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- osservatorio - europa - politica e società - 16-05-09 - n. 274
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Conferenza stampa sulle elezioni per il Parlamento europeo
L'Unione Europea è il gendarme dei profitti dei monopoli
Intervento di apertura della Segretaria Generale del KKE Aleka Papariga
30/03/2009
"A nostro parere l'Unione Europea merita un solo appellativo: è il gendarme europeo del profitto e dei monopoli in tutta Europa e in ciascuna nazione aderente. La UE concretizza la cooperazione tra i paesi per coordinare gli interessi della borghesia, dei monopoli che da basi nazionali estendono la loro attività in tutta Europa e al di fuori di essa", ha sottolineato la Segretaria Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia (KKE), Aleka Papariga, in una conferenza stampa del 30 marzo sulle elezioni per il Parlamento europeo. Nel seguito, il testo integrale dell'intervento:
"Alcuni mesi orsono, il Comitato Centrale ha pubblicato la Dichiarazione relativa alle elezioni europee. Tuttavia, quel testo ha dovuto essere aggiornato, perché nel frattempo è scoppiata la crisi. Il testo finale è stato pubblicato come supplemento di «Rizospastis» il 29/03/2009. La Dichiarazione Elettorale non si esaurisce nella valutazione o revisione degli sviluppi, o nell'illustrazione delle posizioni del KKE. Comprende anche obiettivi specifici e fronti di lotta, la posizione del Partito su questioni di carattere generale che, possiamo dire, incidono sull'approccio di temi particolari. Pertanto, chi leggerà la Dichiarazione può assumere nel contempo la visione globale e quella specifica sugli obiettivi e le proposte del KKE per la classe operaia e gli altri strati popolari. Vorrei sottolineare alcune questioni di carattere generale, perché determinano la nostra posizione sulle questioni specifiche di maggior rilievo. Le elezioni per il Parlamento Europeo dovrebbero essere considerate come indissolubilmente legate alla crisi in Europa e in Grecia. Soprattutto ora, che la crisi colpisce l'Europa e la Grecia, il KKE deve essere più forte che mai nel movimento, nella lotta, nella prova del voto. Il Partito è saldo, esperto e sperimentato a livello nazionale ed europeo.
La classe operaia non deve sacrificarsi alla crisi
Ognuno di noi deve essere consapevole che, nonostante ciò che ci viene ripetuto, è dimostrato che la UE non può evitare la crisi, né raggiungere quella cooperazione nello sviluppo e tra i popoli che consenta un elevamento del tenore di vita. E ancor di più, la UE non può garantire la pace, la democrazia, lo sviluppo culturale – utile anch'esso a migliorare lo standard di vita – la sicurezza per il presente e la certezza per il futuro.
Non vi è scampo alla crisi per il popolo in una Grecia dove dominano i monopoli e il capitale o, in generale, nell'Europa dei monopoli. Altri partiti e i governi degli Stati membri dell'Unione Europea sostengono come vi sia una via d'uscita dalla crisi che salvaguardi al contempo gli interessi dei capitalisti e quelli dei lavoratori. Questo non è realistico. Realistica è la posizione del KKE: i lavoratori non devono sacrificarsi per la crisi, nel quadro dell'Unione Europea non c'è soluzione in favore dei lavoratori. Per una via d'uscita, è necessario un fronte di lotta in favore della classe operaia e il popolo, sia nelle singole nazioni che a livello europeo. I popoli devono opporsi alla UE e ai governi nazionali, anche a quelli liberali o socialdemocratici o del cosiddetto centro-sinistra.
A nostro parere l'Unione Europea merita un solo appellativo: è il gendarme europeo del profitto e dei monopoli in tutta Europa e in ciascuna nazione aderente. La UE concretizza la cooperazione tra i paesi per coordinare gli interessi della borghesia, dei monopoli che da basi nazionali estendono la loro attività in tutta Europa e al di fuori di essa. Coloro che assumono tale prospettiva, che intendono combattere la UE e condannarla, coloro che credono che la Grecia non abbia futuro in essa e indicano la rottura e il disimpegno, dovrebbero appoggiare il KKE. Dovrebbero punire ND [Nuova Democrazia, centro destra] e PASOK [socialdemocratici] e non aver fiducia in quei partiti che esprimono una critica moderata verso l'Unione Europea, come SYRIZA [coalizione di sinistra, ecologista], che si limitano a usare una fraseologia di sinistra quando il movimento si risveglia e sostengono pienamente la UE, quando invece il movimento è in declino o il malcontento popolare è contenuto. Lo stesso atteggiamento dovrebbero riservare alle posizioni conservatrici di LAOS [destra ultraconservatrice], che rifiuta qualsiasi misura, o tassazione sulle società o ipotesi di riduzione dei profitti. LAOS è un partito razzista e nazionalista che rappresenta il passato.
Il principale criterio di discernimento dovrebbe essere la posizione dei partiti riguardo il Trattato di Maastricht
I lavoratori non devono guardare al Trattato di Maastricht come a un tema che appartiene al passato, né pensare che discuterne ci riporti indietro nel tempo al 1992. La situazione attuale in tutta Europa non è semplicemente una conseguenza del Trattato di Maastricht, è il Trattato di Maastricht stesso. Tutti i Trattati che si sono susseguiti ne discendono esplicitandone le linee guida. Consentitemi di ricordare che il KKE è stato l'unico partito che, in dure condizioni, è andato controcorrente: siamo orgogliosi di aver votato contro il Trattato di Maastricht. Nel luglio 1992, il Parlamento greco ha ratificato il Trattato di Maastricht che ha istituito i cardini dell'organizzazione del mercato comune. I confini interni della UE sono stati aboliti. Tuttavia, sono stati aboliti solo a parole, solo a favore del capitale e dei profitti dei monopoli. Sono state istituite le "quattro libertà" utili al capitale: la libera circolazione della forza lavoro, dei servizi, delle merci e dei capitali.. La rivalità tra la borghesia francese, tedesca e inglese continua a esistere.
Cosa dicevano i rappresentanti di ND, PASOK e Synaspismos [ora in coalizione con altri pezzi di sinistra in SYRIZA] di allora? Kostas Mitsotakis, che era all'epoca Primo Ministro, aveva dichiarato: "Torno felice e orgoglioso. A Maastricht abbiamo ottenuto ciò che volevamo. In primo luogo, la sicurezza garantita dall'unità politica dell'Europa e la nostra partecipazione alla UE, che abbiamo raggiunto nonostante molte resistenze".
Il Popolo della Jugoslavia può ben rispondere! Quando parliamo di sicurezza, intendiamo sicurezza in generale, non sicurezza di alcuni paesi. E, naturalmente, intendiamo la sicurezza delle persone che dovrebbero esser messe al riparo dalla disoccupazione, dalla povertà, dal degrado dei loro diritti e del loro tenore di vita.
Andreas Papandreou, presidente di PASOK, dall'opposizione affermava: "il PASOK voterà a favore della ratifica del Trattato di Maastricht anche se i suoi obiettivi rappresentano la visione della Banca Europea. Tuttavia, voteremo per il Trattato di Maastricht ". In altre parole, lanciamo critiche per gettare polvere negli occhi ma poi si vota il Trattato!
La posizione di Synaspismos era simile. Ma vediamo cosa dice oggi il Presidente di Synaspismos: "La cosa importante per noi allora (quando Synaspismos aveva votato per il Trattato di Maastricht) era scegliere se dovessimo esprimerci del tutto a sfavore dell'unificazione e dell'integrazione europea, o se dovevamo accondiscendere all'integrazione in Europa, criticando il modo in cui avveniva. Abbiamo scelto la seconda strada".
Votare a favore per poi lanciare delle critiche, sperando di ottenere un giudizio indulgente, è la strada più facile! In verità sia ND che PASOK hanno contribuito e partecipato attivamente a tutte le decisioni dell'Unione Europea.
Occorre fare il massimo della chiarezza su questo punto: la UE non può imporre autonomamente una politica, essa è frutto obbligatoriamente di accordi.
Aggiungiamo anche che la UE non rappresenta solo un mercato comune, ma c'è anche la questione militarista: l'esercito europeo è il pilastro europeo della NATO. Questo è un nodo cruciale. ND e PASOK, dal governo o dall'opposizione, concordano nella costituzione e nel rafforzamento del partenariato per la "difesa". SYN ha offerto un sostegno sostanziale all'Esercito Europeo dal primo momento. Secondo Synaspismos "la costituzione di un Esercito Europeo è importante se connessa alla prospettiva di integrazione politica e di indipendenza d'Europa".
Indipendenza e integrazione politica dell’Europa. Indipendenza da cosa? Dagli Stati Uniti. Ma l'Unione Europea è già indipendente dagli Stati Uniti! Tuttavia, non è ideologicamente e politicamente indipendente dall'imperialismo. Ma questo è un altro problema. A quale scopo allora un Esercito Europeo? Per contrastare gli Stati Uniti in una guerra commerciale?
L'Esercito Europeo serve per l'integrazione politica. E' chiaro il disegno imperialista. Ed è un pilastro europeo della NATO. L'Unione Europea afferma che: "non è sempre necessario l'intervento della NATO, noi possiamo arrivare dove non può andare la NATO". Siamo testimoni di questa veste della UE e non entriamo nei particolari.
Crediamo che i contenuti della battaglia per le elezioni al Parlamento europeo siano gli stessi delle elezioni nazionali. C'è una differenza tra le due battaglie? Sì, c'è, ma non è determinante. La prima battaglia porta all'elezione del Parlamento nazionale, la seconda all'elezione del Parlamento europeo. In entrambi i casi, occorre condannare la politica europeista. Anche nelle elezioni nazionali serve la medesima condanna. ND e PASOK sono da condannare, allo stesso modo i partiti che provano a rendere la coscienza popolare più conservatrice o impediscono la sua radicalizzazione, non dovrebbero essere considerati come un'alternativa.
L'UE è un'alleanza rapace
La condanna della UE è una "strada a senso unico". Alcuni miti sono stati disvelati nel corso degli ultimi anni. Fino a qualche anno fa, si poteva spiegare la fiducia nella UE con alcune false promesse e leggende. Oggi come oggi, non ci sono scuse. La UE è una "strada a senso unico" per gli interessi della plutocrazia degli Stati membri e i partiti che la servono. Il disimpegno della Grecia nell'Unione Europea creerebbe seri problemi per il capitale greco, le cui armi sarebbero spuntate senza la legalizzazione e il sostegno della UE. E' questa una via a senso unico dell'interesse, diversa da quella del popolo.
La nostra prospettiva in cui la Grecia e il popolo greco possano trovare la propria strada attraverso la lotta, a partire dalla disobbedienza e l'indisciplina fino alla sostanziale rottura con la stessa UE, è realistica. Riteniamo che la cooperazione in Europa, sarà utile solo quando non ci sarà plutocrazia nella maggior parte o, meglio, in tutti i paesi aderenti. Solo in un'Europa socialista, potremo parlare di cooperazione, in un'Europa dove i popoli si uniscano volontariamente e non con la forza delle armi e dei miti dei fondi europei. Perché questa Europa servirà gli interessi dei popoli e non quelli alcuni pacchetti azionari.
L'UE non è una confraternita, ma un'alleanza rapace. La Comunità Economica Europea è stata fondata da forze che si sono riunite in nome del contrasto, della lotta, dell'odio verso il sistema socialista. Oggi sono unite per accrescere lo sfruttamento dei popoli e rafforzare l'Unione Europea a spese dei popoli, per rivendicare la loro parte al di fuori dell'Europa, in America Latina e altrove, contro gli Stati Uniti, ma anche a livello regionale.
L'UE è una confraternita solo quando prende decisioni comuni contro i popoli. Per esempio, adesso, nel contesto di crisi, la Francia litiga con la Germania, la Germania va a braccetto con la Russia e la Gran Bretagna "strizza l'occhio" agli Stati Uniti. Nel frattempo gli ex paesi socialisti, che avevano implorato di entrare nell'Unione Europea, ora cercano il sostegno degli Stati Uniti per ottenere maggiori fondi per i loro uomini d'affari, per la loro classe.
E' un mito che i fondi comunitari abbiano salvato la Grecia. Se la Grecia non fosse impegnata nella UE, se avessimo una Grecia del potere popolare, del potere operaio, con un'economia e un'organizzazione sociale idonea a soddisfare i bisogni umani e non i profitti, la ricchezza che sicuramente sarebbe stata prodotta apparterrebbe al popolo.
Indisciplina e disobbedienza
Naturalmente, ci si può chiedere se sia possibile per la Grecia essere autosufficiente. Crediamo che questo non sia possibile, non in questo mondo. In ogni caso, la Grecia potrebbe lottare per relazioni eque e reciproche con gli altri paesi, sfruttando le contraddizioni tra i paesi capitalisti e avvantaggiandosi dei risultati positivi che, gradualmente e progressivamente, venissero dall'Europa e dal resto del mondo, perché la Grecia non sarebbe l'unico paese in contrasto con l'Unione Europea. Scontri, più o meno profondi, si svilupperanno nel corso dei prossimi anni in Europa e fuori dall'Europa, i secondi tanto più difficoltosi per la UE quanto più vantaggiosi per il popolo greco.
Questo è il fattore principale che cercheremo di mettere in chiaro durante la campagna elettorale. Eccone due esempi.
Primo: le sovvenzioni agli agricoltori, che hanno effetti di breve durata, concesse al fine di far cedere alle industrie i loro prodotti ad un basso prezzo .
Prendiamo come secondo esempio tutti quei famosi programmi di inserimento lavorativo in impieghi socialmente utili. Le persone sono occupate in questi programmi con i fondi dell'Unione Europea, e quando i fondi sono finiti, la responsabilità passa agli enti locali che non hanno i fondi e quindi non pagano i salari.
Rivolgiamo quindi il nostro appello, anche a chi non concorda con noi sul potere popolare e l'economia collettiva. È sufficiente mostrare il proprio desiderio di riscatto. Non è necessario essere d'accordo con noi su tutto, non possiamo modificare le persone. Possiamo accordarci su una piattaforma minima di lotta e disobbedienza.
Un ultimo esempio: cosa succederà con l'aumento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne? Ciò che sta accadendo è ripugnante. ND e PASOK, i loro portavoce di GSEE (Confederazione generale dei lavoratori greci) e ADEDY (Sindacato della Funzione Pubblica) cercano affannosamente vie d'uscita legali. Ma questo è un problema legato alla politica, alla lotta di classe e alla società. La tendenza generale è di raggiungere gradualmente i limiti di età di 65, 67, 71 anni. Ciò non ha nulla a che fare con la parità tra i due sessi. Al contrario, questa parificazione tra i due sessi costituisce un'indicazione della disuguaglianza. Vi sono motivi biologici e sociali che lo vietano. La diminuzione dell'età pensionabile per gli uomini e le donne è una cosa diversa. In un sistema socialista dovrà essere contemplata una differenza tra uomini e donne.
Inoltre, loro promuovono i Fondi occupazionali [gestiti dalle parti sociali e basati sulla capitalizzazione, ndr], il secondo pilastro del sistema pensionistico in gran parte privatizzato, accanto al primo pilastro [obbligatorio] della pensione assistenziale dello Stato, da dove i lavoratori recupereranno le pensioni. Il secondo pilastro abolisce a tutti gli effetti i fondi ausiliari [che fanno parte del primo pilastro]. Solo quelli che saranno in grado di accedere al terzo pilastro, quello delle assicurazioni private, lo faranno.
Cerchiamo di non imbrogliare il popolo. Indisciplina e disobbedienza, in modo che queste misure non vengano applicate. Questo è ciò che diciamo. E questo è più realistico che dire che bisogna ubbidire e trovare escamotage per guadagnare tempo. E infine, questo è ciò che PASOK sostiene, che i diritti delle persone, specialmente chi è vicino alla pensione, non saranno colpiti. Naturalmente PASOK, dicendo così, cerca di eludere l'ammissione che il limite generale di età per tutti sarà d'ora in avanti di 65 anni. Credo che la nostra posizione sia chiara e che sia condivisibile dal popolo. Le nostre posizioni, che costituiscono le nostre armi, saranno ampiamente discusse fino alle elezioni.