successo solamente se
questa verrà sostenuta unitariamente e con forza dalle più ampie forze di
sinistra, democratiche, anti-imperialiste e pacifiste che si impegneranno
nelle politiche dei governi e nelle organizzazioni internazionali. Fino ad ora
l'efficacia di queste forze è stata paralizzata dalla loro divisione,
dall’insufficiente coordinamento delle loro azioni e programmi. Intanto
affrontiamo difficili compiti locali all’interno dei nostri paesi, dell’Europa
e delle organizzazioni sovranazionali attive in Europa e a livello mondiale.
Un'azione modesta nel migliorare questa situazione sfavorevole sarebbe già un
significativo conseguimento di questa conferenza.
Nota 1) L’Articolo 20 tratta di diversi rischi, militari e non:
insicurezza ed instabilità entro e intorno alla regione euro-atlantica,
possibilità di crisi regionali alla periferia dell'Alleanza, seri problemi
economici, sociali e politici che alcuni paesi entro e intorno alle regione
euro-atlantica stanno affrontando, competizione etnico/religiosa, dispute
territoriali, riforme insufficienti o fallimentari, violazione dei diritti
umani, secessioni di stati instabilità locale o regionale. Art.21: esistenza di
ingenti forze nucleari fuori dell'Alleanza. Art.22: proliferazione di armi di
distruzione di massa e loro latori. Art.23: proliferazione globale delle
tecnologie utilizzabili per produzione di armi, dipendenza dell'Alleanza dai
sistemi di informazione e operazioni dei nemici che puntano a mettere fuori uso
questi sistemi. Art.24: atti terroristici, sabotaggi, crimine organizzato che
interrompono flussi consistenti di risorse vitali ecc. Il pericolo della
proliferazione di armi di distruzione di massa, principalmente quelle nucleari,
ha diversi aspetti: soprattutto quando gli stati interessati possono essere un
ostacolo alla realizzazione delle mete geostrategiche degli Stati Uniti; essi
poi possono venire accusati di tentare di acquisire armi di distruzione di
massa e tale accusa può essere il pretesto per un’aggressione contro di loro,
anche se non rappresentano un vero pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti
ed i loro alleati (Iraq, Iran, Nord Corea); in caso di attacco essi potrebbero
comunque tentare di usare queste armi contro l’aggressore. Un doppio standard
per il possesso di armi nucleari è usato invece per Israele, gli Stati Uniti e
le altre "potenze nucleari ammesse", che ogni anno si dotano di nuove
armi nucleari per molti miliardi di $. Il pericolo più reale è rappresentato
dall’abuso delle WMD. A causa del loro essere sconosciute è più difficile non
solo sventare il loro possibile uso ma anche colpirle senza massacrare allo
stesso tempo la popolazione civile e non-impegnata. La conoscenza di questo
potrebbe ispirare i terroristi ad usare queste armi.
Traduzione dall’inglese Bf