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http://www.anti-imperialism.net/lai/texte.phtml?section=CL&object_id=23767
La
Costituzione contribuisce a fare dell’Unione Europea una contropotenza degli
Stati Uniti?
Diana Johnstone 19/05/2005
Alla domanda “Quale è la maggiore motivazione per il si” Fraçois Bayrou
risponde: “il mondo è dominato dalla potenza americana in concorrenza con
quella cinese. Dobbiamo accettare la dominazione degli imperi e il loro modello
di società? O vogliamo competere per difendere i nostri valori? Dominique
Strass-Kahn è ancora più chiaro “Si, abbiamo bisogno di un trattato
costituzionale europeo per contrastare
l’egemonia americana”.
Sotto una forma o sotto l’altra, questo argomento ritorna costantemente nelle motivazioni e spiegazioni del “si”. L’idea sotterranea è che questa costituzione è la condizione necessaria (e forse anche sufficiente) perché l’Unione Europea si affermi come una contropotenza degli Stati Uniti.
Vorrei farvi notare che questa motivazione è falsa nei presupposti e nelle conclusioni. Allo stesso tempo vorrei sottolineare quello che mi sembrano le vere argomentazioni e cioè il significato profondo dello spirito di tutta la classe politica francese; perché non si tratta di una menzogna volgare ma piuttosto dell’espressione di una grande confusione che concerne “l’idea europeista”.
In ogni caso i due presupposti sbagliati sarebbero : a) questa Costituzione rafforza l’UE come contropotenza e di coseguenza b) gli americani egemoni sperano di vedere andare male la votazione dei francesi auspicando per un no. Anche il solo “si” sarebbe una sottile dichiarazione d’indipendenza dell’Europa dal rapporto egemonico oltre Atlantico.
Il primo presupposto è contraddetto dal testo stesso della Costituzione. Perché
i concetti espressi fanno da eco ai valori neoliberisti che sono attualmente
quelli stessi dalla superpotenza americana. Questa Costituzione va molto più
lontano di quella degli Stati Uniti in questa direzione. La parte III riguarda
la politica neoliberista già presente nei trattati di Maastricht; proprio per
questo motivo questo emendamento richiede un voto all’unanimità per
l’approvazione. Gli USA valutano la possibilità di modificare la politica
economica in funzione programmatica per esempio stimolando la crescita con i
debiti previsti. L’Unione Europea invece vuole affermarsi in un cancan
neoliberale nel quale il principale intento – attirare gli investimenti
produttivi per creare impiego – non cessa di allontanarsi.
La Costituzione propone un legame tra dell’Unione europea e la Nato– strumento di dominio degli stati dell’unione – anche per la crociata del momento : la lotta al terrorismo. Cosa ci si può aspettare da Washington? E’ chiaro che l’Europa e i suoi stati membri sono totalmente privi di ogni possibilità di definire e perseguire una politica estera indipendente, chiara ed efficace. Ebbene, questa costituzione risponde anche alla volontà di obbligare gli stati ad accordarsi su di una politica estera decidendo all’unanimità. La ricetta perfetta dell’impotenza. Salvo per chi, come il Regno unito, decide di seguire gli Stati Uniti passo per passo.
La lezione della guerra
Alcuni pensano che gli Stati Uniti siano contrari alla costituzione europea. In
realtà, dalla seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti sono costantemente
sostenuti dall’unificazione europea al punto che l’UE si è sviluppata, dal
punto di vista economico, come un mercato economicamente aperto e politicamente
inoffensivo. Economia forte e politica labile vanno di pari passo. Questa è
l’idea secondo la quale per evitare le guerre del 1914/18 e 1939/45 che
rovinarono le grandi potenze
capitalistiche del continente bisognerebbe trovare un accordo fondamentale tra
le industrie tedesche e quelle francesi perché erano troppo intimamente implicate
per opporsi l’una all’altra. Questa unificazione economica avrebbe reso
inevitabile l’unificazione politica per una pace. Per garantire la vittoria l’angelo protettore d’oltre Atlantico
fece legare sotto la propria direzione le vecchie forzi militari belligeranti.
A questo punto tutto sarebbe andato verso uno stesso senso; quello di scaricare
l’antagonismo della coppia franco-tedesca incapace di gestire i propri
contenziosi senza finire nella guerra e nel genocidio.
Si tratta di un’esagerazione? Assolutamente no. Questa visione di un’Europa
cronicamente irresponsabile dal punto di vista bellico aveva bisogno di un
freno e di una tutela americana come anche espresso da molti media e dagli
spiriti di un gran numero di dirigenti politici degli Stati Uniti. Non lo
dissero ad alta voce ma lo sussurrarono tra di loro. Per contro è evidente che
lo stesso pensiero è lontano dall’essere assente nei media e nella classe
politica del vecchio continente.
Questa interpretazione dell’incapacità dell’Europa di comportarsi bene senza la
direzione americana si riassume in una parola «Aushwitz ». Questo è la parola chiave dell’egemonia
ideologica americana in Europa basata sulla mitologizzazione della seconda
guerra mondiale ridotta alla sola liberazione degli ebrei dagli
Anglo-Americani. Perché, difronte all’Europa genocida, gli Stati Uniti
apparirono come innocenti e quindi degni di assumere la leadership morale di
un’Europa malata e colpevole di un peccato imperdonabile. E questo anche nel
resto del mondo. Gli Atlantisti europei liberali,quelli più sinceri, crederono
in questo teorema – non a caso l’unione europea economicamente e politicamente
tutela gli Stati Uniti per quello che riguarda la sicurezza – pensando che
questo fosse il solo modo di garantire la pace e la prosperità dei loro paesi.
Per quello che riguarda la pace sarebbe stata più vera se gli Stati Uniti
avessero imparato – rinunciando alla guerra - la stessa lezione delle due
guerre mondiali che la più parte dei tedeschi, dei francesi e degli italiani
ebbero soffrendo le distruzioni, le occupazioni straniere e le sconfitte.
Questo vale anche per i russi che, anche se vincitori, subirono la più grande
perdita materiale e umana.
Il problema è che, per gli Stati Uniti, la lezione non è stata la stessa. Nella
mitologia americana (e anche britannica) la seconda guerra mondiale è stata “la
buona guerra” con la quale il bene ha trionfato sul male con la potenza
militare degli Usa e con la benedizione di un dio interconfessionale. E sono sempre pronti a ricominciare.
Una pericolosa condizione sta nel fatto che
questa Europa pacificata dalle sue velleità guerriere si crede sicura e confida
nella direzione degli affari militari nella Nato; questa grande potenza europea
che non ha mai rinunciato alla guerra. Così, paradossalmente, l’ Europa che non
vuole più fare la guerra a se stessa e si appresta, senza averne ben coscienza,
ad entrare nella guerra senza fine contro il resto del mondo.
Non è più solamente il risultato dell’influenza degli USA sull’Europa
occidentale del dopo 1945. Una visione idealizzata degli Stati Uniti ha
dominato l’immagine europea da oltre sessanta anni. L’antiamericanismo
minoritario e occasionale non ha cambiato nulla; l’influenza del cinema, della
musica, del modo di vivere americano è più forte in ogni paese europeo che nei
paesi vicini agli Usa. I media di ogni paese dell’UE danno più spazio
all’attualità degli Usa che a quella degli altri paesi membri fino al punto che
l’inglese guadagna terreno negli studi delle lingue nelle scuole europee.
Quello che unisce gli europei non è “una cultura europea” (da costruirsi) ma i
riflessi della cultura americana vista
da lontano.
Un mimetismo analogo colpisce la costituzione europea. Gli Stati Uniti sono il
modello di una federazione (o confederazione a seconda dei punti di vista)
molto unita e prospera per “pensare nel mondo”. E’ a questo punto che emerge la
principale ambiguità dell’ambizione dichiarata degli atlantismi che vogliono
rinforzare l’Europa perché sia, dicono, capace di fare fronte alle altre grandi
potenze tra cui gli Stati Uniti.
Il condominio imperiale
Chi ha votato per il si voleva permettere all’Europa di tenere testa alla superpotenza americana ? Se ci si riferisce ai testi – l’Articolo I-41 che lega la politica di difesa alla Nato – questa motivazione può essere definita come una semplice contro-verità. Pertanto, può essere più utile accettare che la maggior parte di chi dice questo non mente ma ha un’idea particolare in testa ; tentiamo di analizzarla.
In effetti, mi sembra che gli atlantismi che
difendono la costituzione per rinforzare l’UE
dagli Usa immaginano una vera rivalità tra i due paesi ; una
rivalità interna al sistema socio-economico e geostrategico : un sistema
che chiamerò condomino imperiale (CI, anche conosciuto sotto il nome di
« Comunanza Internazionale »). Il CI rappresenterebbe una soluzione
al problema posto dalla guerre tra le potenze imperiali che hanno prodotto
disastri dal 1914 al 18. Si tratta di unire le potenze imperiali sotto
l’egemonia degli Stati Uniti per promuovere gli stessi “valori e interessi” in
tutto il mondo.
Questi « valori » sono i « diritti dell’uomo » che solo
recentemente poi si sono sviluppati nei paesi ricchi. Si tratta in generale di
libertà di comportamento, di diritti accordate a necessità della vita (nascita,
sviluppo, sanità, lavoro, educazione). Questi diritti individuali sono
compatibili con le società liberali avanzate dove la nuova via permette di
passare dalla « guerra tutti contro tutti » alla sopravvivenza. E
quindi sono divenute fondamentali per una speranza umana. Il problema sovviene
quando questi diritti vengono minati dagli interessi dei più ricchi sugli
affari inerenti i meno fortunati (i più poveri).
Nel sistema capitalistico avanzato gli interessi sono simili nel senso in cui
« la libertà » è centrale, ma esattamente, si tratta prima di tutto
di libertà del capitale finanziario d’investimento e di determinare la forma
materiale e sociale delle società. Questo sistema essendo, per natura,
competitivo è inevitabile che esiga competizione al suo interno (tra le unità
che lo compongono). L’indipendenza che propongono gli atlantismi in fondo non è
null’ altro che la nuova efficacia di competitività che deve avere l’Europa per
perseguire la concorrenza con gli Stati Uniti, restandone comunque intimamente
legati. Si tratta in alcuni casi di perseguire una politica – economica e
geopolitica – fondamentalmente differente da quella degli Usa.
Questa rivalità esiste già all’interno dell’UE ma i nostri dirigenti ne parlano
troppo poco per renderla palese al pubblico. Così si perseguono delle
politiche, scelte e motivazioni dei risultati che non sono pubblicamente
valutati e dibattuti.
Prendiamo come esempio l’allargamento dell’UE verso il paesi dell’Est
appartenenti alla politica rivale degli Stati Uniti. I pre-europei non hanno
mai smesso di osservare che si aveva fallito e quindi bisognava “approfondire”
l’UE prima di allargarsi. Questo rivela le vere motivazioni: si può sprecare
tutto andando troppo veloce. Si conoscono i risultati causati alla Germania
dalla sua riunificazione. Per i paesi baltici, come per la Romania e la
Bulgaria (e forse domani per l’Ukraina e la Georgia), questa fuga in avanti
segue una logica differente. Si può immaginare che si tratta di permanenze
minacciate dalla Russia. Ma i dirigenti occidentali sanno bene che la Russia
non è una minaccia. In realtà l’allargamento dell’UE verso l’Est risponde ai
bisogni della rivalità con gli Stati Uniti perché l’influenza in questi paesi è
già predominante e si rinforza con l’estensione della Nato. L’ allargamento
verso la Turchia segue una logica simile.
Ironia della storia è che l’UE si trova impegnata in una corsa all’influenza
con gli Stati Uniti quando lei stessa (attraverso la Costituzione) intende
riaffermare i sui attaccamenti ad un’alleanza atlantica totalmente dominata da
Washington. L’allargamento verso i paesi dell’Est può, certo, contribuire a
rinforzare l’influenza dei paesi dell’Europa occidentale ma al prezzo di una
sottomissione dell’indipendenza dell’Europa agli Stati Uniti.
Si osserva un fenomeno simile con un ruolo attivo (non secondario) giocato
dall’UE nelle « rivoluzioni » arancio e le altre, totalmente
teleguidate e generosamente finanziate da Washington.
Queste « rivoluzioni » cercano chiaramente di sottomettere le
economie dei paesi al capitale straniero con l’intermediazione dei dirigenti
più fedeli agli Stati Uniti (la più parte di loro riceve una formazione dagli
Usa) che al proprio popolo. Tutto questo – con la provocazione costante della
Russia – è veramente negli interessi dei popoli dell’UE? Ci si potrebbe almeno
porre la domanda. Ma su questa questione non esiste un dibattito pubblico.
La lezione dei Balcani
La confusione che regna nella definizione di una politica europea “d’indipendenza” ha il suo preambolo nella “lezione dei Balcani”. Il cliché dominante è molto ben espresso da Henri de Bresson ne Le Monde quando scrive a proposito dei temi della politica estera e sulla sicurezza contenuti nella Costituzione “Tirando la lezione dalle guerre dei Balcani, che non hanno potuto evitare e non hanno messo fine all’intervento degli Stati Uniti, gli europei si sono dotati di uno strumento che dà una credibilità nuova alla loro azione esterna. E’ un gran passo”.
Assolutamente tutto, in questa analisi, è sbagliato. Non voglio insistere sul
fatto che l’attaccamento alla Nato sia stato viziato dall’inizio da
« strumenti che danno una credibilità nuova alla loro azione
esterna ». L’errore alla base e più profondo è molto rilevante.
Non è come si continua a ripetere che è la debolezza militare dell’Europa ad essere responsabile del suo attacco ai Balcani. Ma la sua debolezza politica. L’UE non ha mai ben analizzato, né ben compreso le cause del dramma della jugoslavia. Non ha mai sviluppato – come avrebbe potuto fare – un programma chiaro in tutta la Jugoslavia per evitare le guerre di secessione. E una volta di fronte all’accaduto è stata incapace di elaborare un’altra soluzione alla pace americana imposta al paese (su questo soggetto e sugli sforzi di Washington per evitare ogni tipo di pace se non quella americana è possibile vedere le memorie di David Owen).
Questa flessibilità è legata alla mancanza di unità tra gli stati membri
dell’UE – ma più ancora alla volontà di rompere questa assenza di unità dando
l’apparenza di una solidità che non esiste! Così si comprende bene perché la
posizione della Germania in favore delle secessioni senza negoziati – una
posizione che rende la guerra civile inevitabile – è respinta all’inizio da
tutti gli stati membro dell’UE, soprattutto la Francia e il Regno Unito, e i
diplomatici tedeschi a Belgrado. Ma precisamente avvicinandosi alla data della
firma del Trattato di Maastricht, e soprattutto perché non era conveniente far
risaltare le divisioni nel continente, il buon senso della maggioranza ha
capitolato di fronte all’accanimento del governo tedesco ad eliminare il suo
vecchio nemico, la Jugoslavia, causa dell’indipendenza dei suoi vecchi clienti,
la Croazia e la Slovenia. E per contro tutti i dirigenti – notoriamente
francesi – che hanno preso parte alla decisione si sono sforzati di trovare una
giustificazione tragicamente sbagliata.
E non è tutto. Ci si è sforzati di non parlare in pubblico delle rivalità –
soprattutto tra Stati Uniti e Germania – per attirare le differenti parti
secessioniste nelle relative sfere di influenza. In una grossa “manifestazione
d’unità occidentale” la Nato ha devastato nel 1999 quello che rimaneva della
Jugoslavia. E’ una situazione classica: le potenze risolvono le loro rivalità facendo
pagare il conto ai poveri.
Questo esempio deve far riflettere. Nel momento della crisi jugoslava la politica militare che permise di agire senza incertezze fu giustificata, mitizzata e travestita da “dotti” intellettuali. Una forza militare senza cervello non è proprio quello che vorrebbe l’amministrazione Bush? Dunque una potenza militare ma per fare cosa? Per servire chi?
A queste domande cruciali la Costituzione e i
suoi sostenitori non offrono nessuna risposta chiara. Ancora una volta l’alternativa
proposta dai media in linea con l’idea del grande umorista quale era il
generale de Grulle è quella di gridare semplicemente e senza pensieri
« Europa ! Europa!”