da Parti du Travail de Belgique – PTB - 11 luglio 2005
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?=2&obid=27775
Referendum sulla costituzione europea in Lussemburgo:
giovani e operai hanno votato NO
Nel Granducato di Lussemburgo, il referendum sul progetto di costituzione europea si è concluso con la vittoria del SI, il 10 luglio. Il commento di Ali Ruckert, presidente del Partito Comunista Lussemburghese e redattore capo del “Quotidiano del Popolo lussemburghese” (“Zeitung vum Letzebuerger Vollek”, http://www.zlv.lu/, in tedesco e francese).
11-07-2005
I lussemburghesi hanno votato in massa?
Ali Ruckert. In Lussemburgo il voto è obbligatorio. Il 56,6% di SI è dunque un riflesso abbastanza fedele dell’opinione pubblica. Occorre comunque sottolineare che solo i cittadini di nazionalità lussemburghese hanno votato. Ciò significa che un terzo degli operai, d’origine immigrata, non ha potuto esprimersi.
Ali Ruckert. Certamente. Malgrado l’enorme macchina di propaganda ufficiale. La maggioranza degli operai e dei giovani, a parte gli studenti, ha votato contro. Nei grandi comuni del sud industriale, il NO ha addirittura vinto. Per esempio, a Esch sur Alzette, la più grande città del paese, il 53% ha votato NO. E a Differdange, grande centro industriale, il NO ha ottenuto il 55%. Una regione dove il partito comunista lussemburghese ha una certa influenza.
Ali Ruckert. Si, senza alcun dubbio. Nei sindacati, anche se le direzioni avevano invitato a votare SI, numerosi sono stati quelli che hanno votato NO. Nel sindacato dei ferrovieri, il solo che non abbia dato indicazione di voto, i militanti hanno fatto campagna per il NO. Sembra anche che la metà dei membri del partito socialista (POSL) abbia votato NO. E infine, il Comitato per il NO, ha avuto un certo ascolto tra l’opinione pubblica. Tale comitato raggruppava diversi progressisti, che non sono impegnati in partiti politici, ma che si oppongono all’Europa neo-liberale.
Ali Ruckert. L’influenza francese ha certamente avuto un ruolo. Ma la situazione sociale che si degrada ha convinto i lavoratori a votare contro questa Europa antisociale. Per quanto riguarda i giovani, è soprattutto la preoccupazione per l’avvenire che ha pesato: la disoccupazione dei giovani è terribilmente aumentata negli ultimi anni, è molto difficile trovare un impiego.
La stampa belga afferma che tutti i grandi partiti avevano invitato a votare SI. Come ha condotto la campagna il PC lussemburghese?
Ali Ruckert. Il PCL è contro questa Europa profondamente antidemocratica, antisociale e militarista. Per farlo sapere, abbiamo stampato opuscoli e giornali speciali, con una tiratura di 75.000 esemplari, il massimo consentito dai nostri mezzi finanziari. A forza di insistere, io ho potuto partecipare ad un dibattito televisivo con il Primo ministro Jean-Claude Juncker, fervente partigiano del SI. Un dibattito forte e animato, seguito da 100.000 spettatori.
Quale differenza vedete tra un SI espresso da un Parlamento e un SI espresso da un referendum?
Ali Ruckert. In Lussemburgo, il Parlamento ha detto SI al 100%. Nel referendum, malgrado tutta la campagna, il SI ottiene il 56,5%. Ciò significa che più del 40% delle persone non è rappresentato dalle istituzioni. Occorre occuparsene, occorre fare in modo che la gente non abbassi la guardia e si organizzi. Esiste un potenziale enorme.
Ali Ruckert. Il risultato del NO nelle città dove noi siamo tradizionalmente radicati ci offre delle prospettive incoraggianti in vista delle elezioni comunali del 9 ottobre prossimo. Noi vogliamo anche riunire tutti coloro che hanno militato per il No, compresi quelli che non sono impegnati nei partiti politici, per vedere come continuare la lotta insieme. Infine, occorrerà rafforzare i contatti internazionali per elaborare un’alternativa a questa Europa.