da Parti du travail de Belgique - 5/04/06
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Europei contro Unione europea
Editoriale. Solidaire n. 14 del 5 aprili 2006
Davide Pestieau 05-04-2006
Martedì 28 marzo, ore 9. Scuole, trasporti pubblici, amministrazioni locali sono in sciopero. Un milione e mezzo di lavoratori. Il più grande sciopero che abbia conosciuto il paese dal 1926. Contro una riforma delle pensioni che vuole fare passare l'età della pensione da 60 a 65 anni. Siamo nella Gran Bretagna di Tony Blair.
All'altra estremità dell'Europa, decine di migliaia di impiegati di banca fermano il lavoro contro la riforma delle pensioni. Siamo nella Grecia del Primo ministro Costas Caramanlis.
28 marzo, ore 14. In tutto il paese, liceali, studenti, lavoratori, genitori e nonni sfilano: tre milioni di persone contro il contratto del primo impiego. Siamo nella Francia di Jacques Chirac.
28 marzo, ore 24. Decine di migliaia di metalmeccanici scioperano per ottenere un aumento salariale del 5%. Nello stesso tempo, decine di migliaia di impiegati dei servizi pubblici locali continuano il loro sciopero iniziato otto settimane fa contro l'allungamento della durata del tempo di lavoro. Siamo nella Germania di Angela Merkel.
Il 28 marzo scorso, gli europei si sono ribellati contro l'unione europea.
Chi offre pensioni posticipate per gli anziani, chi contratti bidone per i giovani e chi bassi salari per tutti. Una politica ispirata dalla strategia decisa a Lisbona nel 2000 da Chirac, Blair e soci per tentare di superare gli Stati Uniti nella corsa al profitto.
Una politica rifiutata dal basso.
Questo 28 marzo ha un futuro. Il mese di aprile si annuncia caldo.
In Francia, la prova di forza continua. In Germania, le azioni minacciano di
inasprirsi dopo Pasqua. Ed in Gran Bretagna, una nuova serie di scioperi si
annuncia per la fine aprile.
In Belgio alla vigilia del 28 marzo, Guy Verhofstadt si è rallegrato della dichiarazione comune padrone-sindacati sulla competitività.
Una dichiarazione che si potrebbe riepilogare così: dovreste fermare i vostri stipendi per assicurare che il vostro padrone possa fare concorrenza agli altri. E trascinare così in una spirale verso il basso i vostri colleghi tedeschi, francesi e britannici.
Il mondo del lavoro non ha bisogno di questo genere di dichiarazioni di concerto coi padroni, ha bisogno, invece, di urgenti azioni di solidarietà con i lavoratori della Gran Bretagna, della Germania e della Francia affinché essi ne guadagnino e receda il profitto nell'Unione Europea.
Il ritiro del CPE in Francia impedirebbe il suo equivalente in Germania previsto per giugno e forse negli anni futuri qui in Belgio.
Un insuccesso della riforma delle pensioni in Inghilterra frenerebbe un nuovo attacco sulle (pre)pensioni altrove.
Un aumento degli stipendi in Germania sarebbe un buon aiuto per chi vorrebbe guadagnare un po' di più altrove. Per arrivare alla fine del mese.
traduzione dal francese del Ccdp