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osservatorio – italia politica interna - 20.06.02
ELEZIONI PARZIALI AMMINISTRATIVE: COSA C’E’ DA DIRE? BEN POCO.
Di Tiziano Tussi
Accingendomi a scrivere sulle elezioni parziali amministrative, che hanno
interessato comunque circa un quarto dell’elettorato italiano, cercavo di
sforzarmi per scrivere qualcosa di significativo. Ma poco viene alla penna. Tra
il primo ed il secondo turno il centro destra ha perso quattro comuni
capoluoghi di provincia (Gorizia, Alessandria, Asti, Verona) ed ha
guadagnato una provincia (Reggio Calabria). Naturalmente il centro sinistra ha
guadagnato i quattro comuni ed ha perso una provincia
Chi ha vinto, chi ha perso? Certo Fassino, Rutelli, ma anche Bertinotti e Di
Pietro, con l’aggiunta dell’ondivago Mastella, gridano al successo. Mentre il
centro destra ricorda che si è trattato del resto di situazioni locali,
non universalizzabili nazionalmente. E pare in questo non avere tutti i
torti. Ma si può dire però che se avesse vinto il Polo con gli alleati,
più o meno impresentabili (si era arrivati in alcune situazione anche alla
fiamma di Rauti), Berlusconi in testa, avrebbe straparlato di onda lunga della
casa delle Libertà ecc.
Ma noi sappiamo che leggendo le cifre per quello che sono non c’è molto da
gongolare. Se dopo un anno di governo ladresco, ancora l’elettorato italiano si
divide più o meno a metà tra i due raggruppamenti non c’è molto da
sperare. Dopo tutte le leggi liberticide fatte sia a livello nazionale
sia verso i rapporti con l’estero; dopo la politica ferocemente antioperaia e
antisalariale; tasse che non scendono, ricchi che salgono sempre di più nelle
loro ricchezze; dopo la riforma orrida della scuola e gli sprechi sanitari
delle regioni; dopo i ventilati grandi lavori in zone come la Sicilia che
mancano di acqua (anche nelle grandi città. Palermo è stata una grande capitale
normanna, solo per fare un esempio, in epoche remote); dopo l’inanità
dimostrata nei confronti di gruppi criminali organizzati quali mafia ecc.; dopo
tutto ciò non pare il caso di gridare al successo elettorale perché, ad
esempio, a Verona solo grazie ad un voltafaccia all’interno della maggioranza
di centro destra la città ha cambiato sindaco, oppure riscontrare che a Gorizia
il centro sinistra ha vinto per 28 voti di scarto.
Ancora Bertinotti in Liberazione del giorno 10 giugno ha dichiarato che
“l’influenza del movimento si è accentuata al secondo turno”?
Nello stesso tempo come si fa a non considerare l’aumentato astensionismo che
ha fatto scendere la percentuale dei votanti alle provinciali al 51,1% degli
aventi diritto al voto con una diminuzione, sul primo turno di due settimane
prima, del 14,1% mente le percentuali delle comunali passano dal 75,8 del primo
turno al 66,4 del secondo. Insomma ci si avvicina sempre più a percentuali
statunitensi di un elettore circa su due che vota. Ma la meraviglia
evidentemente dipende dal Paese di riferimento. Ci si meraviglia
dell’astensionismo in Francia, che è stato più o meno un terzo dell’elettorato,
proprio nello stesso giorno di domenica 8 giugno, in coincidenza con le
elezioni amministrative italiane, mentre in Francia si è votato per il primo
turno delle politiche. Percentuali di astensionismo vicinissime a quelle
americane si erano avute in Algeria, in situazione di guerra civile e di
genocidio strisciante. Tutti i giornali allora fecero a gara nel gridare allo
scandalo. Stesso scandalo non venne invece rilevato l’anno scorso alle elezioni
negli USA, che diedero come risultato finale più o meno la stessa percentuale
di disaffezione al voto. Ebbene l’Italia si sta accodando.
Questo è il dato più interessante e più preoccupante, se lo si guarda da
sinistra. Tutta questa massa di elettori non votanti, uomini e donne reali, per
chi avrebbe votato? per chi vorrebbe votare? chi vorrebbe sentire ragionare di
cose politiche? come? Queste dovrebbero essere le problematiche attorno
alle quali partiti di sinistra e comunisti dovrebbero aggirarsi per cercare di
capire e trovare soluzioni. In effetti come ha scritto un lettore di
Liberazione al suo giornale il giorno dopo il primo turno elettivo, il partito
aveva perso circa 28.000 voti. Non c’è molto da rallegrarsi. Solo un pochino.
Gli italiani non appaiono del tutto ciechi. I richiami del centro destra non
stravincono ma lasciano al fondo un’apatia che va aumentando e sarà difficile
trovare una via d’uscita con personaggi come Rutelli, Amato e D’Alema. Cosa
stanno dicendo di nuovo?