I comunisti portoghesi sulla vittoria del "NO" nel referendum francese
di Jeronimo De Sousa
su Solidnet del 29/05/2005
Dichiarazione di JERÓNIMO DE SOUSA, Segretario generale del Partito Comunista
Portoghese (stralci)
29 maggio 2005
1. La vittoria del “No” nel referendum francese sul progetto di nuovo Trattato
Costituzionale dell’Unione Europea costituisce un avvenimento di grande
importanza politica, destinato ad avere inevitabili ripercussioni a livello
europeo ed internazionale. Esso è stato senza alcun equivoco un “No”
espressione del popolo e della sinistra ed esprime il generale sentimento di
malcontento da parte dei lavoratori e del popolo francesi nei confronti delle
politiche anti-popolari ed anti-democratiche che il nuovo Trattato tenta di istituzionalizzare.
2. Il “No” francese è in primo luogo una chiara condanna delle politiche
neo-liberali che il trattato tenta di rafforzare. In una fase nella quale, in
nome della “salvezza” del progetto federalista di Unione Europea, vi sono
alcuni soggetti che con estrema rapidità diffondono l’opinione secondo la quale
il “No” francese non sarebbe la conseguenza del contenuto del trattato bensì la
condanna della politica seguita dal governo francese, è necessario affermare
con chiarezza quanto segue: la risposta del popolo francese esprime il rifiuto
di un trattato che intende istituzionalizzare a livello globale e complessivo
quelle politiche neo.liberali che sono state attuate nel loro paese. Questo
risultato costituisce una seria sconfitta per le forze impegnate nella
costruzione di un modello di Unione Europea del grande capitale e delle grandi
potenze e la sua trasformazione in un blocco economico, politico e militare
imperialista. La vittoria del “No” in Francia rappresenta uno straordinario
incentivo ad intensificare la lotta per un’altra Europa, di progresso, di pace
e cooperazione tra i popoli, fondata sui diritti di sovranità ed uguaglianza,
una causa per la quale il PCP si è sempre battuto e continua a battersi, come
parte integrante della lotta per la soluzione dei gravosi problemi nazionali.
3. Il PCP saluta fraternamente i comunisti francesi e tutti coloro che,
battendosi per una chiara spiegazione della posta in gioco relativamente al
Trattato e di fronte alla campagna violentemente catastrofista ed alle
inaccettabili pressioni ed interferenze esterne delle istituzioni europee e
governi stranieri, hanno conquistato una tanto importante vittoria per il
popolo e le forze di sinistra.
4. Il PCP respinge e condanna come sommamente antidemocratici ed un affronto
alla sovrana volontà espressa dal popolo francese i tentativi di imporre a
tutti i costi la cosiddetta “Costituzione Europea” ora respinta in Francia
(scenario destinato a riprodursi, con ogni probabilità, anche in Olanda il
prossimo 1 giugno), in violazione dei trattati in essere ed attraverso il
ricorso ad inaccettabili pressioni politiche ed ogni sorta di artifici di
carattere “legale”.
5. Per il PCP la situazione è chiara: per poter entrare in vigore, il nuovo
Trattato deve essere approvato da tutti i paesi componenti l’Unione Europea.
Anche su un piano strettamente legale il “No” francese, rendendo nullo il
progetto in discussione, costringe ad una riapertura e profonda
riconsiderazione dell’intero processo. Ma è principalmente a livello politico,
in relazione alla natura di classe ed agli indirizzi fondamentali della
cooperazione ed integrazione europea, che la questione emerge. Il PCP farà
tutto quanto in proprio potere, attraverso la propria attività sul piano
nazionale e la cooperazione con altri partiti comunisti e forze di sinistra in
Europa, per sotterrare definitivamente il “trattato costituzionale” e
sconfiggere le forze anti-sociali, federaliste e militariste che tentano di
rafforzarlo e consacrarlo. […]
6. Il PCP conferma nuovamente la propria frontale opposizione ad ogni tentativo
di approvazione di una “Costituzione Europea” che rappresenta un attacco alla
sovranità di paesi e popoli e che, negli attuali rapporti di forza e dinamiche
federaliste, costituirebbe comunque un ulteriore passo nella direzione di un
modello di integrazione europea dettato dal grande capitale transnazionale, con
il relativo inserimento del neo-liberismo a base della Costituzione. […]
(traduzione a cura di Marcello Graziosi)