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Record nell'Unione europea: 80 milioni di lavoratori sottoccupati o disoccupati, un terzo degli attivi
 
Solidarite Internationale PCF | solidarite-internationale-pcf.over-blog.net
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documetazione Popolare 
 
25/04/2013 
 
Gli ultimi dati dell'indagine Eurostat mostrano che nel 2012, 43 milioni di persone lavorano a tempo parziale nell'Unione europea, a cui si aggiungono 26 milioni di disoccupati e 11 milioni di persone in età attiva, ma senza lavoro.
 
Il numero di lavoratori part-time è in costante aumento dall'inizio della crisi: dal 18,5% della forza lavoro europea del 2008 al 21,4% del 2012.
 
Con lo sviluppo della cosiddetta "flexicurity" nella UE, il lavoro a tempo parziale assurge a standard.
 
Rappresenta all'incirca un quarto dei posti di lavoro in Belgio e in Danimarca (25,7%), in Germania (26,5%), in Irlanda (23,9%), in Austria (25,5%), nel Regno Unito (27%) e in Svezia (26,5%). I Paesi Bassi hanno il primato di questa forma di precarietà, con un part-time su due (49,8%).
 
I posti di lavoro a tempo parziale rappresentano il 18% dei posti di lavoro in Francia.
 
A livello europeo, un lavoratore a tempo parziale su quattro vorrebbe lavorare di più. Questa percentuale è al 24,7% in Francia, il 33,6% in Irlanda, il 42,8% in Portogallo. I lavoratori in questa condizione sono la maggioranza a Cipro (50,4%), in Spagna (54,6%) e in Grecia (66%).
 
Avere un posto di lavoro è sempre meno un fattore per uscire dalla povertà o dalla precarietà.
 
Un'indagine dell'Istituto tedesco di statistica, Destatis, dimostrava nell'agosto dello scorso anno che il 20% dei lavoratori tedeschi erano poveri, vittime di contratti di lavoro precario (a tempo parziale, a tempo determinato, mini-jobs). Questa cifra tende ad aumentare.
 
Anche Danimarca e Svezia conoscono questo nuovo fenomeno di "lavoratori poveri", a causa della recente liberalizzazione del mercato del lavoro. Il tasso di lavoratori poveri è aumentato dal 5 al 10% in Svezia, tra il 2005 e il 2012.
 
37 milioni di disoccupati in Europa
 
I dati ufficiali stimano che l'Unione europea conta 26 milioni di disoccupati, 10 milioni in più dal 2008, con un tasso di disoccupazione ufficiale all'11% nel mese di febbraio 2013, contro il 6,8% del febbraio 2008.
 
I tassi più elevati si registrano ovviamente in Grecia (26,4%) e in Spagna (26,3%), seguite dal Portogallo (17,5%), l'Irlanda (14,2%) e la Slovacchia (14,6%).
 
Nella popolazione i più vulnerabili sono i giovani: uno su quattro è disoccupato nella UE (23,5%), la maggioranza in Grecia (58,4%) e in Spagna (55,7%) e una significativa minoranza in Portogallo (38,2%) e in Italia (37,8%).
 
Tuttavia, come rivela l'indagine Eurostat, questi dati nascondono un certo numero di persone in età attiva, ma senza lavoro. Sono le persone con età compresa tra i 15 e i 74 anni, disponibili al lavoro, ma non in cerca di occupazione (8,8 milioni di lavoratori) o in cerca di lavoro, ma non disponibili (2,3 milioni di lavoratori).
 
Sommando i lavoratori sottoccupati, quelli ufficialmente disoccupati, quelli attivi, ma senza impiego, si raggiunge la cifra di 80 milioni di persone sottoccupate o non occupate.
 
Riportato al numero di lavoratori attivi nella UE, 240 milioni, si può stimare che un terzo dei lavoratori sono vittime di precarietà o di disoccupazione, diretta o indiretta.
 
Questi dati evidenziano la necessità non solo di uscire dalla crisi e di rompere con l'austerità, ma anche di rovesciare il sistema capitalista che ne è responsabile con il suo strumento principale, l'Unione europea dei capitali.
 

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