Più guerre ci sono, meglio vanno gli affari!
(considerazioni di Renata Franceschini di Soccorso Popolare di Padova, a
partire da un articolo di Manlio Dinucci )
Come è avvenuto per la prima Guerra, anche la seconda Guerra del Golfo
diventerà un efficace banco di prova per i nuovi sistemi d'arma.
Nel 2000 il Pentagono ha deciso di dotarsi di un nuovo veicolo da
combattimento,
lo Stryker (Colui che Abbatte), stanziando a tale scopo 4 miliardi di dollari
(8.000 miliardi di vecchie Lire). Per la realizzazione dello Stryker veniva
scelta come principale contrattista la General Dynamics, compagnia ad alta
tecnologia, ma soprattutto con forti connessioni all'interno
dell'Amministrazione Bush (Colin Powell).
L'Esercito USA, dal febbraio 2002 ad oggi, ha acquistato oltre 200 Stryker, in
otto configurazioni diverse. Ma siamo appena all'inizio: il contratto prevede
la fornitura di 2.131 veicoli.
LO STRYKER (COLUI CHE ABBATTE)
Lo Stryker, grazie alle sue otto ruote motrici, può muoversi agevolmente in
qualsiasi terreno di teatro bellico; è assolutamente adatto al combattimento
nelle aree urbane.
A seconda delle configurazioni, l'armamento prevede mitragliatrici pesanti,
mortai, lancia granate, missili anticarro, e cannoni da 105 mm. con dotazione
di 18 proiettili ad uranio depleto(DU).
Lo Stryker è dotato delle più avanzate tecnologie per la completa visione del
campo di battaglia, tra cui 10 periscopi e una videocamera a raggi infrarossi
adatta all'ispezione notturna, e di un sistema di comunicazioni che permette di
visualizzare su una mappa digitale la dislocazione delle proprie forze e di
quelle nemiche.
Le capacità e tutte le potenzialità dello Stryker sono state evidenziate nelle
prove di collaudo e nelle simulazioni sul campo di esercitazioni belliche. Ma
le prove decisive verranno direttamente raccolte sul campo di battaglia, vero
ed unico laboratorio dei nuovi sistemi d'arma!
"Non esiste nulla che possa sostituire la situazione reale, per conoscere
con sicurezza come funzionerà un nuovo sistema d'arma": per lo Stryker, la
"situazione reale" sarà con certezza la seconda Guerra del Golfo,
quando le forze corazzate degli "Alleati" avanzeranno in territorio
Iracheno, per entrare nelle grandi città, come Baghdad o Bassora, sedare
eventuali sommosse urbane o sacche di resistenza armata, e occuparle.
Bisogna inoltre aggiungere che lo Stryker viene considerato il veicolo da
combattimento ideale per la nuova strategia del Pentagono, che necessita di
forze agili, estremamente mobili, da proiettare rapidamente nelle varie parti
del pianeta.
Infatti lo Stryker pesa solo 19 tonnellate rispetto alle 69 di un carro armato
M1A2 Abrams, e perciò può venire trasportato molto più facilmente e rapidamente
in lontani teatri bellici con aerei cargo C-17 e C-5, ciascuno dei quali allora
può trasportare dai 4 ai 7 di questi veicoli. Il trasporto può avvenire anche
con l'aereo cargo più piccolo C-130, adatto ad aeroporti di dimensioni più
ridotte, in aree remote poco agibili (zone montuose, giungle, deserti, ecc.).
La Boeing Phantom Works sta studiando per un progetto di un enorme aereo cargo,
il Pelican, con estensione alare di 152 metri (la larghezza di due campi da
calcio!) e 76 ruote, con capacità di carico di 1.400 tonnellate. Il Pelican
avrebbe la possibilità di trasportare decine di Stryker alla volta, a 18mila
Km. di distanza, senza rifornimenti in volo!
Con i Pelican si potrebbe trasportare un'intera divisione corazzata in
qualsiasi parte del mondo, in appena cinque giorni.
SPESE MILITARI E EMBARGO; STRATEGIE DELLA GUERRA MODERNA
La General Dynamics ed altre Compagnie
dell'industria bellica hanno le potenzialità di vendere al Pentagono armi
ancora più letali, con soddisfazione ampia dei loro azionisti, molti dei quali
sono membri dell'amministrazione Bush, come Colin Powell, grande azionista
della Gulfstream Aerospace Corporation, branca civile di General Dynamics per
la produzione di jet privati.
Lo scorso settembre la General Dynamics ha ricevuto un contratto di 443 milioni
di dollari per la messa in cantiere di tre sottomarini a propulsione nucleare,
destinati ad operazioni segrete, che possono trasportare ciascuno oltre 100
uomini delle forze speciali, e dotati di 154 missili da crociera Tomahawk.
Il conflitto armato contro l'Iraq costerà ai soli Stati Uniti dai 250 ai 1.250 miliardi
di dollari, mentre solo 13 miliardi di dollari l'anno potrebbero bastare per
risolvere il problema della fame nel mondo e per dare accesso a tutti ai
farmaci in tutto il pianeta.
Ma l'amministrazione Bush e i gli "Alleati" pensano e progettano sempre
nuovi sistemi d'arma, e il Golfo Persico ne sarà l'ottimo banco di prova!
Già ad oggi il costo dei bombardamenti "segreti" e illegali americani
e britannici sull'Iraq viene stimato sui 3 miliardi di dollari.
D'altro canto, in base alle regole dell'embargo imposto agli Iracheni dall'ONU,
ma sostanzialmente dagli USA, solo 150 dollari a persona vengono concessi per
il sostentamento per un intero anno.
E un'ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, approvata con
l'astensionismo di Russia e Siria e comunque con 13 voti contrari, come nuova
concessione ai diktats di Washington, ha deliberato di imprimere un nuovo giro
di vite alle sanzioni contro il popolo Iracheno, rivedendo la lista dei
prodotti di uso civile, che il governo di Baghdad può importare, sempre con
l'autorizzazione di una specifica Commissione al Palazzo di Vetro. La decisione
ha del paradossale: mentre gli Usa si stanno preparando alla guerra con l'invio
di un arsenale impressionante nell'area del Golfo Persico, mentre l'Iraq viene
setacciato dagli ispettori dell'ONU e dell'AIEA alla ricerca di armi di
distruzione di massa di natura chimica, biologica e atomica, viene rafforzato
il controllo sulla lista dei prodotti che possono essere importati dall'Iraq,
in base alla risoluzione "oil for food (petrolio in cambio di cibo)".
Proprio in vista di un possibile conflitto, su pressione di Washington, l'ONU
impone la proibizione all'Iraq di importare medicinali, che possono alleviare
le sofferenze derivate dal contatto e dall'inalazione di gas nocivi e come
protezione da agenti batteriologici patogeni, tipo antrace. Attualmente sono
migliaia i bambini Iracheni, e tante decine di migliaia sono morti, ammalati di
varie tipologie di tumori e soprattutto di leucemia, molti di più di quanto si
potrebbe prospettare in base a considerazioni epidemiologiche, dato che il
territorio è stato, e viene ancora sempre di più, bombardato massicciamente con
proiettili all'uranio depleto, con effetti ad alta nocività, ma che non possono
essere minimamente curati, visto che i farmaci opportuni e specifici non
possono arrivare a causa dell'embargo decennale.
Fabio Alberti di "Un ponte per…" afferma:"…Leucemia soprattutto,
ma anche altre forme tumorali, rare nei bambini, che si sono fatte frequenti in
modo preoccupante dopo la Guerra del Golfo, causa dell'uranio depleto, come
dichiarano ormai fonti autorevoli nel campo clinico…".
Le speranze di guarigione sono praticamente nulle, in quanto non ci sono
farmaci sufficienti a garantire la gestione corretta dei protocolli di cura,
che in qualche maniera potrebbero garantire la salvezza di tanti malati:
industrie farmaceutiche statunitensi oppongono rifiuto a fornire i farmaci, in
altri casi l'amministrazione Bush oppone il veto ai contratti di acquisto, e il
meccanismo della risoluzione ONU "oil for food" risulta così
perversamente complesso e farraginoso da far sì che tra l'ordine e la consegna
dei farmaci possono passare molti mesi.
Insomma viene decretata a distanza la condanna a morte di tanti bambini, tanto
sofferenti quanto innocenti!
Si tratta forse di una pura espressione di sadismo di Stato? Apparentemente
tutto questo potrebbe sembrare un infierire inutilmente su una popolazione
dilaniata dall'embargo, ma invece siamo in presenza di un'efficace arma di
guerra.
L'uso sistematico della violenza su popolazioni inermi non è altro che la forma
moderna di espressione della guerra, di tutte le guerre degli ultimi decenni,
ed è stata praticata su ampia scala. Più di 30 conflitti insanguinano oggi il
pianeta, e almeno i tre quarti delle armi provengono dagli arsenali dei 5
membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, USA, Cina, Russia,
Francia e Gran Bretagna.
Oggi la tecnica bellica prevede che la guerra si deve combattere in prima
battuta come guerra aerea, con bombardamenti massicci devastatori delle
infrastrutture del paese nemico e terrorizzanti la popolazione: vede la
vittoria chi risulta in possesso della tecnologia più avanzata.
In un momento successivo, quando occorre realizzare l'occupazione del territorio,
si mettono in campo i sistemi d'arma più consoni, all'avanguardia, e tutta una
rete logistica di servizi e di comunicazioni che copra l'avanzata delle truppe
e la gestione del paese occupato.
Ma, se le popolazioni attaccate resistono con forme di guerriglia, allora le
tecnologie e gli equipaggiamenti possono anche risultare insufficienti, se non
inutili.
Guardando il panorama da una diversa prospettiva, si può prevedere che la spesa
pubblica verrà concentrata nelle attività di sostegno allo sforzo bellico e
stornata dagli scopi di sostegno sociale, sanità, istruzione, tutele dei più
deboli. E allora le disuguaglianze personali e territoriali nella
redistribuzione dei redditi non potranno che essere ulteriormente esaltate. In
Italia, dove l'indirizzo impresso alla spesa pubblica è quello di una drastica
riduzione dei fondi a tutela del pubblico benessere, secondo i dettami
dell'ideologia liberista che ha impregnato la gran parte della classe politica
nostrana e di governo, questa riduzione non potrà che risultare rafforzata a
favore delle spese militari. Sicuramente nell'ambito dei singoli Stati e in
collegamento internazionale si produrranno movimenti di forte opposizione
contro la guerra e le sue laceranti conseguenze, che non potranno lasciare indifferenti
i governi: i movimenti di opposizione sapranno ostacolare la strategia delle
multinazionali degli armamenti e del petrolio?
Le logiche di resistenza passano necessariamente tra le due sponde
dell'Atlantico, da Seattle in poi. E sono forme e pratiche che tendono a
collocarsi nell'area dell'esclusione, non certamente in ambiti istituzionali,
alla conquista di spazi autenticamente democratici, in termini di diritti,
contro ogni forma di sfruttamento, per eliminare la deriva autoritaria e
deregolamentata imposta globalmente
dall'impero americano.
AZIONI ARMATE E MULTINAZIONALI
Dalla seconda guerra mondiale in poi, la politica estera degli USA è costellata
di atti di terrorismo perpetrato con sistemi diversificati contro le
popolazioni civili ed inermi dei paesi, che si oppongono ad allinearsi agli
interessi delle multinazionali Statunitensi.
Con l'insediamento dell'esercito USA nel Golfo Persico, "le prime
vincitrici saranno le Compagnie di
servizi petrolifere, come la Schlumberger Ltd. e la Halliburton Corporation, di
proprietà del vice Presidente Dick Cheney", come pubblicato dalla Deutsche
Bank il 26 ottobre 2002.
La nuova amministrazione Bush è dominata da persone legate a grandi compagnie
petrolifere, interessate per lo più ad accaparrarsi il petrolio Iracheno, che
rappresenta la seconda più importante riserva per quantità, e la prima per
qualità del greggio.
Gli obiettivi della politica USA nei confronti dell'Iraq sono sempre gli
stessi: assicurarsi il pieno e totale controllo delle sue riserve petrolifere,
come di quelle di tutto il Medio oriente, evitare la formazione di uno stato
Kurdo nel nord dell'Iraq, per non entrare in contrasto con la Turchia alleato
fedelissimo, e di un'entità statuale Sciita al sud, che potrebbe in seguito
unirsi all'Iran.
L'altro Stato fedelissimo, lo Stato di Israele, rappresenta una costante
minaccia per tutti i paesi circostanti, ed è foraggiato dalle multinazionali
Occidentali per costituire il braccio armato a tutela dei loro interessi nella
regione, esercitando una continua intimidazione sui popoli palestinese e arabi,
a garanzia del loro "mercato".
Si tratta di un "mercato" che si avvantaggia della proliferazione di
agenzie miste, alla cui guida si alternano personaggi che rivestono
alternativamente ruoli pubblici di difesa e funzioni private di sicurezza. La
pratica della violenza sta saldamente nelle mani di strutture paramilitari,
dietro cui agiscono soggetti privati e statuali, che operano su scala
internazionale. Per essere più chiari, prendiamo in esame il mercato delle
armi: in questo ambito le attività sono solo apparentemente di tipo
privatistico, dato che la produzione è in mano agli Stati. Ma nel circuito del
traffico si innestano poi soggetti privati, mediatori, agenzie, mafie…si tratta
di un grande gioco in cui i militari svolgono un ruolo decisivo.
Questo è uno dei sintomi più evidenti e
diretti di un rapporto stretto fra sfera economica e sfera militare: la sfera
economica e finanziaria è determinante nella sua portata strutturale globale,
quella militare è decisiva in contesti locali. Le due sfere sono complementari,
una attiene alla produzione globale, la militare alla distruzione locale.
Le sorti del pianeta sono determinate da una combriccola di affaristi e di
strateghi senza scrupoli appartenenti a questi due insiemi.