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I valori europei e i compiti dei lavoratori

Partito Comunista Operaio Russo (RCWP) | solidnet.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

26/01/2016

La macchina della propaganda della Russia borghese, i principali media locali, hanno spostato la loro attenzione dagli avvenimenti in Ucraina e in Siria e si sono concentrati sulle diverse e contraddittorie informazioni sulle esplosioni di violenza e altri eccessi dei migranti per le strade delle città europee accadute durante i festeggiamenti di Capodanno e successivamente. Analisti di ogni sorta si impegnano ad interpretare quegli eventi, interpretazioni spesso molto differenti.

Ci sembra utile ricordare che il deterioramento della situazione politica interna a causa dei conflitti interetnici, accessi nazionalistici, manifestazioni di gruppi etnici criminali, non è nuova per il capitalismo. In Russia tali eventi sono anche abbastanza comuni. Ricordiamo i fatti dell'ottobre 2013 nel distretto Biryulevo di Mosca. Allora un singolo reato portò a un'esplosione di rabbia popolare accumulata sia per l'insoddisfazione generale verso le autorità che a causa delle attività di alcuni gruppi criminali etnici. Le proteste di massa ben presto hanno preso la forma di lotta contro gli stranieri e i nazionalisti ne hanno preso il comando. Tuttavia dobbiamo sempre tenere a mente che ogni situazione, tanto più in paesi differenti, ha le sue peculiarità.

C'è comunque una base comune per questi avvenimenti. Sappiamo per certo che queste manifestazioni sono inevitabili e consuete in qualsiasi forma di capitalismo. E' proprio il capitalismo che ha portato conflitti e guerre tra i popoli delle repubbliche sovietiche e ne crea tra i popoli d'Europa. E' una prerogativa essenziale del capitalismo quella di incanalare la generale insoddisfazione per la qualità della vita e dirottare l'energia di protesta accumulata nella società verso la direzione più semplice, cioè verso il nazionalismo, contro un nemico incarnato da persone di diversa nazionalità e/o religione. Tutto ciò è spesso favorito dalle autorità. E' chiaro che l'obiettivo principale della classe dirigente degli sfruttatori rimane lo stesso: mantenere la posizione dominante, mantenere il capitalismo ed eliminare qualsiasi cosa capace di contestarlo. Per garantire ciò viene utilizzata l'intera potenza della borghesia, apparato statale compreso.

Quando si analizza l'attuale crisi dei rifugiati dovremmo capire che gli imperialisti cercano di coprire il fatto che sono proprio loro che perseguendo i loro egoistici obiettivi scatenano sanguinose guerre. Come in Medio Oriente, dove hanno distrutto interamente il modo di vita tradizionale e creato condizioni insopportabili tanto che molte persone hanno cercato rifugio dagli orrori della guerra e della povertà nei paesi europei più prosperi. E' solo naturale che i cittadini dei paesi europei abbiano dimostrato di essere totalmente impreparati a questo afflusso improvviso (anche se non era così inaspettato, bastava un minimo di lungimiranza...). Ora le autorità dei paesi europei presentano il problema dei rifugiati come una sorta di catastrofe naturale. La questione è al centro dell'attenzione della politica europea, si discute sulle quote e sulle misure da prendere. I lavoratori sono divisi, animosità e sfiducia reciproca portano al rafforzamento delle destre. L'attenzione delle masse è distolta dalle vere cause, prima di tutte il maggior sfruttamento sia dei migranti che della popolazione locale. Al popolo viene additato, per l'ennesima volta, un nemico sbagliato. I loro nemici veri, cioè gli oppressori, gli sfruttatori vengono sostituiti con gli stranieri, che possono essere facilmente provocati da alcune azioni inadeguate in condizioni sconosciute e stressanti.

Non c'è da stupirsi che sia più facile per persone ignoranti rompere vetrine e bruciare auto, piuttosto che capire le ragioni dei loro problemi e iniziare a combattere l'economia di mercato del capitalismo, d'altra parte è più facile per la gente del posto mostrare aggressività nei confronti degli stranieri piuttosto che lottare contro l'intera classe borghese, è più facile accusare le autorità di non fare abbastanza per risolvere il problema degli arrivi e per limitare le attività dei nazisti, piuttosto che pretendere che le autorità si prendano cura di tutte le persone che lavorano.

I comunisti continuano a spiegare che si tratta di falsi bersagli, introdotti intenzionalmente per portare la lotta a un punto morto dove non è possibile risolvere alcun problema essenziale della vita, compresa la questione del rapporto tra le nazioni. I veri comunisti dei vari paesi europei hanno già preso posizione contro i tentativi di ricondurre tutti i problemi, quelli vecchi e attuali, alle contraddizioni interetniche. Denunciano la vera fonte di questi disastri: il capitalismo nei loro paesi. Ciò di cui abbiamo bisogno oggi non è l'unificazione degli europei, dei migranti, dei musulmani, dei cristiani: comunità scagliate le une contro le altre; ciò di cui abbiamo bisogno oggi è l'unificazione di tutti i lavoratori, di tutte le persone di buona volontà che sono in grado di opporsi al mercato nazionalistico della borghesia, con la loro solidarietà proletaria del lavoro.

Urge sottolineare che dall'instabilità in Europa come dal caos in Medio Oriente trae maggior vantaggio il più grande attore imperialista: gli Stati Uniti, che utilizzano questi problemi per aumentare ulteriormente la loro competitività.

Per quanto riguarda la reazione dei media russi e delle autorità, non scorgiamo originalità: hanno deciso di fare della crisi dei rifugiati in Europa il tema principale dell'arena pubblica. Si può osservare un progressivo autocompiacimento e una retorica diretta contro i rivali occidentali. E' come se volessero dire: guardate cosa succede ai paesi che hanno appena imposto sanzioni nei confronti della Russia! Guardate: c'è Maidan e la guerra in Ucraina, il disordine e la minaccia del caos totale fino alla disintegrazione in Europa, mentre in Russia, nonostante la crisi c'è ordine e calma, e tutto questo grazie al leader nazionale V. Putin.

Di conseguenza, tutti coloro che sono avversi al sistema nel suo complesso, contro il capitalismo russo, diventano per definizione nemici del popolo, come ha avuto modo di asserire un leale sostenitore di Putin, il leader ceceno Ramzan Kadyrov. In questo contesto se e quando emergono le molte prove della scelleratezza del capitalismo locale, appena si rivelano, ecco che il flusso di informazioni si placa immediatamente.

Si è mai sentito parlare dell'ondata di proteste contro lo stupro di massa di ragazze russe? Qualcuno ricorda quando tale efferatezza ha avuto luogo in Russia? Era nel villaggio di Kushchevka, e gli autori non erano immigrati, erano banditi locali della famigerata banda di Tsapok, tutti di aspetto e ascendenza europea. No, non chiediamo il loro linciaggio, ma non dobbiamo però dimenticare che nemmeno all'epoca dei fatti ci fu riprovazione...

Storicamente vi è un solo esempio di successo della questione nazionale in uno stato multinazionale: risale all'URSS. E' stato dimostrato, a quei tempi, che solo il potere dei lavoratori, vale a dire il potere sovietico, il Socialismo è in grado di risolvere tale questione.
Nelle condizioni di profonda crisi economica gli operai russi hanno bisogno più che mai di organizzazione e di comune lotta di classe contro la classe dei capitalisti e il governo borghese.
Proletari di tutti i paesi e di tutte le nazioni si uniscano nella lotta per il potere dei lavoratori, per dignitose condizioni di vita e contro i parassiti di tutte le nazioni!

Segreteria del Comitato Centrale del RCWP


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