da-Il Manifesto, 3 giugno
2005
Il no europeo
di Rossana Rossanda
Almeno su un fatto dovremmo essere d'accordo fra chi, anche
fra noi, avrebbe votato sì e chi avrebbe votato no alla cosiddetta Costituzione
europea: è stato sciocco credere di imporre ai cittadini un edificio
istituzionale che ne determinerà l'esistenza devastando lo scenario sociale su
cui avevano vissuto da mezzo secolo. Perdipiù senza consultarli prima né in
corso d'opera, convinti di strapparne il consenso a cose fatte. E' sorprendente
che lo abbia pensato anche la Cgil, oltretutto andando contro la Sgt. Ma
Francia e Olanda hanno respinto il Trattato, la Spagna lo ha votato solo per
fiducia in Zapatero, lo avrebbero respinto l'Italia e la Germania se non fosse
passato in sordina nei parlamenti e non oserà sottoporlo a referendum la Gran
Bretagna. Chiara lezione.
Ma non sembrano averla capita le lamentazioni diffuse contro i popoli che
sarebbero miopi ed egoisti. Come diceva Brecht? Il popolo ha dato torto al
comitato centrale, sciogliamo il popolo. Siamo lì. Possibile che il comitato
centrale europeo non si chieda il perché di un così massiccio rifiuto? Romano
Prodi scriveva: siamo partiti dall'economia perché se fossimo partiti dalla
politica chissà quando avremmo fatto l'Europa. Ometteva di dire che per
«partire dall'economia» intendeva dare consistenza istituzionale e forza di
legge alla messa in mora di quel compromesso sociale che era stato il modello
europeo dopo due guerre mondiali.
Con il
riconoscimento dei diritti dei «senza capitale», lavoratori in produzione e
cittadini non più o non ancora in produzione (pensionati e studenti) in nome di
un solo sacro principio: la libera circolazione su scala mondiale di capitali e
merci. Questo è il Trattato, che conserva non più che qualche diritto politico
già esistente nelle precedenti costituzioni statuali europee, compresa una idea
brutalmente esclusiva invece che inclusiva della cittadinanza. Risultato: i
governi di centrosinistra che hanno propiziato l'operazione e l'hanno messa in
atto (abbassamento di salari e spesa sociale, precarizzazione del lavoro,
privatizzazioni, ossessione antinflattiva - tutte le ricette preconizzate da
Almunia o Fazio o l'Ocse) sono stati puniti.
Sono caduti prima Jospin, D'Alema e Amato, sta cadendo Schroeder, sta perdendo
Blair. E ora oscillano ridicolmente fra tentazioni protezioniste e tagli
sociali ancora più crudeli. Oltre che arrogante, il comitato centrale europeo è
anche, salvo il rispetto, piuttosto ignorante. Possibile che scopra adesso a
quasi novant'anni da Weimar, a venti dal sorgere della Lega nord e a un mese
dal torbido localismo che sta venendo su nel Mezzogiorno, che nel rifiuto
confluisce anche un furioso populismo di destra?
Sono le loro scelte che lo hanno seminato, reciproco d'una divaricazione
sociale da tempo senza precedenti, di un ventaglio scandaloso fra rendite,
profitti e salari. Mentre da D'Alema al Lerner di Milano-Italia al Santoro di Samarcanda si è creduto di cavalcare una spinta democratica dal
basso. Almeno questi processi avessero portato a una crescita - aggiunti ai
vecchi mali italici ci hanno scaraventato in piena recessione. «Studiate
anatomia che il diavolo vi porti» viene a punto l'antica invettiva da rivolgere
ormai alle sinistre storiche e a quella non meno arrogante nuova sinistra, che
dal 1977 insegue le «nuove» figure sovversive odiando quelle che definisce
vecchie e delle quali i trattati fanno strage.
Naturalmente restano in piedi imperturbabili Banca centrale,
Commissione, i trattati separati, nonché un parlamento fra depotenziato e
imbelle. Non ci sarà nessuna Europa democratica senza che si dia priorità, nel
metodo e nel merito, ai cittadini e ai loro bisogni, senza ascoltarne anche
povertà e solitudini, senza imporre una regola ai capitali e una sanzione alle
rendite, senza tentar di andare insomma a politiche anticicliche, cioè alla
politica tout court dopo anni
di ripiegamento. L'Europa è un enorme spazio geografico, storico, economico,
culturale e sociale che quelle che si vogliono sinistre devono tornare ad
ascoltare con più umiltà, vergognandosi dei trattati e delle direttive
Bolkestein. E cercando di mettere in piedi un modello che non faccia finta di
aver superato il conflitto sociale e che il mercato non sarà mai in grado di
costruire.
(rossana rossanda)