www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e società - 15-04-06

da Cuba Socialista
www.cubasocialista.cu

Step by step: verso la militarizzazione della UE

Dunia Perez Milian del Centro Studi Europei
11/04/2006
 
Negli ultimi anni, e ancora più di recente, gli aspetti militari della politica della Unione Europea hanno avuto un ruolo di primo piano.
Nell’ottobre del 2005, in occasione della riunione dell’Agenzia Europea di Difesa (AED) svoltasi in Gran Bretagna, i ministri europei della difesa si sono espressi circa la necessità di aumentare i fondi per le spese militari, in particolare nei settori della ricerca e dello sviluppo perché strategici rispetto al futuro rafforzamento della PESD.
Nel corso di tale riunione è stata decisa la creazione (con l’appoggio della AED) di vari gruppi d’intervento per la soluzione di brevi crisi internazionali, gruppi che daranno un sostanziale impulso alla proiezione militare dell’Unione dentro e fuori il continente europeo.

L’idea di Javier Solana, massimo rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune della UE, è stata accolta positivamente dai ministri presenti alla conferenza; l’idea consiste nel riconoscere la necessità che gli Stati membri usino la AED come strumento d’appoggio per lo sviluppo delle capacità militari. Pertanto, è stato confermato il ruolo dirigente della AED nel definire e supportare gli sforzi per dotare l’Unione di capacità militari stabili, credibili ed interoperative, in grado di influire positivamente nella politica estera.

In risposta a queste richieste, nel gennaio di quest’anno Gran Bretagna e Francia hanno annunciato l’esame congiunto di un progetto tecnologico per radar leggeri in grado di operare su piccole piattaforme missilistiche, progetto che dovrebbe essere sviluppato in Argentina.
Il capo esecutivo di quest’istituzione, Nick Witney, ha evidenziato l’importanza di quest’iniziativa ed ha assicurato l’assoluta novità del progetto nel campo di ricerca e sviluppo sotto la supervisione della AED. Ne ha pure esaltato il valore di incentivo per futuri piani congiunti in questa ed altre materie.
 
J. Solana, nel suo intervento d’apertura della prima Conferenza su Ricerca e Sviluppo della AED, svoltasi a Bruxelles lo scorso febbraio, ha ripreso l’idea di aumentare le spese militari per la difesa, soprattutto per creare un fondo comune, dichiarando che questo è uno dei principali obiettivi dell’Agenzia e sottolineandone la valenza positiva per il ruolo della UE nel mondo.

Gli ha fatto eco il Vicepresidente della Commissione Europea, Gunter Verheugen, aggiungendo che gli europei hanno bisogno di principi innovatori e che nel loro sviluppo dovranno poter fare a meno d’inutili aumenti del numero di militari. Verheugen ha poi allertato circa la necessità di un maggiore coordinamento delle forze di intelligence in materia di sicurezza fra i diversi stati della UE.
Thomas Enders, il Presidente della Società Europea Aerospaziale e Difesa (EADS), da parte sua ha richiesto un cambio d’orizzonti entro i quali avvengono ricerca e sviluppo nell’ambito della difesa europea, affermando la necessità di strumenti che permettano mete più ambiziose in materia. A questo scopo ha proposto la creazione di un fondo comune per gli investimenti a favore di nuove tecnologie - preferibilmente prima del 2007 - chiamando in causa come giustificazione proprio gli scarsi fondi disponibili che l’Europa destina a questa materia (meno del 5%), con la speranza che questa cifra possa salire fino al 20%.
 
Sempre in materia difesa europea, nell’incontro informale più recente, quello di Innsbruck, Austria, i ministri della difesa di Francia e Regno Unito hanno rivolto agli altri paesi europei l’invito ad aumentare i loro investimenti in questo settore.
Londra e Parigi, attualmente assorbono il 70% delle spese europee nel campo di ricerca e sviluppo tecnologico, ecco perché richiamano i loro soci europei ad aumentare gli investimenti di fronte alle crescenti sfide che affronta il continente. Francia e GB hanno comunque rinnovato il loro pieno appoggio alla costruzione di una difesa europea.
Il già citato progetto comune per la costruzione di impianti radar leggeri, implica anche una cooperazione futura nei prossimi 12 mesi per la costruzione di portaerei.
 
Le riflessioni circa la necessità di maggiori investimenti nel settore della difesa, sono state argomentate spesso valutando tali investimenti come fattori positivi per l’economia e benefici in ambito civile. Sono stati argomenti ricorrenti anche il ruolo della Nato in Europa e “l’importanza dell’Unione Europea per far avanzare la pace e la sicurezza internazionale”.
Per soddisfare i desideri di tanti europei che vogliono il rafforzamento della UE nel mondo attraverso la crescita del fattore militare in politica estera, è stata quindi decisa la creazione di un fondo comune per ricerca e sviluppo con il patrocinio della AED, che dovrà rispondere ad un comitato di gestione formato dai rappresentanti dei paesi partecipanti.

Si tratta di un fatto che nella UE non ha precedenti, perché fino ad ora gli interessi che di volta in volta collimavano fra alcuni dei paesi membri, producevano i finanziamenti di progetti sempre ad uso e consumo delle rispettive industrie nazionali.
Questa nuova impostazione ha ricevuto un buon livello di consenso, confermato dalla donazione iniziale di 50 milioni di euro depositati dal tedesco Thomas Enders nel fondo comune, sebbene sia stata intenzionalmente evitata la definizione di cifre.
 
La AED ha proposto la costituzione del fondo per sviluppare la tecnologia destinata alla protezione delle forze militari, in linea con quello che oggi è considerato il concetto chiave per l’impiego rapido di forze armate riducendo al minimo il numero di caduti.
L’unica discordanza è venuta dalla Gran Bretagna, che non si è voluta vincolare ad un progetto di questo tipo, dato il suo già alto livello di spese militari. Tuttavia, in occasione del prossimo incontro che avrà luogo a Bruxelles nel maggio prossimo, non viene esclusa la definitiva partecipazione di Londra al progetto.
A parte le reticenze del Regno Unito ed altre difficoltà ventilate da vari governi europei, è apprezzabile il farsi concreto di una politica europea che tende a rafforzare non solo le capacità militari dell’Unione, ma il ruolo della stessa nelle relazioni internazionali. Ma c’è una nota dolente, il fatto che la militarizzazione della politica estera si presenta, di nuovo, come la via preferita oltre che la più rapida.

traduzione del Ccdp