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Elezioni europee 2014: Analisi dell'URCF - Riflessioni sui risultati

Unione dei Rivoluzionari Comunisti di Francia (URCF) | urcf.fr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

30/05/2014

"Terremoto", "tsunami", le parole pronunciate da parte dei partiti borghesi che dirigono il potere del Capitale (UMP-PS; Unione per un Movimento Popolare-Partito Socialista), non sono abbastanza forti per descrivere la situazione dopo le elezioni europee. In effetti, i giornalisti preferiscono mettere l'accento su quel quasi 25% del FN (Fronte Nazionale), piuttosto che sul grande astensionismo popolare.

Il "primo partito di Francia", per usare questa immagine, è l'astensione popolare (57%), anche se in leggera diminuzione rispetto al 2009 rimane molto forte nonostante il clamore per il voto "qualunque sia"o il riconoscimento del voto in "bianco". L'astensione ha colpito tutti i paesi, soprattutto nell'Europa dell'Est, nei paesi presentati dai media come "molto legati all'Unione Europea" (Polonia, Slovacchia ...). Là dove i comunisti presentavano una reale alternativa anti-UE, come in Grecia con il KKE (Partito Comunista di Grecia), i progressi ottenuti in un contesto difficile rappresentano un punto d'appoggio per tutti i comunisti e progressisti. I progressi annunciati dei populisti e dei fascisti in alcuni paesi sono da valutare, ma con qualche sfumatura considerando il numero degli elettori. E' lo stesso in Francia, se i risultati sono letti in relazione agli iscritti (cosa che non avveniva più da tempo, senza nemmeno menzionare i non registrati sempre più numerosi, in particolare i lavoratori "extra-comunitari", privati di ogni diritto di cittadinanza nell'UE…):

- FN: 10,75% degli iscritti
- UMP: 8,6%
- PS: 6%
- Front de Gauche: 3%

Il risultato del Fronte Nazionale (FN), come quello di tutti i partiti, è relativo. Il FN, che ha perso quasi 2 milioni di elettori rispetto alle Presidenziali (dove Marine Le Pen ottenne 6.400.000 voti, mentre alle europee, ne ha ottenuti 4,7 milioni), è in testa per difetto, i partiti pilastri del potere del Capitale registrano un vero e proprio crollo. I partiti difensori dell'UE capitalista (UMP-PS-UDI-Modem-Écolos) difficilmente raggiungono il 50% degli elettori e rappresentano meno del 20% degli espressi. I risultati quindi attestano la massiccia perdita di fiducia nei confronti dell'Unione Europea, la rabbia nei confronti del suo bilancio, in particolare, della politica generalizzata d'austerità.

Tre correnti riguardo l'UE sono state presentate dai candidati in questa campagna elettorale in Francia:

1/ I fautori dell'UE, che alternativamente hanno accesso al potere politico in ogni Stato e co-gestiscono l'Unione Europea sotto la direzione dei monopoli: conservatori-liberali e socialdemocratici. Questi partiti sicuramente pagano sia la loro violazione della sovranità popolare [si veda il vero colpo istituzionale per fare annullare il NO all'adozione di un TCE bis (TCE -Trattato che istituisce la Comunità europea ndt)] che il bilancio delle presidenze di Hollande e Sarkozy. Percependo il crescente rifiuto all'UE, i partiti fautori dell'UE hanno demagogicamente evocato un' "altra Europa", un "riorientamento", ma responsabili della costruzione dell'Europa e delle politiche antipopolari attuate, non sono stati per nulla convincenti su questo tema. L'UDI-Modem, come Écolos, ausiliari delle forze fautrici della costruzione dell'Europa capitalista, non sono stati ascoltati per le stesse ragioni.

2/ Un'altra corrente sostenitrice dell'UE "socialmente gestita", il Front de gauche (FDG), non ha avuto più successo. La critica della "dittatura della finanza", la "conquista di nuovi poteri politici", la proposta di una Banca Centrale europea trasformata in "Banca per l'occupazione e la formazione", hanno suscitato poco interesse nelle classi popolari. Il Front de Gauche ha cercato di mobilitarsi dietro il leader di Syriza Tsipras, candidato alla Presidenza della Commissione Europea, che ha vinto in Grecia. Presentarlo come l'incarnazione della "sinistra radicale" è per lo meno un abuso (cfr. leggere la critica di SYRIZA da parte del KKE). Syriza rappresenta la sostituzione della socialdemocrazia tradizionale (il PASOK in fallimento) e il suo programma è di natura riformista, nel quadro dell'UE imperialista e dei rapporti di produzione capitalisti. L'obiettivo assegnato al Front de Gauche, da Mélenchon dopo le elezioni presidenziali, di "passare davanti al PS alle europee" è lungi dall'essere stato raggiunto, nonostante l'enorme calo del PS. Il Front de Gauche perde 5 punti dalle elezioni presidenziali e 2,7 milioni di voti, tornando al suo livello delle europee del 2009, con 1,2 milioni di elettori (160.000 voti in più) sulla base di una leggera diminuzione dell'astensione e di perdite sostanziali del NPA (Nuovo Partito Anticapitalista). Non c'è dubbio che il Front de Gauche paghi le sue divisioni tra un PCF (Partito Comunista Francese) che, per conservare il suo apparato elettorale ha bisogno del PS e il Parti de gauche, senza un reale apparato di elettori e che, per un'alleanza con i Verdi, può mostrarsi più critico verbalmente nei confronti del potere di Hollande e Valls.

Un altro fattore, il Front de Gauche non suscita più il massiccio sostegno del voto dei sindacati. Secondo un sondaggio IFOP (Institut français d'opinion publique), da prendere con le dovute precauzioni: il FDG raccoglie il 30% dei voti nella CGT (Confédération générale du travail), il 17% da Solidaires (Union Syndicale Solidaires), l'11% da FO (Force Ouvrière)...

La vera causa della stagnazione del Front de Gauche è nel suo opportunismo:

a/ Egli riconosce l'UE come quadro possibile delle "trasformazioni sociali".

b/ Egli nega il carattere di classe dell'UE, costruita da e per i monopoli e sotto la loro esclusiva direzione. La fraseologia "di sinistra" sulla "Finanza" fa parte della tesi opportunista e riformista di una "condivisione dei poteri e delle ricchezze" attraverso un "altro" capitalismo! Un "altro capitalismo" che controlla la finanza!

c/ Il FDG propone di dare all'UE un ruolo maggiore nei conflitti internazionali come in Ucraina. Strana posizione, mentre l'UE, con la sua ingerenza, i suoi interventi armati, è al servizio della politica di guerra delle classi capitaliste d'Europa (Ucraina, Siria, Africa Nera), con l'imperialismo francese in prima linea. Il Front de Gauche non riesce a convincere la maggioranza dei lavoratori, a causa del suo opportunismo, unendo frasi sociali e pacifiste inserite nel quadro imperialista dell'UE che dovrebbe essere semplicemente "riorientato".

d/ Infine, il FdG rifiuta la lotta per rompere con l'UE e le altre istanze imperialiste; ignora la necessità di un cambiamento radicale del modo di produzione, per stabilire il socialismo al posto del capitalismo; come Kautsky (leader opportunista della II Internazionale), sogna un capitalismo paesaggistico e un imperialismo pacificato.

3/ La terza corrente concorrente alle europee, è l'opposizione borghese e nazionalista all'UE, mista di demagogia sociale e nazionale, di carattere razzista e xenofobo, che progredisce in molti paesi dell'UE (in Grecia con Alba Dorata, UKIP in Gran Bretagna, Danimarca e Francia con il FN). Questa corrente, d'essenza capitalista, cavalca l'onda del rifiuto dell'UE sul suo bilancio e denuncia la "dittatura di Bruxelles". Ma lo fa per meglio affermare il proprio sostegno e difesa del sistema capitalista, sostenendo il protezionismo nazionale (o europeo per altri) e fingendo di ignorare la portata dei loro obiettivi capitalisti d'internazionalizzazione delle forze produttive e crescente interdipendenza tra paesi capitalisti. Tutti questi partiti populisti e fascisti designano un capro espiatorio, "l'immigrazione" e così cercano di dividere i lavoratori per nazionalità, religione o convinzioni personali... per un più grande servizio ai monopoli che hanno bisogno di concorrenza tra le forze lavoratrici. Oltre alla sua denuncia sull'UE, la corrente populista o fascista, si iscrive contemporaneamente come forza di riserva del capitalismo e come spaventapasseri per meglio presentare l'UE come "democratica" e di "pace". Il ricorso alle forze fasciste banderiste, naziste, in Ucraina, evidenzia i legami esistenti tra i partiti borghesi tradizionali e i gruppi fascisti.

In Francia, il FN incarna il rifiuto nazionalista e pro-capitalista dell'UE. Ha vinto sfruttando la disintegrazione dei pilastri dell'UE (UMP e PS), radicando nazionalmente il suo elettorato arrivando in testa in 5 circoscrizioni, nel contesto di una astensione largamente maggioritaria, perdendo voti rispetto alle presidenziali (vedi sopra).

A riguardo, i media e i partiti politici al servizio del capitalismo si impegnano in diverse menzogne:

1/ Il FN sarebbe il "primo partito di Francia". Questo è falso: ciò che si è espresso in maggioranza è l'astensione, prevalentemente nelle città e nei quartieri popolari.

2/ Il FN avrebbe beneficiato di molti voti, voti maggioritari, della classe operaia e della gioventù. Per affermare ciò, i media ignorano il peso dell'astensione.

Che cosa è vero?

Se il 30% degli elettori del FN sono salariati, il 64% di questa categoria si è astenuto; riguardo i giovani (sotto i 35 anni in base a questo studio), il 30% di quelli che hanno votato lo ha fatto per il FN, ma il 73% si è astenuto! Al di là di una concezione sociologica rigida, nei paesi capitalisti "l'ideologia dominante è quella della classe dominante" (Marx); ci sono sempre delle frazioni di operai e impiegati che votano contro la loro classe in supporto ai partiti borghesi.

Nel 1958, De Gaulle tornò al potere recuperando 1 milione di voti operai e popolari del PCF. Sarkozy, nel 2007, guadagnò dei voti operai (alcuni) con il suo slogan demagogico ed incompreso sul "lavorare di più per guadagnare di più" e le sue referenze demagogiche a Jaurès, Gramsci, Guy Moquet.

Il progresso del FN in alcune classi popolari appartiene al medesimo fenomeno.

Negli anni '80, la borghesia scatenò una guerra ideologica di carattere anti-comunista e anti-sovietica sul tema tra l'altro del "gulag". Il duplice obiettivo era quello sia di sottoporre il PCF a potenti pressioni per abbandonare i suoi obiettivi rivoluzionari fondatori ed integrarsi nella società social-democratizzante con la sua alleanza con il PS, uno dei promotori di questa campagna e sia quello di contribuire a preparare la distruzione dell'URSS minata dall'opportunismo. La negazione dell'identità comunista e del marxismo-leninismo ha avuto successo, al di là della sua denominazione fuorviante, visto che il PCF non incarna più un Partito comunista orientato al rovesciamento del capitalismo e alla costruzione di una società socialista - comunista, ma una formazione che sostiene la riprogettazione sociale del sistema. L'ideologia borghese promuove le paure, propugna l'incomprensione del mondo coltivando l'irrazionalismo e la sfiducia nei confronti della scienza e del progresso. Filosofi e storici al soldo del sistema di sfruttamento attaccano l'eredità dell'Illuminismo, della Rivoluzione francese del 1789-1793 equiparandola all'origine del "male" (il comunismo), i libri di storia minimizzano o negano il ruolo decisivo dell'URSS nella vittoria sul fascismo e per la liberazione dell'umanità. Queste tesi beneficiano del raccordo dei media e delle case editrici. Tutto ciò che rafforza l'ideologia borghese significa un indebolimento dell'ideologia proletaria, comunista, come diceva Lenin. Ancor di più, nelle mutazioni strutturali operanti nel quadro della nuova divisione internazionale capitalistica del lavoro. In Francia, sono stati soppressi più di 2 milioni di posti di lavoro nell'industria della siderurgia, della metallurgia, nelle miniere, vale a dire, nelle aree ad alta concentrazione proletaria. Ciò ha portato ad un forte calo della "coscienza per sé" (Marx), vale a dire, della coscienza rivoluzionaria della missione storica della classe operaia di rovesciare il capitalismo stabilendo un nuovo modo di produzione di cui è portatrice: il socialismo-comunismo. C'è stato un impatto sulla composizione sociale della CGT e questo ha favorito l'indebolimento del sindacalismo e della lotta di classe. Mancando di strumenti reali di difesa, quotidiani e strategici, il proletariato si rivolge al "male minore" o più esattamente verso chi sancisce la compagine al potere (la social-democrazia o la reazione populista in alternativa).

Queste forze UMP-PS mirano ad attuare la politica del grande Capitale attraverso l'UE e sono gli strumenti dei monopoli e dell'oligarchia finanziaria.

Per quanto riguarda l'Unione Europea, essa sostiene a Kiev un governo nato da un golpe, composto da gruppi che esaltano il nazismo e la politica fascista nazionalista di Bandera; integra in sé dei governi che, nei paesi ex-socialisti, hanno distrutto i monumenti alla Resistenza anti-fascista, alla liberazione, al ruolo svolto dall'Armata Rossa e che proibiscono i partiti comunisti e i loro simboli, che criminalizzano ogni espressione della verità del XX secolo: è il comunismo che ha sconfitto il nazifascismo, è il comunismo che, attraverso la costruzione del socialismo in URSS, ha consentito ai lavoratori nei paesi capitalisti di conquistare dei diritti, proprio quelli che l'UE e gli Stati capitalisti nazionali stanno attaccando in nome dei loro comandatari del Grande Capitale, attraverso i partiti reazionari e socialdemocratici.

Per rifiuto dei due partiti dominanti della Quinta Repubblica, alcuni credono che il FN possa tradurre la loro rabbia, il loro malcontento e la loro angoscia davanti alla crisi, come abbiamo detto: come con l'UMP e il PS, essi votano contro la loro stessa classe e contro gli interessi popolari.

Il fatto che lo sfruttamento del proletariato oggi si realizzi nelle piccole e medie imprese (51% del proletariato e lavoratori) rafforza il potere dell'ideologia dominante attraverso l'influenza di un piccolo padronato particolarmente reazionario che non recupera altro che una minima parte del plusvalore. Questo strato padronale fornisce una base sociale al FN, al servizio, in ultima istanza, del Capitale monopolista. Si tratta quindi di una sfida per il comunismo rivoluzionario, quella di conquistare la maggioranza del proletariato nella lotta contro il capitalismo, l'unico modo che può sconfiggere la reazione e aprire delle prospettive.

Ricordiamo che se il NO al TCE è stato un voto fortemente marcato dal suo carattere di classe, non fu per questo meno eterogeneo: si ebbe un NO popolare, difensore degli interessi popolari, soprattutto contro il neo-liberismo e un NO nazionalista e xenofobo (parecchio minoritario), esprimendo l'opposizione all'UE di alcuni settori, poco numerosi, di piccole e medie imprese capitaliste, piccoli commercianti e contadini.

In risposta ai risultati delle elezioni del 25 maggio, sono state convocate delle manifestazioni dai sindacati studenteschi per denunciare e combattere il razzismo del FN, con cartelli che accusano gli "astensionisti", del tipo "astensione = collaborazione", bandiere dell'UE dispiegate in un tentativo scandaloso, manipolatore, di liberare dalle responsabilità il Partito Socialista, i governi, l'UE e il capitalismo.

Ciò che alimenta il voto al FN è il tradimento dei (piccoli) impegni del candidato Hollande, come le sue presunte priorità ai giovani e ai disoccupati, la sua denuncia della "finanza", mentre sono piovuti regali al Capitale (finanziati con soldi pubblici)! I giovani manifestanti hanno ragione a voler combattere il FN e il razzismo, ma la lotta contro il fascismo è politica e non solo "morale"; implica il legame indissolubile con la lotta contro il capitalismo, per la rivoluzione socialista, perché è il capitalismo che rappresenta la fonte del razzismo, della xenofobia, delle discriminazioni di qualsiasi genere, del fascismo e delle guerre imperialiste. In caso contrario, la lotta contro il FN sarà sviata e strumentalizzata per servire da forza d'appoggio alla social-democrazia. L'esperienza insegna: il PS al potere, per la sua politica antisociale e anti-popolare, alimenta il voto FN e quando in pericolo, chiama al voto utile repubblicano!

Un altro cartello nelle manifestazioni anti-FN si dimostrava più giustificato con la scritta: "Non è nelle urne che risiedono i nostri sogni!"

Come analizzare la natura dell'astensione?

L'URCF ha fatto campagna, non essendo in grado di presentare le sue liste (a causa della censura del denaro) per l'astensione attiva, sotto lo slogan: "Nessuno voto per questa costruzione reazionaria del Capitale!".

Gli altri gruppi che si richiamano al comunismo hanno optato per l'astensione. Solo "Communistes" ha presentato delle liste, per avere accesso alla campagna ufficiale (Radio - Televisione), ma senza esser presente nelle schede e l'impatto è stato per forza di cose limitato. Il PCOF (Parti Communiste des Ouvriers de France) ha sostenuto il Front de Gauche, di cui è membro.

I partiti trotskisti (LO Lutte Ouvrière e NPA Nouveau Parti Anticapitaliste), che hanno presentato dei candidati, sono in netto declino. L'astensione ha avuto un carattere popolare marcato, i partiti della sinistra istituzionale non hanno convinto la maggioranza dei loro elettori nei loro comuni.

Se prendiamo lo studio citato (con la stessa cautela), i sindacalizzati CGT si sono astenuti fino al 52%, quelli di Solidaries al 57%, di FO al 61% e quasi il 45% della CFDT (Confédération française démocratique du travail) ha optato per lo stesso. Ciò rappresenta anche un segno di sfiducia della base dei sindacati per quanto riguarda la CES (Confederazione Europea dei Sindacati) e il suo bilancio. Infatti, dopo il NO del 2005, vi è stato un rifiuto dell'UE o più precisamente, delle conseguenze della sua politica (smantellamento del Codice del Lavoro, messa in discussione del diritto alla protezione sociale, l'austerità e la crescente precarietà, l'aumento della disoccupazione...). Le illusioni su una UE "diversa" su un "riorientamento della UE" a favore degli interessi popolari, si scontrano col crescente scetticismo e la realtà oggettiva (i grandi gruppi dominano a livello nazionale e internazionale). Gli astensionisti, globalmente, visto che il FN ha condotto una campagna contro l'UE da posizioni scioviniste e anti-immigrati, hanno respinto le concezioni nazionaliste borghesi incarnate da questo partito. L'astensione ha assunto un carattere progressista.

Nella sua campagna nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari, l'URCF ha denunciato l'UE e il capitalismo che ne è la sua fonte. Ma non si fa illusioni, il movimento generale di astensione non ha ancora raggiunto la piena comprensione, con le lotte connesse, che il rifiuto dell'UE e delle conseguenze della sua politica è parte integrante, inscindibile, della lotta contro la sua fonte, il modo di produzione capitalista e il suo potere di classe. E' un appello ad amplificare la denuncia e l'azione contro l'UE e l'imperialismo.

Non si combatte contro l'UE senza lottare contro il capitalismo, senza lottare per il socialismo!

La crisi della rappresentanza politica

La crisi della rappresentanza politica, che si manifesta dalla vittoria del NO al referendum (il 90% della rappresentanza parlamentare ha sostenuto il SI che ha ottenuto il 44%) si amplifica. I partiti che dirigono il potere capitalista, UMP e PS, raccolgono il 34% dei votanti e il 14% degli elettori registrati. Tuttavia, questa crisi, a causa della mancanza di una alternativa progressista e di un vero Partito comunista, marxista-leninista, radicato a livello nazionale e in azione, non costituisce una crisi rivoluzionaria in senso leninista. Alcuni giornalisti evocano l'avvento del tripartitismo (UMP-PS-FN): questo, secondo noi, è attenersi a una lettura troppo "elettoralista" del momento e sottovalutare il peso dei meccanismi delle istituzioni reazionarie della Quinta Repubblica, incentrati sul bipolarismo, forma assunta dalla dittatura del Capitale nel nostro paese. L'alternanza tra partiti conservatori e social-democratici (con l'appoggio dei partiti satelliti nel secondo turno) permette al sistema capitalista di evitare che il malcontento possa portare a una crisi politica rivoluzionaria, deviandolo insieme alla rabbia verso il partito al governo. I media e i sondaggisti vanno ad orientare l'opinione pubblica intorno ad un uomo nuovo della "provvidenza" appartenente a uno dei due poli co-gestori del potere del Capitale. Non ci sono prove che questo non funzionerà nel 2017.

Per contro, il FN vede aprirsi due strade: ricostruire la destra sotto forma di un blocco reazionario/neo-fascista (come nell'Italia di Berlusconi), combinando una parte significativa dei membri e dei quadri dell'UMP che attraverso Sarkozy e Copé sono stati sensibilizzati a discorsi xenofobi e "anti-Schengen"; o costruire una riserva per il capitalismo, se il malcontento e la crisi porteranno all'usura finale delle istituzioni della Quinta Repubblica.

La debolezza di Hollande e del governo ed il loro carattere inpercettibile e impotente, possono aprire una grave crisi politica. E' imperativo che la classe operaia e i sindacati intraprendano delle lotte di livello per difendere il potere d'acquisto, l'occupazione, le condizioni di lavoro. Questo è l'unico modo per far indietreggiare il Capitale e il governo, affinché i lavoratori non paghino più per la crisi del capitalismo.

Gli obiettivi dell'URCF sono più che mai attuali:

- Continuare la strategia di rendere il socialismo, il potere della classe operaia e dei suoi alleati, il nostro obiettivo strategico

- Denunciare l'UE e il capitalismo di uno stesso movimento, opporre la solidarietà internazionalista tra i popoli, tutti vittime dell'UE, al nazional-sciovinismo che divide i lavoratori

- Denunciare la politica opportunista del social-riformismo che fa il gioco della social-democrazia, come strumento del potere capitalistico

- Amplificare la diffusione di documenti e dell'azione dell'Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d'Europa che raggruppa 29 partiti fratelli, tra cui l'URCF, il cui coordinamento e lotta sono l'unica risposta politica all'UE, contribuendo a lavorare alla rottura con l'UE, la NATO, nella prospettiva di un'Europa socialista

- Amplificare l'azione per la costruzione del Partito Comunista di Francia, fedele all'eredità dell'Internazionale Comunista, sviluppando il lavoro delle nostre sezioni nei posti di lavoro, delle nostre sezioni nei quartieri popolari affinché rinasca in questo paese una vero Partito comunista, strumento indispensabile per far sì che il proletariato e i suoi alleati organizzino una nuova rivoluzione in Francia, proletaria e socialista.

URCF, 30 maggio 2014

 


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