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Traduzione dal portoghese per www.resistenze.org a cura di CT del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Intervento di Jerónimo de Sousa, Segretario Generale del PCP
 
Dichiarazione programmatica del PCP per le elezioni europee 
 
16/04/2009
 
Durante la presentazione pubblica della Dichiarazione programmatica del PCP per le elezioni europee, Jerónimo de Sousa ha affermato che i portoghesi «sono europei quando lottano contro la flexecurity e la direttiva sull’orario del lavoro, la privatizzazione dei servizi pubblici (solo per citarne alcune) e quando coordinano le loro lotte o esprimono la loro solidarietà verso i lavoratori e i popoli degli altri paesi europei».
 
Dichiarazione programmatica del PCP
 
La Dichiarazione programmatica che adesso rendiamo pubblica è un accordo politico solenne dei comunisti portoghesi con i lavoratori, il popolo e il paese. É un accordo dei candidati del PCP che nel quadro della CDU – Alleanza Democratica Unitaria, si assumono la responsabilità di difendere in sede europea gli interessi nazionali, in un’Europa che vorremmo fosse basata sulla cooperazione, retta dal rispetto per la volontà dei popoli e impegnata nella difesa dei valori di solidarietà, democrazia, pace e progresso sociale. 
 
Questa Dichiarazione, inoltre, più che un compromesso, è una chiara proposta politica alternativa agli attuali orientamenti di coloro che in Portogallo e a Bruxelles portano avanti una politica di destra e di integrazione europea contraria agli interessi dei lavoratori, del popolo e del Paese. Una Dichiarazione programmatica che per il progetto politico e per la concezione di Europa che porta con sé, rappresenta una rottura rispetto l’attuale modello di integrazione europea neoliberale, federalista e militarista al servizio del grande capitale e delle grandi potenze.
 
Né arti prodigiose né strumenti di occultamento delle responsabilità, sia da parte del PS [Partito Socialista] al governo, con la sua affrettata e illusoria svolta a sinistra, sia da parte del PSD [Partito Socialdemocratico] e del CDS [Centro Democratico Sociale] e l’annunciata rottura con le politiche di cui loro stessi sono sempre stati promotori, possono smentire tale situazione.
 
Come se non fosse evidente questa convergenza di posizioni e orientamenti caratterizzanti le politiche europee e nazionali del PS, PSD e CDS, assunti dai loro governi in Portogallo e dai loro rispettivi rappresentanti nelle istituzioni europee.
 
Al tempo della candidatura di Durão Barroso per la Commissione Europea simularono un tentativo di differenziazione, ma come per tutte le loro politiche, unite nello scopo elettoralistico, la candidatura di Vital Moreira [il candidato del Partito Socialista alle europee] non nasconde la migliore tradizione di questi partiti di promettere una cosa e farne un’altra.
 
Infatti, questa è la posizione conseguente di chi ha dato incondizionato appoggio al trattato di Lisbona, una versione rivista della defunta “costituzione europea”, parte centrale dell’attuale strategia di istituzionalizzazione dell’approccio neoliberale in Europa, di rafforzamento del potere delle grandi potenze con lo sviluppo del federalismo e del progetto di dominazione imperialista attraverso la militarizzazione dell’Unione Europea.
 
È la posizione conseguente anche di chi concepisce l’Europa come dominio intoccabile e indiscutibile dei potenti e dei loro agenti, dove la parola democrazia è pronunciata con facilità, ma calpestata nella pratica, come dimostra la grave mancanza di interesse per i risultati dei referendum di Francia, Olanda e Irlanda.
 
Il loro silenzio – quello del PS, ma anche del PSD – sulla negazione del diritto del popolo portoghese di pronunciarsi sul Trattato di Lisbona, ci dice molto sulla loro sintonia nelle politiche e negli orientamenti, che si è resa esplicita nella presidenza dell’Unione Europea del 2007. E se c’è qualcuno che si è distinto nella lotta contro il referendum sul Trattato di Lisbona, quel qualcuno è il primo candidato del PS, che si ricorda che i portoghesi sono europei solo quando si tratta di eleggere i deputati al Parlamento. Chiedono un voto acritico ma non vogliono sapere l’opinione del popolo portoghese!
 
È per questo che è giusto dire che coloro che non ascoltano i portoghesi, che violano i loro diritti, che sistematicamente non permettono loro di pronunciarsi sul futuro del Portogallo e sul modo in cui si inserisce in Europa, non meritano il voto dei portoghesi. Coloro che non chiedono ai portoghesi quale Europa vorrebbero, vogliono adesso che i portoghesi ripongano fiducia in loro. Ma non meritano questa fiducia!
 
Si ricordano adesso, il PS e il suo candidato, in ogni momento, che noi siamo europei. Considerano noi portoghesi come sudditi e non come cittadini con diritti e doveri, capaci di decidere, di stipulare accordi e scegliere il meglio per noi, per il paese e per l’Europa.
 
Ci ricordano adesso che siamo europei, nella speranza che dimentichiamo che siamo portoghesi, che abbiamo i nostri problemi specifici e i nostri interessi nazionali da difendere e nella speranza che dimentichiamo che l’Europa vive della diversità dei popoli e della loro libertà di scelta.
 
Al Partito Socialista e al suo candidato desideriamo dire: non tentate di dividere i portoghesi tra europei e non europei, non funziona. L’Europa non è un’invenzione ideologica del PS e del PSD e quindi non è un concetto di uso esclusivo! L’Europa è una realtà oggettiva, un’unione di popoli e di nazioni, ognuno con la sua storia, identità, realtà, cultura e libertà.
 
A quelli che di proposito gettano confusione tra il loro progetto di Unione Europea e il concetto di Europa, vogliamo ricordare che il Portogallo e i portoghesi sono stati, sono e saranno europei, indipendentemente dalle opinioni che hanno sull’attuale sistema di integrazione europea.
 
Sono stati europei quando con la Rivoluzione di Aprile – il cui 35° anniversario si festeggerà la prossima settimana – aprirono il Portogallo all’Europa e al mondo e posero fine all’isolamento a cui la dittatura fascista aveva costretto il Paese.
 
Sono stati europei quando con le conquiste della Rivoluzione avvicinarono i diritti sociali e il livello di vita dei lavoratori portoghesi a quelli degli altri paesi europei e contribuirono alla fine del colonialismo europeo nel continente africano.
 
Sono europei quando lottano contro i tentativi del PS, del PSD e del CDS/PP - e dei loro rispettivi partiti politici europei – di distruggere le conquiste del movimento operaio in Europa.
 
Sono europei quando lottano contro la flexecurity, la direttiva sull’orario di lavoro, la privatizzazione dei servizi pubblici, tra le molte altre giuste cause per cui combattono, e sono europei quando coordinano le loro lotte o esprimono la loro solidarietà verso i lavoratori e i popoli degli altri paesi dell’Europa.
Sono europei quando denunciano la connivenza dell’Unione europea con le occupazioni dell’Iraq e dell’Afghanistan, quando protestano contro l’ipocrisia di fronte al bagno di sangue provocato da Israele nella Striscia di Gaza o quando manifestano contro la militarizzazione o a favore dello scioglimento della NATO.
 
I portoghesi sono stati e sono europei quando hanno ricordato l’obbligo di rispetto della Costituzione della Repubblica, della sovranità nazionale e della democrazia e quando hanno chiesto di essere ascoltati attraverso un referendum sulla proposta del Trattato di Lisbona. Esigenza rifiutata dal PS e dal PSD, nonostante la promessa fatta prima delle elezioni.
 
Parlano semplicemente di noi come europei, ma la loro Europa, l’Unione Europea che difendono e concepiscono è quella dei grandi monopoli contraria agli interessi dei lavoratori e dei popoli. La loro Europa è quella delle grandi potenze, dei tavoli di decisione ristretti ed equidistanti, di coloro che controllano tutto ignorando le necessità di sviluppo e i diritti dei popoli. Questa in conclusione è la nostra Europa attuale.
 
L'Europa che vorremmo, invece, non è la loro Unione Europea della “Strategia di Lisbona”, della liberalizzazione e della privatizzazione dei servizi pubblici, della rigidità del Patto di Stabilità, del fondamentalismo monetarista della Banca Centrale Europea e della finanziarizzazione dell’economia.
 
La nostra Europa non è la loro Unione Europea basata sulla liberalizzazione selvaggia dei mercati, sulla regolazione al ribasso dei diritti del lavoro e sociali per accentuare lo sfruttamento, sulla flexecurity e sulla direttiva dell’orario di lavoro, sulle rovinose e distruttive politiche agricole e della pesca comunitarie.
 
Questa non è la nostra Europa, perché la nostra Europa non potrà mai essere costruita contro i popoli e i lavoratori. Ed è questo il motivo per cui la nostra Europa non è la loro Unione Europea, fortezza dei campi di detenzione per gli immigrati. Così come la nostra è quella della pace non della politica estera interventista, militarizzata e complice delle guerre imperialiste.
 
La nostra Europa non è l’Unione Europea di Sócrates, né delle forze politiche che lo sostengono, né della loro famiglia ideologica, e neppure di una certa sinistra federalista che cede con leggerezza a un prezzo bassissimo gli aspetti essenziali della sovranità per rafforzare il progetto di integrazione europea capitalista e imperialista delle grandi potenze e del capitale. 
 
La nostra Europa, è un’altra Europa – quella dei lavoratori e dei popoli – per cui lottiamo, e la nostra idea è ben definita qui nella nostra Dichiarazione Programmatica! Così come è chiarito nell’Appello Comune dei Partiti di Sinistra dei paesi dell’Unione Europea per le elezioni al Parlamento Europeo, il cui contenuto è reso oggi pubblico nella sua versione portoghese: l’Appello approvato lo scorso fine settimana in una riunione dei Partiti che si è svolta a Cipro e che è il risultato del processo iniziato nel febbraio scorso per volontà del PCP.
 
Appello che ribadisce la chiara volontà di cooperazione e convergenza dei suoi firmatari nel proseguire e sviluppare il lavoro realizzato dal Gruppo Confederale della Sinistra Unita Europea/Sinistra Verde Nordica per un altro orientamento dell’Unione Europea e di lavorare insieme per costruire un’Europa dei popoli, di giustizia sociale, solidarietà e pace. Appello di cui il PCP è stato tra i primi firmatari con altri 12 partiti comunisti e progressisti dell’Unione Europea, e che sta raccogliendo l’adesione di tutte le forze progressiste e di sinistra che vogliono unirsi.
 
Il Programma del PCP poggia sulla ferma convinzione che l’orientamento attuale che sta prendendo l’Unione Europea non è inevitabile. I tentativi di presentare semplici operazioni di facciata come cambiamenti di paradigma nella costruzione europea, come fanno i principali responsabili della crisi del capitalismo – le forze conservatrici e socialdemocratiche – sono messe a confronto non solo con il progetto e le proposte veramente alternative qui presentate, ma anche con la lotta dei lavoratori e dei popoli.
 
La situazione di crisi internazionale alla quale si è giunti – frutto delle politiche neoliberali dell’Unione Europea, raccolte nei Trattati e nella “Strategia di Lisbona” – in particolare la crisi economica, che colpisce in modo drammatico la vita dei lavoratori e della popolazione attiva del nostro paese, degli agricoltori, dei pescatori, dei micro, piccoli e medi commercianti e industriali, rende urgente la necessità di un altro orientamento della politica nazionale e europea.
 
La risposta dell’Unione Europea alla crisi, le sue misure di ripresa dichiarate e attuate dalla maggior parte dei governi non solo non sono in grado di dare risposta ai problemi e alla crisi, ma sono strumentalizzate con l’obiettivo di sostenere e legittimare un nuovo avanzamento nel processo di integrazione e concentrazione del potere politico a livello europeo e con il tentativo di imporre il contestato trattato di Lisbona.
 
Ed è per questo che non è esagerato affermare che la crisi del capitalismo, che continua a aggravarsi, è anche la crisi dei fondamenti della stessa Unione Europea. Una Unione Europea che non solo non si è dimostrata uno scudo contro gli effetti della globalizzazione capitalistica neo-liberale, ma si è rivelata suo strumento e parte integrante.
 
È sempre più manifesta l’utilizzo della crisi come pretesto per la concentrazione del potere economico, per aumentare la liberalizzazione dei mercati e il consolidamento del governo delle grandi potenze. Questa tendenza è stata evidente nelle proposte dell’Unione presentate al G20 di Londra, le quali insistevano nella liberalizzazione del commercio e dei servizi nel mondo e puntavano alla militarizzazione europea ribadita in occasione del recente vertice NATO.
 
Alla profonda crisi sistemica e strutturale del capitalismo l’Unione Europea risponde anche con la radicalizzazione della sua natura neoliberale, federalista e militarista attuando una strategia di “fuga in avanti”.
 
Strategia che, in Portogallo, le candidature di Sócrates e Vital hanno chiaramente già assunto con il pretesto di una maggiore e migliore regolazione e di un falso distacco dal neoliberalismo. Più regolazione e più integrazione, tralasciando la natura delle politiche che stanno all’origine della crisi, è la proposta di coloro che richiamandosi al cambiamento di qualche aspetto, vogliono mantenere lo status quo e pertanto prolungare e rendere più dolorosa questa crisi.
 
Una crisi che in Portogallo è l’effetto sia delle politiche di destra dei governi del PS, PSD e CSD, sia degli assi portanti dell’attuale processo di integrazione europea. L’ampiezza e le conseguenze della crisi per il Paese sono confermate anche dalle tetre previsioni per il 2009 del Banco de Portugal, che prospetta una profonda recessione economica in Portogallo per l’anno in corso, un drammatico aumento della disoccupazione e un peggioramento delle condizioni di povertà ed esclusione sociale.
 
La gravità della situazione mostra il carattere strutturale della crisi portoghese. È la prova della fragilità e dipendenza a cui le precedenti politiche hanno condotto il paese. Il Portogallo rappresenta un buon esempio del fallimento del neoliberismo così come è prova dell’insuccesso delle misure basate sull’appoggio al sistema finanziario per contrastare la crisi .
Quelle politiche sono state il collante a un processo di integrazione europea che, in questi ultimi 23 anni di adesione, ha reso subalterno l’interesse nazionale e ha contribuito ad ampliare e accentuare i problemi dei lavoratori e le difficoltà del paese. 
 
Più di trent’anni di politiche di destra, di ripresa dei monopoli e di progressivo attacco ai diritti del lavoro e sociali previsti nella Costituzione della Repubblica Portoghese, in una linea di “resa dei conti” con le conquiste della Rivoluzione di Aprile, non possono essere disgiunti dal processo di integrazione del Portogallo nella CEE/EU. È per questo che la vera risposta alla crisi che il Portogallo si trova a fronteggiare richiede di sconfiggere la politica di destra del PS che ha aggravato e ampliato tutti i problemi nazionali. È per questo che in Portogallo e in Europa la CDU fa la differenza! 
 
E' in questo contesto che il voto per la CDU, che contrasta coloro che a Lisbona, Bruxelles e Strasburgo, realizzano, difendono e alimentano l’attuale modello di integrazione europea, è la migliore arma per i portoghesi per promuovere il cambiamento e la speranza in una vita migliore.
 
Un voto che difende gli interessi nazionali, che non rinuncia a una posizione sovrana del popolo portoghese e non si sottomette a essere governato da Bruxelles e dalle sue imposizioni pregiudiziali verso il paese e i suoi lavoratori .
 
Un voto che difende un’Europa di cooperazione tra Stati eguali e sovrani e non accetta la parte di paese subalterno alle grandi potenze. Un voto a chi ha finora svolto un lavoro senza confronto nel Parlamento Europeo e in Portogallo, sia in termini di quantità che di qualità.
 
Un voto che concretizza il rifiuto ai privilegi e premia l'impegno e la coerenza. Un voto conseguente alla protesta, perché il voto alla CDU è un voto che si proietta al di là delle elezioni, che conta per le lotte future contro le ingiustizie, dà forza all’esigenza di rottura con la politica di destra e propone una nuova alternativa.
 
Il voto più sicuro e coerente per vincere la politica di destra.
 
Il portoghesi hanno da oggi più elementi a disposizione per decidere di conseguenza il loro voto alle elezioni europee, sulla base dell’analisi delle politiche e non della finalizzazione della politica. I due documenti che oggi abbiamo reso pubblici sono, come ho già detto, un accordo con il nostro popolo. Ma non è un accordo unilaterale. Sarà tanto più concreto quanto maggiori e forti saranno le lotte dei lavoratori e del popolo portoghese e quanto più peso il PCP e la CDU riusciranno a conquistare nel Parlamento Europeo.
 
Il PCP si propone con questa Dichiarazione programmatica di continuare a dare impulso a un vasto movimento di opinione, informazione e lotta per un Portogallo con un futuro nel segno delle idee e delle conquiste della Rivoluzione di Aprile. Nel farlo, il PCP è convinto di agire nella difesa degli interessi e delle aspirazioni di tutti i lavoratori e popoli del continente europeo, in difesa della pace, della cooperazione e di amicizia tra i popoli e tra paesi liberi!