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- osservatorio - europa - politica e società - 08-09-14 - n. 510
Il polacco Donald Tusk, presidente di turno del Consiglio dell'UE, incarna una Europa neoliberale, bellicista e anticomunista!
AC | solidarite-internationale-pcf.over-blog.net
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
06/09/2014
La nomina il 30 agosto scorso del primo ministro polacco alla Presidenza del Consiglio dell'Unione europea - nel pieno di un'ondata di austerity liberale e frenesia bellicista anti-russa - è tutt'altro che casuale: Tusk incarna una Europa neo-liberale, militarista e antidemocratica.
Da anni i media e partiti tradizionali - in particolare quelli considerati "di sinistra", anche quelli cosiddetti "a sinistra della sinistra" ci martellano con la necessità di una "Europa forte", che "parli con una sola voce", "integrata, per garantire la solidarietà tra gli Stati membri, al di là delle divisioni".
La nomina di Donald Tusk dopo l'insipido democristiano Herman Van Rompuy, segna un passo simbolico e concreto nell'integrazione federale europeo: Tusk ha continuato negli ultimi mesi a spendersi per un'Europa forte, unita e visibile sulla scena internazionale.
I suoi cavalli di battaglia: il sostegno a favore di una posizione bellicista contro la Russia; il rafforzamento della leadership tedesca nell'Unione europea impegnata nell'austerità; il consolidamento a tutti i costi della moneta unica. Un programma aggressivo per l'UE per i tre anni a venire.
Il presidente del Consiglio europeo si pone dal Trattato di Lisbona come "coordinatore", lo "stratega" della politica dei paesi europei, in particolare sulle questioni internazionali. Quindi, quale sarà la strategia per l'Unione europea di Tusk?
Il "reaganiano" e "thatcheriano" Tusk
Donald Tusk è da sette anni, il Primo Ministro della Polonia, un record dopo la caduta del comunismo. Ha continuato a essere lodato dalla stampa economica come dirigente "responsabile", "pragmatico" e "coraggioso".
Aveva promesso nel 2007 un programma di tagli massicci alla spesa pubblica e alla tassazione, ampie privatizzazioni, nello spirito di un neo-liberalismo di cui rivendica orgogliosamente i modelli in Margaret Thatcher e Ronald Reagan.
Ha lanciato nel 2008 un programma di privatizzazioni totali o parziali di 802 aziende (!) di cui 54 in settori chiave, da cui contava di ricavare 10 miliardi di euro.
Nessun settore è stato risparmiato: la chimica, il settore estrattivo (carbone, lignite, zolfo), la farmaceutica, l'energia elettrica (centrali), l'energia, il manifatturiero, l'agricoltura, la metallurgia, la salute, le banche e perfino la Borsa di Varsavia. Varsavia in vendita, basta fissare il prezzo!
Tusk è stato "pragmatico". Lo Stato non ha esitato a tirare fuori dai guai i fondi pensione privati, in bancarotta dopo la privatizzazione negli anni 1990.
Imponendo l'austerità agli altri paesi (con l'euro), la Polonia di Tusk (con il suo zloty) ha realizzato azioni di stimolo pubblico, con linee di credito alle imprese e agli investimenti pubblici in infrastrutture per l'Euro 2012 (8.000 milioni euro).
Sulla fiscalità la politica è in favore delle imprese e dei ricchi: mentre l'"imposta sulle società" resta inviolata a un tasso già molto basso del 19%, riduce l'imposta sul reddito degli scaglioni alti (dal 40 al 32%) e medi (dal 30 al 18%).
Nel frattempo, aumenta le imposte indirette: l'IVA passa dal 22 al 23% (si prevede un aumento al 25%), con ulteriori aumenti su alcol, tabacco e carbone.
Il successo della Polonia - l'unico paese a non andare in recessione - stupisce i commentatori. Nessuna indiscrezione sul fatto che il paese è fuori dall'euro, conta 2 milioni di polacchi emigrati, o sulla sua scelta di "stimolo" combinato con una politica di deflazione salariale.
Grazie alla sua politica fiscale, la Polonia offre un costo del lavoro orario di 7 € (contro i 32 in Francia e i 29 € in Germania), secondo il Ministero dell'Economia polacco. Tusk ha anche proposto una legge per abolire il limite alla durata della giornata lavorativa di 8 ore!
Nel 2007, la Polonia è stata scelta dalla Federazione dei datori di lavoro europei (Fedee) come prima destinazione in Europa per gli investimenti "grazie ai suoi rapporti di lavoro altamente flessibili".
Tusk l'europeo: "Euro per tutti"... tranne che per il suo paese?
"Tusk, l'europeo" con il suo ostentato "patriottismo europeo", è stato inevitabilmente accostato nella stampa francese alla posizione euroscettica di Jaroslaw Kaczynski.
Ha anche vinto il "Carlo Magno" nel 2010 e il "Walter Rathenau" nel 2012, rispettivamente, per il suo "patriottismo europeo" e il suo "costante impegno a favore dell'integrazione europea"!
La sua concezione di Europa si inscrive nello spostamento dell'asse Berlino-Parigi verso un asse Berlino-Varsavia, con il sostegno incondizionato alla politica europea della Cancelliera Merkel.
A favore di una "Europa tedesca", è altresì pronto a sostenere la realtà attuale, seppur contraddittoria, di una "Europa americana", avendo costantemente dimostrato il suo allineamento con la politica estera a stelle e strisce e il suo impegno atlantista.
Una delle battaglie di Donald Tusk è il rafforzamento dell'integrazione federale europea. Ma se l'ingresso della Polonia nella zona euro promesso nel 2007 per l'anno 2012 è stato rinviato al 2015; ora l'adesione alla moneta non è più all'ordine del giorno, forse nemmeno all'orizzonte.
Perché Tusk è pragmatico. Mentre consiglia l'ingresso di altri Stati nella zona euro - come la Lettonia, la Lituania - Tusk sa che mantenere la sua moneta (1 euro per 4 zloty) garantisce la "competitività" della Polonia. I datori di lavoro preferiscono per ora la moneta nazionale, come del resto il 63% dei polacchi.
Dopo le ingerenze in Ucraina, Varsavia è pronta al conflitto con la Russia
Se vi è un fronte su cui Tusk è stato offensivo nei mesi scorsi, è il "fronte ucraino". Nonostante la sua reputazione di "moderato", "conciliante con la Russia", è stato in prima fila tra coloro che hanno chiesto una posizione ferma, sanzionatoria contro la Russia.
La Polonia è stata tra le nazioni che più hanno sollecitato l'Ucraina di Yanukovych a firmare l'accordo di associazione con l'UE, occhieggiando il potenziale agricolo, industriale, così come una sfera di influenza politica in Ucraina occidentale.
Il ministro degli esteri Sikorski ha poi apertamente sostenuto i ribelli (gli "indignati di Maidan" con la testa rasata) e Tusk è il primo ad aver proposto di finanziare l'opposizione con la somma iniziale di 1 milione di € per consentire ai "movimenti cittadini di emergere".
Tusk è andato oltre, dichiarandosi favorevole al dispiegamento di truppe NATO sul suo territorio per la difesa contro la Russia e ha accolto con favore 120 carri armati Leopard tedeschi per rafforzare il fronte orientale.
Fronte orientale, non è una locuzione fuori luogo. Al vertice della NATO, Tusk ha chiesto di rafforzare l'organizzazione militare atlantista, consolidando l'UE come "pilastro della NATO" in Europa a partire dal Trattato di Lisbona.
Donald Tusk ha osato pronunciare una metafora inquietante, ripresa da Die Welt: "Guardando alla tragedia degli ucraini, sul fronte orientale, dobbiamo dirci che il settembre 1939 non deve ripetersi. C'è ancora tempo per fermarli (i russi)".
Che la Polonia lotti con la Germania contro una "nuova invasione della Polonia come nel 1939" è un formidabile ri-scrittura della storia. Meno sorprendente se si considerano le simpatie dell'anti-comunista Tusk per il generale Pilsudski (Pilsudski, comandante delle forze polacche nella guerra contro l'URSS nel 1919, divenne dittatore - "moderato", diremmo oggi - nel 1926-1935. Dimostrò un atteggiamento ambiguo nei confronti della Germania di Hitler, vista, da una parte dell'esercito e dell'intellighenzia polacca, come un baluardo contro il bolscevismo).
Un anti-comunista viscerale
La matrice dell'impegno di Donald Tusk rimane il suo anti-comunismo viscerale. Nacque nella lotta anti-comunista degli anni 1980 nel movimento Solidarnosc, dove si distinse per le sue posizioni neo-liberali, e, naturalmente, anti-comuniste.
Nel 1989, dopo la caduta del comunismo, ha fondato il "Congresso liberal-democratico", propugnatore dell'integrazione europea e del capitalismo sfrenato. Ha partecipato alle elezioni del 1991 con lo slogan: "Né a destra né a sinistra: dritto in Europa!".
E' quindi uno dei fautori della "terapia d'urto" applicata disastrosamente in Russia e negli altri paesi dell'Europa orientale: privatizzazioni, austerità salariale e nella spesa pubblica, sgravi fiscali per le imprese.
Possiamo rileggere quello che ha detto Donald Tusk nel 1989, quando il regime comunista stava per cedere il passo. Non è cambiato.
"Vogliamo una Polonia dove il diritto di proprietà sia riconosciuto, dove la libertà sia conseguenza diretta della proprietà. Niente di nuovo, ci verrà detto. Ma tutte queste idee nuove, la terza via, queste società civili non-borghesi, questo socialismo dal volto umano, questa solidarietà è utopia, è fantapolitica. Di tutto ciò, non vogliamo saperne più".
Donald Tusk è sempre stato un "pragmatico" quando si tratta di difendere la proprietà dei ricchi. E' sempre stato un "crociato" quando si tratta di difendere il capitalismo, l'Unione europea, l'anti-comunismo, l'atlantismo. Occuperà degnamente l'incarico europeo.
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