da http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?lang=2&obid=27429
Referendum sul trattato costituzionale europeo in Olanda
Niek Stam
(FNV): “I comuni operai hanno votato massicciamente contro”
Intervista di “Solidaire”, settimanale del Partito del Lavoro del Belgio, al coordinatore del settore dei Porti del sindacato olandese FNV e responsabile del comitato d’azione sindacale “De maat is vol!” (La misura è colma!).
A cura di Peter Mertens
2 giugno 2005
Niek Stam. Salve Solidaire! Stiamo giustamente apprestandoci a mangiare una fetta di torta. Abbiamo invitato tutti i nostri collaboratori di FNV a festeggiare il “NO”. Manderemo la fattura alla FNV nazionale a Utrecht. Ufficialmente, il movimento sindacale, la FNV, non ha dato indicazione di voto. Ma la direzione nazionale a Utrecht ha voluto giocarci un bello scherzo e ha investito un quarto di milione di euro nella campagna per il “SI”, finanziando uno spot su RTL4. Recentemente, nel corso del congresso per il centenario della FNV, a Rotterdam, abbiamo protestato. Agli ingressi, abbiamo argomentato la nostra posizione a favore del “NO”. In seguito c’è stato un sondaggio sul sito stesso della FNV. Il 69% dei membri della FNV si è pronunciato contro la Costituzione europea. Questa è la voce del movimento sindacale in Olanda, anche se noi non abbiamo ricevuto mezzi per condurre la campagna a favore del “NO”. Intendiamo denunciare il fosso che separa le alte istanze della FNV e la base. De Waal (presidente della FNV) ha sempre detto: “Va bene, ma per la Federazione Europea dei Sindacati, noi dobbiamo esprimerci favorevolmente”. In realtà, più dei due terzi del movimento sindacale olandese è contro questa Europa dei monopoli.
La stampa dà ad intendere che gli olandesi hanno votato “NO” soprattutto per ragioni nazionaliste e meschine…
Niek Stam. (mi interrompe) E’ semplicemente assurdo. Gli uomini politici non hanno ancora capito niente. Proprio come in Francia, la base ha risposto un “NO” socio-economico. Tutti i media cercano adesso di far “dimenticare” il grande movimento di lotta dell’anno scorso. Il 12 settembre, eravamo in 50.000 noi lavoratori ad occupare la periferia di Cool a Rotterdam. E, il 1 ottobre, eravamo non meno di 300.000 a convergere verso la piazza del Museo ad Amsterdam per protestare contro lo smantellamento sociale.
Gli uomini politici pensano che la gente l’abbia dimenticato, perché loro stessi vorrebbero dimenticarlo il più velocemente possibile. Ma no! Gli attacchi contro i tempi di lavoro, contro le condizioni di lavoro, contro le pensioni, contro le indennità di disoccupazione sono ancora troppo freschi nella mente della gente. Un anno esatto fa, nel giugno del 2004, circa 400.000 iscritti hanno partecipato al referendum sindacale sulle misure governative in linea con Lisbona. Il 97% degli iscritti ai sindacati ha allora respinto le proposte di Balkenende. Ma pensate veramente che la gente l’abbia dimenticato? Il “NO” dei Paesi Bassi non è un “no di destra”, è un “NO” all’Europa che vuol far sgobbare la gente fino ai 65 anni, un “NO” al blocco dei salari, un “NO” alla flessibilità assoluta.
D’altro canto, guardate il televideo della TV olandese, pagina 450. Vedrete che i comuni abitati da operai, proprio come in Francia, hanno votato “NO” massicciamente. Da noi, a Rotterdam, il 67,2%, ha votato “NO”, il 69% a Lelystad, il 71% a Purmerend, il 72,4% a Kerkrade, il 69,4% a Zaanstad, il 70% a Vlaardingen, e così via. E, al contrario, nei comuni dove abitano i padroni, ecco, è proprio là che hanno votato “SI”. Come a Heemstede (Noord Holland), dove il “SI” ha avuto il 57%, o a Oegstgeest (Zuid Holland), dove c’è stato il 56% di “SI”.
E adesso?
Niek Stam. Nei Paesi Bassi, il governo non si è mai affannato tanto come in questi ultimi mesi. E’ chiaro. Il governo e le organizzazioni padronali hanno lottato insieme per il “SI”. E poi quali sono gli interessi comuni in questa Europa? Ci sono gli interessi degli imprenditori. E ci sono gli interessi dei lavoratori. Noi dobbiamo andare più lontano, intavolando un ampio dibattito su Lisbona. E’ nell’autunno scorso che questa lotta è cominciata. Il “NO” di ieri la prosegue. In Europa, i padroni vogliono imporre la loro agenda. E’ di questo che hanno discusso a Lisbona. Ecco perché noi dobbiamo più che mai continuare a spiegare ai lavoratori. E’ vergognoso cercare oggi di collocare i partigiani del “NO” a fianco dell’estrema destra. Ciò serve a stornare l’attenzione dalle differenze di classe socio-economiche. E’ precisamente di questo che hanno paura.
Domenica sera, un tipo del VVD (partito liberale di governo) ha detto in un dibattito alla TV olandese: “Avete visto tutte quelle bandiere rosse? Il comunismo era morto e sotterrato e, ora, ecco lo si rivede in Francia!”. E’ quello che hanno detto anche dopo la nostra manifestazione con le bandiere rosse a Coolsingel, quando hanno potuto vedere anche le falci e martello del NCPN (“Nuovo Partito Comunista Olandese”). La classe dirigente non vuole che la discussione ruoti attorno al tipo di società che noi vogliamo. Non vogliono che si parli di Lisbona e della scelta tra un’Europa dei lavoratori e un’Europa dei monopoli. E’ precisamente questa scelta – e ciò vale anche per il movimento sindacale – che noi dobbiamo approfondire (…)