www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e società - 07-07-08 - n. 235

da direccion2@acsur.org
Traduzione a cura di Rete ECO (Ebrei Contro l’Occupazione)
 
“Ci opponiamo al potenziamento dei rapporti fra la UE e Israele, e chiediamo che si sospenda l'Accordo di associazione UE - Israele”
 
Lunedì 16 giugno 2008, l'Unione Europea e Israele si sono accordate per potenziare i loro rapporti nell'ambito dell'Accordo di Associazione UE-Israele. Questo inizia un processo che avrà termine nell'aprile del 2009, con il definire un Piano di azione comune che implica adottare iniziative e creare legami più forti in un ampio spettro, che comprende ambiti economici, commerciali, accademici, securitari e diplomatici.
 
Siamo allibiti dal palese rifiuto della UE di considerare Israele responsabile delle suo persistente violare i diritti umani e la legge internazionale.
 
Nella decisione, la UE dichiara:
 
“Il nostro comune scopo di potenziare i rapporti nasce dal conoscere i legami tradizionali, i valori culturali e umani, e gli interessi economici e securitari che condividiamo. […]
 
Questa collaborazione implicherà un impegno più forte dell'Unione Europea nel processo di pace e nel monitorare la situazione sul terreno.”
 
Questo è in contraddizione con la realtà, con l'autocomprensione della UE, con il fatto documentato che Israele ha violato in modo grave gli stessi regolamenti sui diritti umani della Unione Europea, in tutto il corso delle relazioni con la medesima.
 
Quali sono i valori condivisi di cui parla la UE? La UE conosce bene il procedere dell'occupazione illegale israeliana di Gaza e della Cisgiordania, Gerusalemme Est inclusa, e la colonizzazione massiva di quest'ultima; dopo tutto, gli Stati che fanno parte della UE hanno regolarmente votato per le risoluzioni di condanna dell'ONU per le violazioni israeliane dei diritti umani, le punizioni collettive, la costruzione di colonie e del Muro. Israele continua a mantenere l'assedio criminale, che dura da un anno, della Striscia di Gaza; questo è stato descritto, dall'attuale Relatore speciale dell'ONU per i diritti umani, il prof. Richard Falk, come un “preludio al genocidio”, ed è già costato la vita a 197 pazienti, principalmente bambini e anziani, ai quali tutti era stata negata la libertà di movimento per accedere alle cure, fuori dalla Striscia. L'assedio israeliano ha impoverito, in modo intenzionale e sistematico, centinaia di migliaia di civili a Gaza, ormai più del 50%, causando la chiusura della maggior parte del settore industriale ed il crollo dell'agricoltura. La maggior parte dell'infrastruttura vitale è stata distrutta e l'economia è totalmente al collasso; è nettamente aumentata la malnutrizione fra i bambini, come notato in vari rapporti dell'ONU. Con la chiusura ed il forzato spostamento di intere comunità palestinesi, dietro il Muro illegale, l'imprigionamento senza processo di migliaia di palestinesi e la politica di assassinio extra-giudiziario, Israele ha continuamente ignorato i diritti umani fondamentali. Oltre a ciò, Israele ha ostinatamente rifiutato per più di 60 anni, malgrado i propri obblighi, in base alla legge internazionale, di riconoscere e implementare il diritto di milioni di profughi palestinesi di tornare alle loro case, come stipulato nella Risoluzione 194 dell'Assemblea generale dell'ONU. Ultimo per ordine, ma non per importanza, Israele ha messo in atto un sistema di discriminazione razziale autorizzato dallo Stato, contro i palestinesi che sono suoi cittadini, in ambiti vitali, fra cui il possesso di terra e le possibilità di impiego, semplicemente perché sono “non ebrei”. Speriamo che l'Europa non condivida questi “valori”.
 
A parte considerazioni legali ed etiche, il sostenere pragmaticamente che un ulteriore impegno con Israele permetta all'Europa di esercitare un ruolo più efficace nel far pressione su questo Stato e nel promuovere la “pace” è un'argomentazione pericolosamente simile a quelle circa 'l'impegno costruttivo', formulate per giustificare relazioni con il regime sudafricano di Apartheid, che da molto tempo che sono state dimostrate non vere. L'unica volta in cui l'Europa ha ufficialmente influenzato la politica israeliana risale al 1990, quando la Commissione, su richiesta del Parlamento, aveva introdotto un blocco della cooperazione scientifica con Israele, per protestare contro la chiusura di scuole ed università palestinesi (in particolare Birzeit). Il risultato di questa pressione è stata la riapertura delle università. Da allora, il caldo abbraccio di Israele da parte dell'Europa ha solo incoraggiato questo Stato a radicare l'occupazione e la colonizzazione, ignorando i suoi obblighi in base alla legge internazionale
 
Il 10 aprile 2002, il Parlamento della UE ha votato di sospendere l'Accordo di associazione UE - Israele a causa delle violazioni da parte da parte di detto Stato dei diritti umani; la Commissione, tuttavia, ha rifiutato di attenersi al mandato democratico. Ha votato ora, invece, di potenziare i rapporti, senza rispettare le condizioni, sancite proprio dalla UE, sui diritti umani; in questo modo, premia Israele e le garantisce piena impunità per i crimini di guerra a Gaza e le altre gravi violazioni della legge umanitaria internazionale. Potenziando questo Accordo di associazione, già scandaloso, con Israele, la UE diventa di fatto una complice volenterosa, nettamente a sostegno dei crimini israeliani.
 
In questo contesto, l'istituire un Sottocomitato sui Diritti umani in piena regola, al posto del Gruppo di lavoro informale, come parte dell'accordo, si riduce ad una foglia di fico, per la continua mancanza di rispetto per gli stessi principî della UE, per quanto attiene ad Israele.
 
L'Articolo 2 dell'Accordo di associazione UE - Israele sancisce che:
 
”Le relazioni fra le parti, così come tutte le clausole dell'Accordo medesimo, saranno basate sul rispetto per i diritti umani ed i principî democratici che guidano la loro politica interna e costituiscono un elemento essenziale di questo Accordo”.
 
La Comunicazione sui diritti umani, adottata li 8 maggio 2001 dalla Commissione Europea, dichiara che:
 
“La UE dovrebbe perseguire questo approccio [cioè il dialogo sui diritti umani] ogni qualvolta sia possibile, pur riconoscendo che, in alcuni casi, il Paese terzo possa non nutrire alcun impegno genuino a ricercare il cambiamento attraverso il dialogo e la consultazione, e che di conseguenza possano essere più appropriate misure negative”.
 
Il verdetto della Corte Internazionale di Giustizia, il 9 luglio 2004, circa l'illegalità del Muro – e delle colonie – costruite su territorio occupato impegna ulteriormente i firmatari della IV Convenzione di Ginevra a non prestare aiuto o assistenza nel mantenere la situazione creata dal Muro, ed a garantire l'adeguarsi di Israele alla legge umanitaria internazionale, come concretata in tale Convenzione.
 
Nulla di quanto sopra è stato preso in considerazione dalla Commissione della UE. Al contrario, questa procede con un potenziare le relazioni nell'anno stesso che marca il 60° anniversario della Nakba del 1948, ora ampiamente riconosciuta come la pulizia etnica intenzionale e sistematica di più di 750.000 palestinesi nati nella loro terra e l'inizio della spoliazione, della colonizzazione e dell'oppressione da parte di Israele del popolo palestinese, fenomeni questi che continuano tuttora.
 
Un movimento crescente della società civile internazionale, che ha sostenuto l'appello palestinese al Boicottaggio, al disinvestimento e alle sanzioni (BDS) contro Israele, muove i primi passi al fine che questo Stato sia riconosciuto responsabile dei proprî atti, e onde far pressione sui governi perché pongano in atto un embargo, e sanzioni.
 
In questo spirito, ci impegnamo ad aumentare la consapevolezza nel pubblico, a far azione di lobby e pressione su coloro che nella UE hanno il potere di decidere, per fermare il processo di potenziamento dell'accordo e per sospendere l'accordo di Associazione UE – Israele, fino a che detto Stato non si adegui agli standard internazionali circa la legge, i diritti umani e la giustizia:
 
1.      Ponendo termine all'occupazione e alla colonizzazione di tutti i terreni arabi e smantellando il Muro; 
2.      Riconoscendo i diritti basilari dei cittadini arabo-palestinesi di Israele ad una piena uguaglianza; e 
3.      Rispettando, proteggendo e promuovendo i diritti dei profughi palestinesi a tornare alle loro case ed alle loro proprietà, come stipulato nella risoluzione 194 dell'ONU.
 
L'aprile 2009 dovrebbe vedere, anziché un nuovo piano di azione comune nell'ambito dell'Accordo di associazione UE - Israele, un cancellare completamente l'Accordo medesimo.
 
I firmatari:
 
BNC - Palestinian Boycott, Divestment and Sanctions National Commitee (Comitato Nazionale Palestinese per il Boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni)
 
BNC è un'ampia coalizione delle più grandi organizzazioni di massa, sindacati, reti ed enti palestinesi, fra cui:
 
Consiglio delle forze nazionali e islamiche in Palestina 
Unione generale dei lavoratori palestinesi 
Federazione generale palestinese dei sindacati 
Rete delle ONG palestinesi (PNGO) 
Federazione di sindacati indipendenti 
Unione delle associazioni arabe basate su comunità (ITTIJAH) 
Coalizione palestinese per il diritto al ritorno 
Iniziativa per la Palestina e le Alture del Golan occupate 
Unione generale delle donne palestinesi 
Unione degli agricoltori palestinesi 
Campagna popolare palestinese contro il Muro dell'Apartheid 
Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) 
Comitato nazionale per commemorare la Nakba 
Coalizione civica per la difesa dei diritti palestinesi a Gerusalemme