www.resistenze.org - osservatorio - europa - politica e societÓ - 05-03-19 - n. 704

Macron urbi et orbi

Tiziano Tussi

05/03/2019

Il 4 marzo il presidente francese Emmanuel Macron ha pubblicato nelle 24 lingue che interessano l'Europa unita, Inghilterra compresa, sui giornali nazionali di ogni paese una lettera aperta agli europei. Vale la pena analizzarla.

La prima parte la possiamo interpretare come la cornice del quadro concettuale che segue. Un veloce inquadramento dello stato delle cose che si situa tra voglia di ripartire, paure diffuse e progetti che gli europeisti debbono prendere per rilanciare sull'Europa.

Una premessa. Macron usa una terminologia idealista e generica che si trova espressa in diverse situazioni di proposta europeiste. Parla di Europa ed europei come se veramente esistessero. Non prende in considerazione le differenze tra gli abitanti del continente Europa, tra chi vive in stati che sono inseriti nell'Unione europea e chi, in pochi stati, stanno fuori di essa ma comunque nel continente europeo. Tra chi sta dentro la zona Euro, diciannove stati, e chi ne sta fuori, undici, ma in ogni caso nell'Unione. La stessa indicazione di Europa appare, come spesso succede a troppi politici, indistinta. Fino dove arrivano i confini europei? Guardando la cartina dell'EU pare che lo stesso continente europeo si sia allargato verso l'Asia ed il Medio oriente. Paesi Baltici e Cipro sono già di difficile collocazione continentale e culturale. Ma forse è troppo richiedere precisione in un'analisi così sintetizzata in una lettera.

Per Macron sono da definire tre punti.

Il primo si basa sul concetto di libertà, cui dedica una decina di righe. Libertà dell'uomo e della democrazia. Perciò il Nostro propone una Agenzia europea di protezione delle democrazie, che dovrà fornire "esperti europei ad ogni stato membro per proteggere il proprio iter elettorale contro i cyber attacchi…" . Quali le cause di queste preoccupazioni? A chi si rivolge Macron? Parrebbe alla Russia di Putin che potrebbe anche stare dietro ai "finanziamenti dei partiti politici europei…" Anche in questo caso vi dovrebbe essere, secondo lui, un espresso divieto di prendere soldi "…da potenze straniere…".

Poi ancora "bandire da Internet, con regole europee… tutti i discorsi di odio e di violenza" per il rispetto all'individuo. Facile ricordargli l'appoggio all'auto celebrato presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidò, o la completa smemoratezza dei problemi coloniali, suoi, della Francia, verso la Guyana francese, dove solo pochi anni fa, nel 2017 il movimento dei 500 frerès aveva ricordato alla madre patria i problemi di povertà e di desolazione, dimenticati da Parigi. Tanto che proprio Macron nel marzo di due anni fa aveva detto, sbagliando, che "la Guyana francese - che non è un'isola come ha dichiarato domenica scorsa in un comizio Emmanuel Macron dimostrando una conoscenza assai approssimativa della geografia politica del suo Paese (e per questo è stato preso in giro da tutti i giornali, di destra e di sinistra)". (Italia oggi 28 marzo 2017)

Un'agenzia europea sospetta, fatta da burocrati europei, forse dei navigatori marcati EU, di quale paese poi? Che dovrebbero avere a cuore di combattere l'odio per l'altro: "rispetto dell'individuo in quanto fondamento della nostra civiltà di dignità." Ed un bel tour nelle banlieues parigine e di altre città francesi il buon Emmanuel non lo ha mai fatto?

Il secondo punto è la protezione del nostro continente. Propone "una polizia comune delle frontiere… un ufficio europeo dell'asilo e… - per finire - ... un Consiglio europeo di sicurezza interno. Altre strutture, altra burocrazia. Chissà a quali dirigenti, per tali istituti, pensa Macron, forse a un maltese, un cipriota, un estone? Ma poi affonda: "un trattato di difesa e di sicurezza ... aumento delle spese militari …difesa reciproca resa operativa …in collegamento con la NATO…" e da ultimo, naturalmente, la difesa dell'europeismo (?!?) in versione economica e commerciale come fanno americani e cinesi" in casa loro.

Terzo punto "lo spirito del progresso": "... uno scudo sociale …stessa retribuzione sullo stesso luogo di lavoro …salario minimo europeo, adatto ad ogni paese e discusso ogni anno collettivamente…". Il tutto lasciato lì a volteggiare sopra le nostre teste, senza un minimo di progettualità possibile. Punto fermo.

Poi la lettera comincia a volare per l'iperuranio platonico e si ispira ad una "Banca europea per il climaforza sanitaria europeavalutazione scientifica indipendente a difesa dell'ambiente …" ed ancora "…supervisione europea delle grandi piattaformefinanziare l'innovazione…" Finisce in bellezza con la richiesta di "…un patto per il futuro con l'Africa…" E qui ci fermiamo perché è veramente troppo. Scrive di Africa come se esistesse una sola Africa, che tra l'altro sta lì in attesa di una nostra volontà, di europei, per stringere con lei un patto per il futuro (?!?). Nelle frasi finali un peana al popolo che "…riprenderà il controllo del suo destino…".

Interessante, oltre alle solite storielle di ottimismo europeo, veramente fuori luogo e datate, da parte di un signor nessuno, almeno relativamente, sino a pochi anni fa, il contesto della lettera. Incistato tra il privato ed il pubblico, prima iscritto al partito socialista, sino al 2009, e poi balzato fuori con un suo movimento-partito e con sponsor di rilievo vince le presidenziali nel 2017. Quindi si sente erede di una certa tradizione che vuole giocare su tavoli internazionali di spessore.

Certo la lettera è venuta in mente a lui e non a Conte o al primo ministro croato, in fondo anche qualche altro primo ministro o presidente di stato europeo poteva dire cose così banali e illusorie. Ma la Francia, con il suo presidente in testa, ci tiene a mantenere viva la sua grandeur fuori luogo.

Naturalmente la lettera tace degli attuali problemini interni e delle difficoltà che Macron dovrebbe controllare di tenere assieme il suo Paese. Poco sopra ricordavamo la questione della Guyana francese mai risolta. Insomma, avrebbe tutti i motivi per mettere la testa in Francia. Ma la coabitazione di potere, alla guida di questo sgangherato carrozzone europeo, con la Germania, ora che l'Inghilterra in qualche modo, prima o poi, si staccherà dall'Unione, gli impone di tenere alto il tiro sovranazionale.

Questa lettera è un altro tassello di confusione in una compagine di stati che oramai non sanno neppure loro molto bene come tirare avanti. Quindi quando tutto sta crollando anche rilanciare può fare un certo effetto alle orecchie dei cittadini delusi e dei depressi europei. Ma non pare proprio una grande invenzione. Douce France!


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