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- osservatorio - europa - politica e società - 07-06-09 - n. 277
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
La guerra e la lotta contro il terrorismo sono due fattori chiave per il processo di accumulazione economica del progetto imperialista dell’Unione Europea.
L’imperialismo europeo schiera la sua marina nell’Oceano Indiano, dalla Somalia alle Seychelles, nel quadro della sua strategia di furto e saccheggio del continente africano.
Allo stesso tempo, la Francia ha aperto la sua prima base militare in un paese distinto dai suoi ex possedimenti coloniali. Ad Abu Dhabi, Sarkozy ha recentemente inaugurato una base militare, navale, aerea e terrestre, che secondo quanto dice servirà a difendere il paese dall’Iran.
Nell’Oceano Indiano la flotta dei pescherecci baschi fa razzia delle risorse ittiche somale, senza corrispondere alcun tipo di prestazione economica. Inoltre, questo mare è usato da molti paesi dell'Unione Europea per lo smaltimento di ogni tipo di rifiuti, inquinando ulteriormente le loro acque.
La Spagna, con il governo Zapatero, si colloca anch’essa in questa logica di invasione e saccheggio. Il Parlamento spagnolo si è espresso, con un’ampia convergenza, per l’invio di un contingente militare nelle acque dell’Oceano Indiano, potendo contare anche sul voto favorevole di Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), che sembra aver ben chiaro il diritto all’autodeterminazione del popolo catalano, salvo non riconoscere al popolo somalo lo stesso diritto di sovranità sulle proprie risorse.
Per un pretesto o per l’altro, la realtà è che l'Unione Europea e i governi dei suoi paesi membri, fanno sostanzialmente ricorso alla forza militare per tentare di mantenere in piedi il processo di accumulazione capitalistico. La partecipazione a qualsiasi missione militare viola la sovranità dei popoli e il diritto internazionale fino ad ora esistenti.
In questo senso la Francia, come ex potenza coloniale, dirige le truppe di occupazione in Libano, Zapatero invia militari a sostenere il colpo di stato militare ad Haiti, i diversi paesi dell’UE partecipano in Congo al conflitto per il coltan e le altre risorse minerali, la Spagna, con tutti i suoi governi e, in particolare, con la monarchia, consente e tollera ogni tipo di crimine, tortura e rapimento nei confronti del popolo Sahrawi, ecc.
Su un altro piano “la lotta contro il terrorismo" diventa il pretesto per creare uno stato poliziesco votato allo spionaggio universale su tutta la popolazione dell'Unione Europea. Tutte le comunicazioni sono registrate, la video sorveglianza invade le città, si adottano leggi sempre più restrittive dei diritti individuali e collettivi (legge contro il terrorismo e legge dei partiti), la polizia agisce nella totale impunità e la tortura è parte delle normali modalità di raccolta delle informazioni. L'obiettivo finale di questo stato di terrore non è altro che cercare di contenere le aspirazioni di emancipazione della classe operaia. Con la copertura della "lotta al terrorismo" ottengono l'accettazione sociale dell’uso della violenza, che altrimenti sarebbe più complicata.
Questo è il vero volto della dittatura del capitale.
Il capitalismo europeo, nel prossimo futuro, non avrà altra strada che aumentare tutto questo ricorso alla violenza per cercare di salvare se stesso. Ma questa violenza, e le altre esercitate dal sistema capitalista, porteranno ad un allargamento delle lotte delle masse fino alla sua distruzione e liquidazione storica.
Il PCPE si pone all’avanguardia di questo processo, denunciando la natura dittatoriale della UE e fa appello alle masse operaie e popolari per la costruzione di una lotta di massa generalizzata contro l'Europa del capitale e della guerra. [...]