www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e società - 27-05-09 - n. 275

Dal Partito del lavoro del Belgio in www.ptb.be/hebdomadaire/article/cest-la-faute-a-leurope-ils-ont-la-memoire-courte.html
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura di CT del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
È colpa dell’Europa…sciocchezze!
 
di Jo Cottenier
 
12/05/2009
 
Il 7 giugno, decideremo se preferiamo un’Europa come organo superiore preso a pretesto per lo smantellamento dei servizi pubblici dei nostri Stati o, al contrario, un’Europa sociale che assicuri la qualità dei servizi pubblici di tutti i paesi membri.
 
Un servizio pubblico, ribattezzato di interesse generale…
 
Le parole del potere non sono prive di intento. Questo cambiamento di etichetta ha infatti un duplice obiettivo: portare il servizio pubblico alla stregua di un’impresa classica al fine di applicargli le leggi di mercato e le regole di concorrenza. Eliminare l’aspetto "pubblico", significa accettare che il servizio possa essere gestito dal settore privato. E il privato, non si preoccupa del vostro benessere…
 
… o un servizio pubblico protetto
 
Questo implica la formulazione di una direttiva quadro che riconosca il ruolo specifico del servizio pubblico. Deve escludere totalmente dalla sfera della concorrenza i servizi sociali, la sanità, l’educazione, l’insegnamento, la cultura, la ricerca scientifica e la difesa dell’ambiente (qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo). La direttiva in preparazione che prevede la liberalizzazione dei servizi sociali deve essere annullata.
 
Fine del monopolio pubblico…
 
Si tratta di destabilizzare il monopolio delle imprese di Stato introducendo il concetto di concorrenza sleale. Il grande sconvolgimento è stato prima predisposto nel settore delle telecomunicazioni. Alcuni operatori privati hanno attaccato le TT e altri operatori nazionali e hanno ottenuto l’appoggio di organismi europei per introdursi in certi settori "protetti", come il mercato dei tratti di linea terminale [ultimo miglio]. Una volta che il verme entra nel frutto, intacca tutti i settori. Il settore privato incalza: è necessario liberalizzare i mercati.
 
…o una banca pubblica europea sociale
 
Invece di utilizzare il denaro dei contribuenti per salvare le banche private e renderle ancora più grandi e forti, è essenziale creare una banca pubblica europea. Una banca veramente pubblica non può essere quotata in borsa, deve rispettare un codice di investimento, non può dipendere dai grandi azionisti, deve essere trasparente e interamente sotto il controllo pubblico e utilizzare i suoi investimenti per sostenere progetti sociali per un’economia sostenibile.
 
Divieto di sussidi alle imprese pubbliche …
 
È questo lo scopo della direttiva sulla "trasparenza" del 1980 che vieta i sussidi incrociati, ossia la pratica di finanziamento di un settore deficitario grazie ai contributi di un settore non deficitario. È una pratica corrente in un servizio pubblico poiché ci sono spesso dei compiti sociali non profit da adempiere. Nel 1985, la direttiva sulla trasparenza è stata estesa ai settori delle telecomunicazioni, dei trasporti, della posta, della distribuzione dell’acqua e dell’elettricità. La direttiva obbliga a dividere la contabilità per sotto-settori, per distinguere e preparare la privatizzazione dei settori più redditizi. Per esempio la ferrovia rimane pubblica, a essere privatizzato è il trasporto merci. Questo obbliga a forti tagli nei settori non redditizi, quelli in cui l’interesse sociale è più grande. Per esempio, il trasporto dei passeggeri. Quando razionalizzato al massimo un servizio diventa interessante per il settore privato.
 
Fine del settore pubblico...
 
Una serie di direttive prevedono la liberalizzazione sistematica dei diversi settori pubblici: nel 1990 le telecomunicazioni, nel 1991 le ferrovie, nel 1996 l’elettricità, nel 1997 la posta, nel 1998 il gas naturale. Altri tenteranno, come è già successo per esempio nel 2002 e nel 2008, la liberalizzazione progressiva del servizio postale, e continueranno se non troveranno la nostra opposizione.
 
… o stop alle privatizzazioni
 
Nella prospettiva di una rinazionalizzazione, un’interruzione immediata e una moratoria per le privatizzazioni in corso è quanto mai opportuna. Per limitare i danni nei settori in corso di privatizzazione, come il settore della posta, leggi nazionali di nuova emanazione possono imporre delle condizioni severe agli operatori privati. Essi devono rispettare il servizio universale, ossia una distribuzione di cinque giorni a settimana su tutto il territorio, le condizioni salariali e i contratti in vigore per il settore.
 
Europa: come i grandi partiti hanno fatto dell’Europa una macchina per la privatizzazione
 
Nella fase di smantellamento europeo dei servizi pubblici, quando rimprovereremo ai nostri governi la loro responsabilità, diventerà inevitabile questo ritornello: «È l’Europa che ci obbliga, non abbiamo scelta». Per tutti i colpi bassi, ci riservano la stessa solfa. Ma l’Europa, che cos’è se non il prolungamento dei partiti che governano nei nostri paesi? L'Europa è caratterizzata da tre grandi famiglie politiche: partiti cristiano-democratici, partiti socialisti, partiti liberali.
 
Al Parlamento europeo, niente passa senza l’appoggio almeno parziale delle tre grandi fazioni. Su 785 deputati, la parte cristiano-democratica (PPE) ne conta 288, quella socialista (PSE) 217 e quella liberale 100. I cristiano-democratici e i liberali insieme non hanno una maggioranza sufficiente.
 
L’organismo supremo di decisione, il Consiglio, è composto dai presidenti e dai capi di stato. È quindi sempre una copia dei rapporti di forza presenti a livello nazionale. Quando è stata delineata la strategia di Lisbona nel 2000, 11 dei 15 governi avevano una matrice socialdemocratica.
 
Nella Commissione, che è la sola ad avere il diritto all’iniziativa legislativa, ci sono solo rappresentanti delle tre grandi famiglie politiche succitate. Gli ultimi cinque commissari chiamati per il Belgio erano: Etienne Davignon (Centre democratique Humaniste, CDH), Willy DeClerq (Democratici e Liberali Fiamminghi, VLD), Karel Van Miert (Partito europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori, SPa), Philippe Busquin (Partito socialista, PS) e Louis Michel (Movimento riformatore, MR).
 
Quando si parla della privatizzazione dei servizi e delle imprese pubbliche, orchestrata dall’Europa, la responsabilità delle tre famiglie è completa, condivisa e incontestabile.