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- osservatorio - europa - politica e società - 14-06-08 - n. 232
Il progresso delle canaglie
di Koldo Campos Sagaseta
13/06/2008
L’Unione Europea sta per ratificare, a prescindere dal suo parlamento, l’approvazione della settimana lavorativa fino a 65 ore settimanali. Vale a dire 10 ore al giorno e un massimo di cinque ore la domenica, dato che forse Dio non richiede più tanta orazione domenicale, e il cibo e la ginnastica evitano ai privilegiati che hanno un lavoro l’inutile perdita di tempo che implica l’ozio del riposo.
Questo è il progresso a cui ci guidano quelli che governano il mondo.
“Bisogna produrre di più”, è il criterio generale di un mercato a cui non importa e nemmeno si domanda, come fare. Il perché è evidente: le banche ottengono profitti milionari, l’industria militare è al primo posto, le automobili hanno sempre più asfalto, i popoli costruiscono sempre più campi da golf, la Borsa sopravvive ai suoi infarti…
Affinché questi successi possano continuare a moltiplicare i loro benefici, il modello sociale imposto vuole “più materia prima”, quella che chiedeva Groucho Marx a bordo di un treno senza destinazione che avanzava, insensato e a folle velocità, consumando i suoi vagoni fino a rimanere con la sola locomotiva.
I pazzi veri sono questi ministri del lavoro che hanno gettato via decenni di lotta e buon senso per far sì che gli esseri umani vivano per lavorare, e non viceversa. I dementi sono quelli che chiedono “più materia prima” per il loro viaggio, lo stesso in cui viaggiamo tutti, e a cui il pianeta ha dato la sua materia prima, la sua acqua, la sua aria, le sue risorse.
Questi sono canaglie, illustri delinquenti che hanno in noi, i loro votanti, i complici per fare bottino di questa vergogna.
E non sarà l’ultima.
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare