Ordine del giorno
presentato al Comitato Politico Federale del PRC di Torino
16
gennaio 2006
Nei
prossimi giorni, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sarà chiamata
a discutere una risoluzione denominata “Sulla necessità di una condanna
internazionale dei crimini dei regimi totalitari comunisti”, nella quale, in
sostanza, il comunismo viene equiparato ai regimi nazista e franchista.
Se la risoluzione dovesse essere approvata, i paesi appartenenti al Consiglio
d’Europa sarebbero chiamati ad assumere iniziative sul piano nazionale,
attraverso l’istituzionalizzazione di vere e proprie campagne anticomuniste.
La decisione di procedere all’esame della risoluzione è stata assunta su
suggerimento dei rappresentanti di alcuni paesi dell’Europa centro-orientale,
recentemente entrati nell’Unione Europea, noti per le gravi limitazioni,
tuttora in atto, delle libertà democratiche e dei diritti umani.
Ad esempio, nei paesi della regione del Baltico (Lituania, Lettonia ed Estonia)
non solo è tuttora proibita l’attività dei partiti che si definiscono
comunisti, ma vengono perseguitati i loro dirigenti, alcuni dei quali, ormai da
quasi 15 anni, scontano pene detentive in condizioni pesantissime, nel più
assoluto spregio delle più elementari norme di diritto (è il caso degli
ultrasettantenni dirigenti del Partito Comunista Lituano) e, soprattutto, nella
più assoluta indifferenza degli organismi competenti dell’Unione Europea e del
Consiglio d’Europa.
In questi paesi, la persecuzione anticomunista si accompagna a forme disgustose
di apartheid nei confronti delle rilevanti minoranze etniche abitanti sul loro
territorio.
In altri paesi dell’Europa centro-orientale (in particolare, in Ungheria e
Repubblica Ceca), sono in vigore gravi misure discriminatorie nei confronti dei
comunisti, che si traducono nel tentativo di mettere fuorilegge le loro
organizzazioni (è il caso recente dell’organizzazione giovanile del Partito
Comunista di Boemia e Moravia) e nella proibizione (pena gravi sanzioni)
dell’esposizione dei simboli storici del movimento operaio.
Il Comitato Politico Federale del PRC di Torino, pur nella consapevolezza della
necessità di procedere ad un’analisi seria ed autocritica in merito al rapporto
tra socialismo e democrazia nelle esperienze del cosiddetto “socialismo reale”
nel nostro continente, considera inaccettabile l’equiparazione, del tutto
strumentale ed antistorica, tra le esperienze comuniste del ‘900 ed i regimi di
stampo fascista. Se l’Europa è stata in grado di liberarsi dal mostro del
nazifascismo, lo deve anche ai 25 milioni di morti sovietici ed alle migliaia
di partigiani comunisti che hanno lottato nella maggior parte dei paesi
occupati, compreso il nostro.
Ancora una volta, il revisionismo storico serve a consolidare le politiche di
guerra poste in essere da chi è uscito vincitore dalla Guerra Fredda, politiche
che noi condanniamo con fermezza insieme all’espansione ad Est della NATO ed
alla destabilizzazione di interi paesi e continenti in nome di politiche di
potenza ed egemonia.
L’Unione Europea farebbe meglio a rompere con il liberismo e il sostegno
acritico agli Stati Uniti, piuttosto che riesumare i peggiori fantasmi del
maccartismo e dell’anticomunismo militante della Guerra Fredda.
Nel constatare che la decisione in merito alla presentazione della risoluzione
ha sollevato, in tutta l’Europa, una vigorosa reazione, attraverso una vera e
propria mobilitazione di massa non solo delle forze comuniste e di “sinistra
alternativa”, ma anche di partiti e movimenti di diversa ispirazione (ad
esempio, in alcuni paesi, come la Grecia, l’intero arco delle forze
democratiche, anche quelle al governo di centro-destra, si schiererà
unanimemente contro l’iniziativa anticomunista nell’Assemblea Parlamentare del
Consiglio d’Europa), il CPF del PRC di Torino invita ad assumere analoghe
iniziative di pressione anche nel nostro paese.
Approvato
all’unanimità