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- osservatorio - europa - politica e società - 02-04-09 - n. 268
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura di CT del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Europa : Bolkestein, il ritorno
Durante una conferenza stampa, gli eurodeputati Francis Wurtz, Patrick Le Hyaric e Raquel Garrido hanno voluto segnalare il pericolo di deregolamentazione imminente dei servizi sociali in Europa.
di Frédéric Durand - L’Humanité
Dopo i settori dell’energia, delle telecomunicazioni, dei servizi postali e dei trasporti, è arrivato il momento che anche i servizi sociali si pieghino alle regole di concorrenza emanate da Bruxelles? Le dichiarazioni della Commissione Europea non cessano di preoccupare associazioni e Ong coinvolte. Questo perché gli appetiti del settore privato non si sono saziati a causa dell’esclusione, nel 2006, dei servizi sociali di interesse generale dal campo di applicazione della direttiva Bolkestein, che mirava alla liberalizzazione dell’intero settore dei servizi.
Un settore, quello dei servizi sociali, che assorbe circa 140 miliardi di euro all’anno e che la Commissione non si rassegna a lasciare nelle mani dei soli gestori pubblici. «É necessario ricordare in questo contesto che i servizi prodotti nel mercato interno europeo esclusi dal campo di applicazione della direttiva, rientrano comunque nel suo ambito di regole e principi» ha dichiarato la Commissione richiamando gli articoli dal 43 al 49 del trattato attuale integralmente ispirato al Trattato di Lisbona.
Insomma, i servizi sociali dovranno essere messi in concorrenza a rischio di mercificare un settore che la crisi rende ogni giorno più importante.
«Un problema potenzialmente esplosivo», per Francis Wurtz, eurodeputato comunista che ha tenuto ieri una conferenza stampa su questo tema, a fianco di Patrick Le Hyaric e Raquel Garrido, che guidano la lista del GUE alle elezioni europee.
Questa questione, «che la Commissione Europea, così come il Consiglio, tengono in sospeso da molti anni nonostante l’insistenza delle organizzazioni sindacali e delle Ong coinvolte, merita, per Francis Wurtz di essere oggi chiarita». L’insistenza della Commissione nel voler liberalizzare il settore sociale, in nome dei trattati comunitari e contro l'opposizione del Parlamento, produce i suoi effetti. Il deputato comunista espone, a titolo esemplificativo, il caso di un ente pubblico che si occupa di politiche abitative nei Paesi Bassi, condannato dalla Corte di giustizia europea a causa di un «errore evidente del servizio pubblico», poiché creerebbe concorrenza sleale verso il settore privato offrendo i suoi servizi non solo ai più bisognosi, ma anche a utenti più agiati. L’organizzazione olandese si è difesa sostenendo che tale modalità è volta ad evitare la formazione di ghetti e per promuovere la mescolanza sociale.
Pur partendo dall'esigenza di una profonda revisione dei trattati comunitari, J. Francis Wurtz, ritiene «impossibile non iniziare a far qualcosa». «È necessaria una direttiva che riconosca in pieno le caratteristiche specifiche dei servizi sociali quale attività di pubblico servizio, non a scopo di lucro», insiste il presidente della Sinistra unita europea (GUE-GVN). «Se ci risponderanno che questa direttiva, destinata a mettere al riparo dalla concorrenza i servizi sociali, non può essere emanata perché in contraddizione con gli attuali trattati, sarà l’occasione di aprire un acceso e serio dibattito sulla validità dei trattati comunitari», spiega Wurtz. Dal momento che la campagna per le elezioni europee sta per cominciare, «la bomba dei servizi sociali» potrà trovare un posto importante all’interno di questo dibattito».