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Partito Comunista di Grecia (KKE)
Cari amici,
A nome del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia, vi porto il saluto dei comunisti, dei lavoratori greci, che oggi sono in sciopero generale contro la politica antipopolare dell’UE, il governo conservatore e tutti i rappresentanti politici del capitale. Il nostro è stato l’unico partitogreco ad opporsi al reazionario Trattato di Maastricht che costituisce la pietra angolare dell’UE; Il KKE è stato l’unico partito che ha richiesto un referendum su tale questione e combattuto per ottenerlo. La nostra proposta è stata respinta, esattamente come oggi viene rifiutato un referendum in merito alla Costituzione. E il governo del partito di Nuova Democrazia ha preferito votarla in Parlamento, con una procedura rapida, ottenendo il sostegno dei socialdemocratici (PASOK).
In occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo nel 2004, abbiamo presentato una nostra proposta di disimpegno dall’UE, avanzando lo slogan della “resistenza-disobbedienza-insubordinazione” all’UE quale condizione essenziale per la difesa dei diritti del popolo e rivendicando un’economia del popolo.
Il nostro Partito si è mobilitato, al massimo delle sue possibilità, per informare il popolo greco, per mobilitarlo contro i contenuti reazionari del Trattato Costituzionale sin dal momento della presidenza greca dell’UE nel 2003: esso ha sostenuto le dimostrazioni militanti di massa della campagna “Azione-Thessaloniki 2003”, ha organizzato conferenze internazionali, campagne, riunioni. Ci siamo opposti all’ingresso nell’UE di 15 nuovi membri e manifestiamo la nostra solidarietà ai movimenti e alle forze popolari che lottano contro l’incatenamento dei loro paesi all’UE.
Abbiamo appoggiato e partecipato ad ogni iniziativa per il NO popolare in Francia a cui siamo stati invitati, ed abbiamo lanciato un appello in solidarietà con la campagna delle forze popolari per il NO in Francia che è stata sottoscritta da 155 sindaci, consiglieri ed altri rappresentanti eletti da autorità locali.
Il nostro Partito dà il suo benvenuto al forte NO dei popoli di Francia e Olanda, e più in generale alle lotte dei lavoratori contro le politiche antipopolari dell’UE. Sono segnali che fanno ben sperare che la legittimità dell’UE sia messa in discussione dal popolo.
Questi NO non sono solo indirizzati contro la “costituzione dell’UE”, ma anche contro le politiche dell’UE, contro tutti i trattati e i regolamenti che il trattato costituzionale ha sistematizzato. I risultati del referendum esprimono la possibilità che ci si stia muovendo verso un periodo di contrattacco da parte dei popoli dell’Europa. Il malcontento generalizzato e l’opposizione alla costituzione dell’UE dimostrano che essa ha già fatto bancarotta.
Allo stesso tempo la classe dominante sta tentando di manipolare, sviare e assorbire l’insoddisfazione. Le forze politiche che hanno votato per il Trattato di Maastricht ed hanno appoggiato l’UE come unica strada possibile, stanno tentando di assumersi il merito del “No” dei popoli per bloccare la radicalizzazione e il dinamismo che caratterizzano i referenda, avanzando il pericoloso e illusorio slogan “per un’altra costituzione”.
Oggi ciò che emerge è il fatto che si è rafforzata l’opposizione a tutte le scelte dell’UE, la disobbedienza alle sue decisioni. Tutto ciò che ostacola l’UE, va a beneficio dei popoli. Le difficoltà e i fenomeni di crisi che attraversano l’UE e che sono emersi all’ultimo vertice rappresentano un fattore di ottimismo, nella misura in cui vengono utilizzati dal movimento popolare.
Tali sviluppi costituiscono un forte rifiuto delle voci del disfattismo, del compromesso e della sottomissione che sostengono il punto di vista, secondo cui il popolo “accetta l’UE come una realtà” e che, sulla base di tale punto di vista, formulano le loro rivendicazioni e la loro agenda.
I paesi dell’Unione Europea stanno assistendo ad una vasta offensiva antisociale con lo smantellamento sistematico delle conquiste e dei diritti ottenuti in decenni di dura lotta. Allo stesso tempo si manifesta una nuova situazione, caratterizzata da una resistenza su larga scala contro questa offensiva. Si va verso l’acutizzazione dei conflitti sociali. Ciò è merito delle forze che si sono opposte alle pressioni a sottomettersi, che hanno rifiutato il “dialogo sociale” e la collaborazione di classe, che non si sono piegate di fronte all’ “unica strada” neoliberale, seguita dai governi di “centro-destra” e di “centro-sinistra”.
Nuove forme di lotta e di coordinamento sono comparse, avanzando una serie di richieste significative:
- Abbiamo assistito ad una crescente resistenza contro le guerre imperialiste in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq. Contro la legittimazione da parte dell’UE dell’occupazione dell’Iraq e il suo coinvolgimento, contro la NATO e le basi straniere.
- Le mobilitazioni dei lavoratori hanno cominciato a passare all’offensiva: contro la Strategia di Lisbona, contro la liberalizzazione dei servizi, contro la privatizzazione della previdenza sociale; per l’aumento di salari e pensioni, per l’abbassamento dell’età pensionabile, per il pieno impiego a tempo indeterminato.
- Abbiamo assistito alla crescita della resistenza e delle lotte dei contadini poveri e medi contro le conseguenze distruttive delle limitazioni imposte.
- Hanno avuto luogo lotte dure della gioventù e degli studenti, in difesa del sistema di istruzione pubblico e gratuito, per il rifiuto delle privatizzazioni e delle linee guida tracciate nei vertici di Bologna e Praga, riguardanti l’istruzione superiore.
- Si moltiplicano le azioni di solidarietà in difesa dei lavoratori e dei militanti perseguitati per le loro lotte, sfidando sempre di più le restrizioni imposte dalla legalità borghese.
A nostro avviso, tutto ciò indica che alternative popolari chiaramente distinte dalla socialdemocrazia hanno oggi basi più avanzate. Gli sforzi devono corrispondere sia al livello dell’offensiva antipopolare che a quello delle lotte popolari, allo scopo di far fronte alla necessità di far acquisire a tali processi una dimensione politica ed anche per conseguire un cambiamento dei rapporti di forza a livello nazionale. L’azione comune deve essere sviluppata attorno a diversi fronti di lotta: per i diritti dei lavoratori contro la Strategia di Lisbona, per i diritti democratici contro l’autoritarismo, contro l’esercito UE e la militarizzazione, in difesa del diritto di ogni popolo a decidere da solo delle vie di sviluppo del proprio paese.
Ma ciò non è ancora sufficiente. L’UE non è l’Europa. L’UE non può diventare un’ “Europa sociale”, perché è un’alleanza e una costruzione del Capitale. La radicalizzazione dell’opposizione popolare all’UE, che aspira a sconfiggere le politiche antipopolari è il modo per cambiare i rapporti di forza, per trattare da posizioni più avanzate con le forze del consenso e dell’integrazione, per progettare la prospettiva di un’Europa di collaborazione equa, dei diritti sociali, della prosperità e della pace in contrasto e rottura con l’UE di Maastricht, del capitale e della guerra.
Ci auguriamo che questa conferenza contribuisca a rafforzare il movimento dei lavoratori, per renderlo più efficace nella sua lotta per il soddisfacimento dei bisogni moderni dei popoli.