www.resistenze.org - osservatorio - genere resistente - 05-03-12 - n. 399

da http://www.rebelion.org/noticia.php?id=145640
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Dichiarazione della Marcia Mondiale delle Donne
 
Giornata internazionale della donna 2012
 
02/03/2012
 
Questo 8 marzo, noi donne della Marcia Mondiale delle Donne, stiamo lottando, resistendo e costruendo un mondo per noi, gli altri, i popoli, per gli esseri viventi e la natura. Queste azioni continuano a subire l'assalto del paradigma mortale del capitalismo con le sue false uscite dalla crisi e dell'ideologia fondamentalista conservatrice.
 
Noi donne paghiamo il prezzo più alto: siamo le prime ad essere respinte e oltre ai compiti domestici abituali, siamo obbligate ad assumere le funzioni precedentemente svolte dai servizi sociali.
 
Tali misure sono l'espressione dell'ideologia patriarcale, capitalista e razzista e rappresentano l'incentivo per il nostro ritorno a casa, incoraggiando lo sviluppo della prostituzione e la mercificazione delle donne, l'aumento della violenza contro di noi, la tratta e la migrazione.
 
Denunciamo la continua imposizione degli accordi di libero scambio che cercano di trasformare i beni comuni come la salute, l'istruzione, l'acqua in merce, per creare un mercato dello sfruttamento della manodopera a basso costo nei paesi del Sud.
 
Rifiutiamo la cultura del consumismo che impoverisce ancor di più le comunità generando dipendenza e sterminando le produzioni locali.
 
Solidarizziamo con le donne che lottano in Europa, soprattutto in Grecia, ma anche in Portogallo, Galizia, Spagna, Italia e Macedonia, che si stanno organizzando per resistere all'offensiva neoliberale e retrograda promossa dalle istituzioni finanziarie e politiche e dai loro governi al servizio degli interessi delle multinazionali.
 
Solidarizziamo anche con le donne del Sud del mondo che soffrono la fame, l'impoverimento, la schiavitù lavorativa e la violenza, ma che continuano a resistere.
 
Denunciamo l'incremento della militarizzazione in tutto il mondo come strategia di controllo dei nostri corpi, delle nostre vite, dei movimenti e dei territori e garantisce il neo-colonialismo, il nuovo saccheggio e appropriazione da parte del capitale delle risorse naturali e il sostegno all'arricchimento dell'industria degli armamenti di fronte alla crisi. Constatiamo con timore la minaccia del ritorno del militarismo e dell'autoritarismo come valori nella società di diversi paesi del mondo come in Medio Oriente, Tunisia, Libia, Egitto, dove le donne e i popoli continuano a lottare contro ogni tipo di dittatura fondamentalista e per una reale democrazia; in Palestina dove le donne combattono contro il colonialismo e il sionismo; nei diversi paesi africani - come in Senegal dove il governo utilizza la forza dell'esercito per interessi elettorali o in Mali, dove gruppi armati terrorizzano la popolazione civile e la sua lotta per il controllo della regione del nord; in Honduras, Messico, Guatemala e Colombia dove si assiste ad un processo di ri-militarizzazione e nei diversi paesi in Asia-Oceania, dove si rafforza la presenza delle truppe militari degli Stati Uniti.
 
Solidarizziamo con le donne e i popoli resistenti e in lotta in tutti i territori in guerra, sotto controllo militare o a rischio di esserlo o che vivono gli effetti devastanti di una presenza militare straniera. Nonostante ciò, noi donne, continueremo a difendere il nostro territorio, il corpo e la terra dallo sfruttamento degli eserciti regolari ed irregolari, statali e privati.
 
Denunciamo la strategia concertata dai mezzi di comunicazione globalizzati che cerca di rivitalizzare i dogmi e i valori conservatori che minacciano le conquiste e i progressi delle donne nel mondo. Si chiudono gli spazi di partecipazione, si criminalizza la protesta e si limita il nostro diritto a decidere sui nostri corpi.
 
La nostra autodeterminazione riproduttiva è minacciata laddove l'abbiamo conquistata, come per esempio nei diversi paesi europei (Portogallo e Spagna) e in Nord America dove l'aborto è legalizzato, ma dove questo diritto viene attaccato nella pratica dai tagli ai bilanci pubblici che colpiscono gli ospedali e i servizi di interruzione della gravidanza.
 
In molti altri paesi in America Latina e altri in Asia- Oceania, le donne che abortiscono vengono criminalizzate, come in Brasile, Giappone e Vanuatu. In Messico si legalizza l'aborto a Città del Messico e lo si criminalizza nel resto del paese. In Honduras la pillola contraccettiva del giorno dopo è stata proibita. In Nicaragua l'aborto stesso in situazioni di pericolo di vita per la madre o di stupro, si trasforma in un reato grazie alla Riforma Costituzionale. In Russia segue l'esempio la moglie del presidente, con la campagna contro l'aborto in qualunque situazione. I gruppi autodenominati " ProVita" sostengono in realtà l'omicidio delle donne, insultano gli operatori sanitari in Nord-America, fanno pressioni in Parlamento per rivedere la legge in Sudafrica ed impediscono qualunque discussione in Pakistan.
 
Solidarizziamo con tutte le donne che continuano a lottare e affrontano gli attacchi della polizia, dei funzionari pubblici e della giustizia ingiusta, così come quelle che affrontano la violenza contro di sé.
 
Davanti a queste situazioni, noi scendiamo per le strade, abbiamo alternative e le stiamo vivendo. Ribadiamo che continueremo a fortificarci nei nostri corpi e territori in resistenza e li difenderemo, coltivando i nostri sogni di trasformazione strutturale nelle nostre vite e andando avanti fino a quando saremo libere.
 
Sollecitiamo all'articolazione dei nostri movimenti e alle alleanze con altri movimenti, perché solo così potremo costruire un mondo libero.
 
 

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