www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e società - 19-05-14 - n. 499

Madrid, comizio di Marco Rizzo e di Carmelo Suarez col giovane partito della capitale spagnola

Marco Rizzo | ilpartitocomunista.it

19/05/2014

Intervento di Marco Rizzo, segretario generale del Partito Comunista in Italia, meeting di Madrid 17 maggio 2014.

Cari compagni del Partito Comunista dei Popoli di Spagna e giovani compagni dei Collettivi della Gioventù Comunista spagnola, porto dall'Italia,  a tutti voi, il saluto fraterno del Partito Comunista e, a nome di tutti i suoi militanti, vi ringrazio.

Ogni giorno che passa vede l'aggravarsi ulteriore della crisi generale del capitalismo, il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, l'incremento delle minacce di guerra e delle aggressioni imperialiste, dall'Ucraina al Venezuela, dalla Korea del Nord alla Siria e alla Palestina.

Le  nostre ragioni, le ragioni di chi vuole un altro modello di società, le ragioni dei comunisti sono sempre più forti, ma il capitalismo, in crisi strutturale, usa la forza dei mass media per oscurare le proprie terribili responsabilità. Usa l'asservimento dei giornalisti per cancellare l'unica forza, quella dei Comunisti,  che potrebbe davvero cambiare il sistema. Consentono spazio e propaganda a tutti, dagli "indignatos" agli occupanti di Wall Street, tanto sanno che non produrranno alcun pericolo per i ricchi che diventano sempre più ricchi impoverendo i popoli. Oggi in Italia i dieci uomini più ricchi hanno tanto quanto 500mila famiglie di operai. Quanto saranno più bravi di noi, di voi, questi signori per meritarsi queste ricchezze? Dieci volte? No! Cento volte ? No! Cinquecentomila volte!! E' persino difficile pronunciarne il numero, è persino difficile immaginarne l'entita!

Per questo motivo siamo Comunisti! Per questo motivo questi signori hanno paura dei comunisti!

E fanno bene ad averne paura, perché se ci fossimo noi al potere, la  loro arroganza, la loro ingiustizia non esisterebbe più!

Non è un caso che a queste elezioni europee Il sistema capitalistico in Italia ci ha impedito come PARTITO COMUNISTA di esser presenti alla competizione elettorale, pur trovandosi con tutte le carte in regola, in quanto collegato all'INIZIATIVA DEI PARTITI COMUNISTI E OPERAI D'EUROPA di cui ci onoriamo, assieme a voi cari compagni del PCPE, di farne parte (con Parlamentari Europei eletti, tanto quanto il Partito dei Verdi che invece e' stato ammesso). Questa grave scelta ha una motivazione tutta politica. Il Partito Comunista e' realmente contro la UE e la Nato, si presenta orgoglioso del proprio simbolo e del proprio nome e non e' disponibile ad alcun compromesso nella lotta per il Socialismo. Ma siamo convinti che la presenza nelle istituzioni borghesi sia uno degli aspetti della nostra lotta e certo non il più importante. Avremmo usato la campagna elettorale per far conoscere il nostro progetto e per rafforzare il Partito. Continueremo con maggiore forza la nostra azione tra le nuove generazioni e nel costruire il Fronte Unitario dei Lavoratori. Ci hanno impedito di presentare la FALCE e MARTELLO, la DISEGNEREMO sulla SCHEDA ELETTORALE, ma soprattutto la faremo vedere e vivere nelle lotte e nelle piazze. I padroni ed i loro servi ne siano certi!!!

E' ormai evidente che il capitalismo monopolistico non riesce più a riavviare positivamente il ciclo di riproduzione e accumulazione, come aveva fatto con relativo successo in passato e che questa sua contraddizione fondamentale può essere risolta solo attraverso il mutamento rivoluzionario del modo di produzione stesso. Il prolungamento dell'agonia del capitalismo moribondo può solo determinare un insostenibile e inaccettabile immiserimento dei popoli. Questo è particolarmente evidente nel capitalismo europeo.

L'Unione Europea si presenta come un conglomerato imperialista transnazionale, cioè come un blocco di stati imperialisti.L'elemento unificante che li tiene insieme è una relativa comunanza di interessi delle classi dominanti dei paesi che ne fanno parte, comunque in competizione tra loro: la spinta ad una maggiore concentrazione del capitale; la necessità di creare un mercato interno più vasto di quello strettamente nazionale, tramite forme di unione doganale, monetaria e bancaria; l'esigenza di acquisire maggior peso nell'ambito della generale concorrenza interimperialistica per il controllo delle risorse, dei mercati e delle vie di comunicazione; la volontà di attuare a livello di ciascun paese forme di sfruttamento del lavoro più pesanti, mascherandole come misure "oggettivamente necessarie" o "imposte" da un'insindacabile volontà esterna e superiore; Questo non elimina la competizione tra stati imperialisti all'interno del conglomerato, ma semplicemente ne cambia la forma e i modi con cui questa si manifesta, per cui regolarmente accade che gli stati membri più forti cerchino di cannibalizzare quelli più deboli. Non è un caso che nel 2012  Portogallo, Spagna, Italia e Grecia hanno perso 5 milioni di posti di lavoro mentre la Germania ne ha avuti un milione  e mezzo in più!!!

Se analizziamo i cardini delle politiche economiche dell'UE, non possiamo non rilevarne il segno di classe che le marca. La stessa introduzione dell'euro ha determinato un consistente trasferimento di quote di reddito dal lavoro al capitale. Questo fenomeno ha interessato tutti i paesi aderenti, anche se in misura differente per via delle diverse parità delle valute nazionali con l'euro, provocando una relativa omogeneizzazione verso l'alto dei prezzi in tutta la zona interessata. In Italia l'adozione dell'euro è stata particolarmente pesante per i lavoratori.

In Europa, la maggior parte dei debiti sovrani, compreso quello tedesco, è detenuta dalle banche private. Per questa ragione, scegliendo di non finanziare gli stati, l'Unione Europea e la BCE hanno regalato alle banche private, negli ultimi quattro anni, 4.500 miliardi di euro, l'equivalente della somma del debito di Portogallo, Spagna, Italia e Grecia.

I Comunisti non possono che combattere con la massima fermezza l'Unione Europea per questo suo carattere di braccio politico-amministrativo delle borghesie europee, ma devono farlo con un'estrema chiarezza di impostazione teorica e pratica della lotta. Occorre che sia ben chiaro che, in questo gioco al massacro dei lavoratori, non esiste una borghesia nazionale più o meno colpevole delle altre. La borghesia di ciascun paese aderente all'UE è ugualmente responsabile delle politiche di rapina ai danni del lavoro, anche se partecipa alla spartizione delle spoglie in proporzione al suo peso specifico e alla sua posizione nella piramide imperialista. In qualsiasi banda di rapinatori, gli accoliti hanno diverse categorie di peso. Dobbiamo quindi sgombrare il campo da qualsiasi tentazione di condurre una battaglia, ad esempio, antitedesca, dove la Merkel fa la parte del cattivo e i vari Marchionne, Colaninno, De Benedetti, Squinzi, Marcegaglia, rappresentati dai vari Berlusconi, Monti, Letta e oggi Renzi fanno la parte dei buoni e vengono assolti. Il grande capitale italiano, così come quello spagnolo, è perfettamente inserito in queste logiche di competizione e di redistribuzione della ricchezza e riesce a trarne notevoli profitti, mentre il proletariato ed i ceti popolari subiscono una doppia oppressione ed un doppio sfruttamento, quello da parte della propria borghesia nazionale e quello attuato dalle borghesie dei paesi collocati più in alto nella piramide dell'imperialismo europeo.

Bisogna abbandonare un uso improprio e fuorviante di termini come "colonialismo" e "sovranità nazionale", applicati alle vicende interne dell'Unione Europea. Non dobbiamo dimenticare che proprio "questa" Europa è stata voluta dalle classi dominanti di ciascun paese aderente. Quando era ancora possibile rifiutare l'inserimento in costituzione del pareggio del bilancio, è stata la nomenclatura politica, espressione della borghesia nazionale, ad approvarlo con maggioranza quasi assoluta. Parlare di un presunto disegno coloniale significa negare ogni responsabilità della borghesia nazionale. Allo stesso modo, affermare che "occorre ripristinare la sovranità nazionale", significa non rendersi conto che la borghesia non l'ha mai persa, ma ha deciso sovranamente, in quanto detentrice del potere, non di "rinunciare a quote di sovranità", bensì di centralizzare alcune funzioni, concentrandole nell'UE; se non si capisce questo, si finisce per accettare per buono l'alibi che la borghesia stessa propone. Peggio ancora se si parla di "sovranità popolare": non si può ripristinare ciò che non è mai esistito.

L'irriducibile opposizione dei Comunisti all'Unione Europea e alla NATO, che sempre più si caratterizza come il suo braccio militare di Alleanza Atlantica con gli Usa, assieme ad una strenua difesa degli interessi immediati della classe operaia e degli strati popolari produttivi, deve porsi in modo realistico gli obiettivi dell'uscita da entrambi questi organismi imperialisti e dal sistema dell'euro, del loro smantellamento e dell'azzeramento unilaterale del debito pubblico, della nazionalizzazione di banche e monopoli. La constatazione dell'irriformabilità del capitalismo in generale, quindi anche di quello europeo, segna il punto di rottura irrevocabile tra i Comunisti e gli opportunisti del Partito della Sinistra Europea di cui Izquierda Unida fa parte. Non si può pensare che sia possibile ristabilire semplicemente lo status quo precedente, che la borghesia stessa ha scelto di abbandonare, né che vi siano ancora spazi per un riformismo che non ha più mezzi materiali per attutire il conflitto di classe. L'unica via percorribile per cambiare l'Europa ed evitare povertà di massa e barbarie è il rovesciamento rivoluzionario del capitalismo e l'instaurazione del potere proletario. Questo obiettivo non può che essere perseguito attraverso una Organizzazione, politico e operativo, dei Partiti Comunisti e Operai di ispirazione marxista-leninista che ne rafforzi l'unità ideologica e politica e che sfoci in incisive azioni comuni e congiunte delle avanguardie proletarie di ogni paese.

Per questo salutiamo con soddisfazione la nostra presenza da Italiani del Partito Comunista qui con Voi. Le terre di Spagna furono solcate dal sangue di tanti comunisti italiani delle Brigate Garibaldi nella difesa della Repubblica spagnola.

Onore e gloria a tutti i militanti comunisti caduti!


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