da http://www.leskimo.it/appello.htm
Cari
amici,
alla fine di gennaio 2006, un progetto di Risoluzione tendente ad instaurare un
maccartismo di tipo europeo verrà sottomesso al voto dell'assemblea parlamentare
del Consiglio d'Europa. Troverete nel testo allegato, intitolato "No al
maccartismo europeo", notizie più ampie.
All'iniziativa del Partito del Lavoro del Belgio, e di altri partirono
comunisti ed operai europei, in accordo con parecchi intellettuali europei, è
stata elaborata ed sottomessa alla vostra attenzione una mozione molto
semplice.
Contiene una frase:
Noi, firmatari, indipendentemente dalle nostre opinioni sugli ex paesi
socialisti, facciamo appello ai Parlamentari dell'assemblea Parlamentare del
Consiglio d'Europa (APCE) di rigettare il progetto di risoluzione
anticomunista, chiamato “Necessità di una condanna internazionale dei crimini
dei regimi comunisti totalitari”.
Un movimento di protesta si sviluppa in Europa soprattutto perché, tra quelli
che hanno approvato il progetto, ci sono dei parlamentari di paesi che non
esitano ad incarcerare i dirigenti dei partiti e dei movimenti popolari,
chiudendo gli occhi sulla restaurazione dei simboli hitleriani e tollerando
l'impunità dei vecchi criminali di guerra.
Una delegazione dei firmatari rimetterà, a fine gennaio 2006, la mozione,
accompagnata dalle firme, al Presidente dell'assemblea parlamentare del
Consiglio dell'Europa, il signor René van der Linden, esponendogli la gravità
della situazione.
Potete dare la vostra adesione alla mozione andando sul sito:
http://www.no2anticommunism.org
Potete inviare la vostra firma anche a:
Jean Pestieau
Rue Haeck, 53
1080 Bruxelles
Tel/fax 02 4118430
e-mail: jean.pestieau@wol.be
Vi rivolgo i miei migliori saluti
Jean Pestieau
Professore all'Università cattolica di Louvain
Il Partito del Lavoro del Belgio contro il nuovo maccartismo
di Il Partito del Lavoro del Belgio
Mozione presentata al Consiglio europeo dal Partito del Lavoro del Belgio
contro il maccartismo europeo
Mozione (progetto del 23 dicembre
2005)
No al Maccartismo europeo
L’Europa seguirà il cammino del Maccartismo alla maniera degli Stati Uniti tra
una cinquantina d’anni? Si uccideranno le libertà d’espressione e
d’organizzazione “in nome della democrazia”?
Il 14 dicembre 2005, a Parigi, la Commissione delle questioni politiche
dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) ha adottato un
progetto di risoluzione introdotto da Goran Lindblad del Partito Popolare
Europeo/ Democrazia Cristiana (PPE/DC), intitolato “Necessità di una condanna
internazionale dei crimini dei regimi comunisti totalitari”. Questo progetto
dovrebbe essere sottoposto alla sessione plenaria dell’Assemblea parlamentare
del Consiglio d’Europa che si terrà dal 23 al 27 gennaio 2006.
Tra quelli che hanno approvato il progetto, ci sono dei parlamentari di paesi
che non esitano a imprigionare dei dirigenti di partiti e di movimenti
popolari, chiudendo gli occhi sul ristabilimento di simboli hitleriani e
tollerando l’impunità di antichi crimini di guerra.
Questo progetto non mira a condannare gli autori di atti reprensibili, ma a
stigmatizzare l’insieme del movimento e dell’ideologia comunista che avrebbe
“dappertutto e in tutte le epoche dove è stata messa in atto, sia in Europa che
altrove, sempre prodotto su un terrore di massa, crimini e violazioni dei
diritti dell’uomo su ampia scala”.
Il progetto nega così che l’ideologia e il movimento comunista fanno parte
della storia del movimento operaio e del progresso sociale e criminalizza un
pensiero progressista ereditato dall’Illuminismo e che aspira al cambiamento
sociale, economico e politico.
Il progetto nega anche il ruolo determinante dell’Unione Sovietica e del
movimento comunista nella lotta contro l’orrore nazista. Ricordiamo le parole
di Albert Einstein nel momento in cui la macchina nazista fino ad allora
imbattuta era stata fermata a Stalingrado: “Senza la Russia, questi cani
sanguinari avrebbero raggiunto il loro scopo o, comunque, ne sarebbero vicini”.
La risoluzione, se fosse votata, condurrebbe a una storia ufficiale dell’ URSS
e del comunismo che paralizza le ricerche storiche e che impedisce un dibattito
obiettivo sul bilancio comparativo dei sistemi capitalisti e comunisti. Si
aprirebbe la via a una caccia alle streghe- simile al maccartismo degli anni
‘50- contro le ricerche non si sottomesse a questa storia ufficiale. Noi
dobbiamo assicurare la libertà di ricerca e espressione degli scienziati contro
una versione europea attualizzata del maccartismo.
Criminalizzazione dei paesi socialisti e dei partiti comunisti attuali.
La risoluzione esige che “i pretesi interessi nazionali non impediscano di
criticare i regimi comunisti totalitari attuali in certi paesi del mondo dove i
crimini continuano di esservi commessi”.
Criminalizzando così i paesi socialisti attuali, questo progetto di Risoluzione
prepara gli spiriti ad aggressioni militari, minaccia a più riprese reiterata
dall’amministrazione Bush.
Criticando il fatto che “i partiti comunisti siano legali e ancora attivi in
certi paesi, quando essi non hanno talvolta neanche preso le distanze riguardo
ai crimini commessi nel passato dai regimi comunisti totalitari”, il progetto
prepara la messa fuori legge di questi partiti.
Una minaccia per l’insieme del movimento sindacale.
Al di là del comunismo, il progetto di risoluzione arriva a criminalizzare il
concetto sesso di lotta di classe, “utilizzato per giustificare i crimini”. Di
questa minaccia l’insieme del movimento operaio e sindacale in Europa che vuole
opporsi oggi alle politiche neo-liberali.
Le popolazioni in Europa dell’Est sono immerse in una miseria sconosciuta
prima. In tutta l’Europa i lavoratori, i giovani in particolare, s’inquietano
per il loro avvenire. La disoccupazione aumenta, le conquiste sociali sono
smantellate, i diritti democratici e sindacali sono minacciati, e le guerre
sono riapparse all’interno come all’esterno dell’Europa (Iugoslavia,
Afghanistan, Iraq). Per i promotori del progetto, “la condanna dei crimini
commessi gioca un ruolo importante nell’istruzione data alle giovani
generazioni. Una posizione chiara della comunità internazionale su questo
passato potrebbe servire come riferimento per la loro azione futura”.
Questa citazione rivela che una tale strategia entra nella logica di una lotta
politica partigiana e non in quella della ricerca di giustizia. Questa
costituisce d’altro canto una riconoscenza della profondità del rigetto
popolare delle politiche applicate all’Europa orientale.
Oggi i comunisti , domani i sindacalisti e gli altermondialisti , dopodomani…?