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da http://www.initiative-communiste.fr/wordpress/index.php?cat=1
29 maggio 2005


Francia: dopo la vittoria del NO


Comunicato stampa del Polo della Rinascita Comunista in Francia

 

Dopo il NO popolare all’Eurocostituzione trasformiamo l’obiettivo della lotta:

NO a tutti i trattati sopranazionali dell’Europa capitalista,

ritiro delle controriforme neoliberali adottate dopo Maastricht

 

Jean-Pierre Hemmen, presidente delegato del PRCF, George Gastaud portavoce nazionale

 

Rinnovando le sue tradizioni ribelli, il popolo francese ha mandato a farsi benedire la costituzione sopranazionale e tutti i suoi promotori, “UMPS”, MEDEF, Commissione Europea, “grandi giornalisti” dei media. All’avanguardia di questa vittoria storica c’è la classe operaia, e con essa la massa degli impiegati, dei contadini, degli artigiani e un grande numero di giovani e di intellettuali. Non solo il popolo francese non è andato fuori tema rifiutando l’eurocostituzione, ma ha lucidamente individuato il legame tra la politica del governo, l’integrazione europea e la costituzione sopranazionale, il cui scopo centrale è quello di istituire uno Stato sopranazionale, vero Impero europeo del grande capitale, pericoloso per il progresso sociale, la democrazia e la pace.

La prima lezione da trarre dallo scrutinio è che la direzione maastrichtiana del paese è interamente delegittimata, sia che si tratti di Chirac, il presidente fellone che ha firmato un testo antinazionale, sia della massa dei parlamentari, che hanno approvato il testo senza aver ricevuto alcun mandato dagli elettori, sia delle istituzioni sopranazionali, a cui il popolo francese ormai si rivolge con ostilità dichiarata. La sconfessione riguarda anche il Partito “socialista” che, ancora una volta, ha preferito servire l’Europa di Maastricht, piuttosto che la classe lavoratrice e la nazione. Anche i dirigenti sindacali affiliati alla CES subiscono uno smacco, sia che si tratti del “giallo” Chérèque  oppure dello stato maggiore euro-compiacente della CGT che, dietro a Thibault, ha aggirato l’appello per il NO democraticamente lanciato dalla sua organizzazione. Tutti i veri sindacalisti devono obiettivamente confrontarsi con il compito di rompere al più presto con quella cinghia di trasmissione padronale che è la CES: ne va del futuro del sindacalismo di classe e di massa in Francia e in Europa.


La seconda lezione – piaccia o no agli esponenti “eurocostruttivi” del NO di sinistra – è che, essendo la costituzione dello Stato sopranazionale stata respinta senza appello, la Repubblica Francese continua e fa un passo importante verso la riconquista della sua sovranità politica. Il nostro popolo è ormai forte abbastanza per respingere l’insieme dei trattati sopranazionali atlantici (NATO) ed europei. Non è il momento di replicare il nefasto trattato di Nizza; NO a tutti i trattati sopranazionali: Maastricht, Nizza, patto di stabilità monetaria, accordi di Lisbona e Barcellona, ecc.

Occorre anche che tutti insieme e all’unisono esigiamo l’annullamento delle controriforme Raffarin-Fillon-Douste, la rinazionalizzazione integrale dei servizi pubblici privatizzati da Jospin e Chirac, l’abrogazione dei piani di delocalizzazione e di licenziamenti, l’aumento del potere d’acquisto dei bassi e medi salari, la priorità assoluta di bilancio per l’Educazione nazionale e la Sanità pubblica, la nazionalizzazione senza indennizzi delle imprese che licenziano o delocalizzano.

Per questo, non c’è bisogno di aspettare il 2007 o il prossimo vertice europeo; bisogna immediatamente costruire un “giugno bollente” contro il potere di Chirac, qualunque sia il premier da lui scelto, e contro la Commissione di Bruxelles, senza permettere a quei servitori del grande padronato di riprendere l’iniziativa. Occorre anche federare i comitati popolari per il NO trasformandoli in comitati di resistenza popolare. Con questo spirito, il PRCF propone di organizzare il prossimo 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia, del 14 luglio 1935 (lancio del Fronte popolare) e del 14 luglio 1945 (Stati Generali della Rinascita Francese per iniziativa del CNR) gli Stati Generali della Resistenza all’euroliberalismo.

Allo stesso tempo, il PRCF mette in guardia contro la trappola tesa al popolo da certi esponenti del NO: dietro la parola d’ordine della “rinegoziazione della costituzione”, Emmanuelli, la LCR, Fabius, M.-G Buffet, ecc, offrono un esame di riparazione all’eurocostituzione; vogliono ad ogni costo evitare che la Francia rompa con l’UE del capitale che tenterà in altri modi di liquidare l’indipendenza della Francia, condizione del cambiamento sociale. Sia ben chiaro che non c’è mai stata né mai esisterà un’Europa capitalista buona! Aiutare a costruire un Impero europeo, anche al prezzo di una pseudo-costituzione “rinegoziata”, significherebbe compromettere il nostro popolo nelle peggiori avventure belliciste dell’avvenire! Ora più che mai, il PRCF continuerà la campagna contro ogni costituzione sopranazionale: la sola Europa buona è l’Europa delle lotte sociali e democratiche CONTRO i trattati sopranazionali! La Francia esca dall’UE del grande capitale! Viva l’Europa delle lotte!

Ecco perché il PRCF propone a tutti coloro che rifiutano gli Stati Uniti imperialisti d’Europa, di costruire un Fronte per la resistenza e l’alternativa popolare che si ponga come obiettivo quello di restaurare l’indipendenza nazionale, di riconquistare il lavoro, le conquiste e i servizi pubblici, di sviluppare la cooperazione con tutti i popoli senza timore di affrontare la dominazione del grande capitale sulla società e di andare verso la rottura con il capitalismo.

Unica organizzazione nazionale ad avere condotto la battaglia del NO su basi apertamente  comuniste, unendo la bandiera rossa a quella tricolore nella prospettiva del socialismo, il PRCF invita i comunisti, i giovani rivoluzionari, i sindacalisti combattivi, a raggiungere le sue file per far rinascere in Francia il vero partito comunista, che manca ai lavoratori per farla finita con lo sfruttamento capitalista e per liberare il movimento popolare dalla tutela mortale della social-eurocrazia.

Traduzione a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare