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Rinnovo dell’Accordo di associazione Israele-Ue, Bruxelles non si ferma
 
Osservatorio Iraq, 2 aprile 2009
 
Gli ultimi gravi sviluppi in Palestina - dall’offensiva israeliana di gennaio, alla continuazione dell’assedio su Gaza, fino all’insediamento di un governo israeliano fortemente sbilanciato a destra – non sembrano mettere a rischio il rinnovo dell’Accordo di associazione tra Unione europea e Israele.
 
A sottolinearlo è Pierre Galand, ex senatore socialista belga e presidente del Forum Nord Sud.
 
In una nota inviata a ong e organi di stampa internazionali, Galand afferma che “nonostante la guerra e l'assedio israeliano contro Gaza, nonostante il fatto che l'ultimo consiglio dei ministri degli Esteri abbia bloccato l'avanzamento delle relazioni Israele-Ue, la Commissione europea continua per conto suo i preparativi per un nuovo piano d'azione con diversi capitoli che offrirà a Israele importanti vantaggi, rendendo più vicino l'ingresso definitivo di Israele nei programmi dell’Unione”.
 
Gli accordi tra le due parti verranno discussi nel corso di una serie di incontri previsti per il prossimo 18 maggio.
 
In vista di questo appuntamento – afferma Galand – la società civile europea deve attivarsi per “far pressione sull'attuale Parlamento europeo e sui candidati del prossimo Parlamento” e “continuare a chiedere la sospensione dell'Accordo di associazione in vigore dal primo giugno del 2000 e che si sta rinegoziando” facendo leva sul fatto che “Israele viola l'articolo 2 del Trattato di Barcellona, inerente il rispetto dei Diritti umani, e l'articolo 83 dell'Accordo di associazione, che proibisce l'esportazione verso l'Ue di merci prodotte nelle colonie israeliane in Palestina”.
 
Secondo Galand, in questa fase è quanto mai importante vigilare sui documenti della Commissione europea. Il rischio – spiega – è che nell’ambito dei nuovi accordi possano essere inserite “non solo le merci prodotte nelle colonie, ma anche accordi agricoli, economici, sanitari e scientifici che potrebbero includere, in tutto o in parte, direttamente o indirettamente, misure a favore delle colonie israeliane in Palestina”.
 
[c.m.m.]