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- osservatorio - italia - politica e società - 19.07.02
DELLA
MEA E LA VIOLENZA
Lettera - non pubblicata - a «Liberazione»
Caro Direttore,
il simpatico e spesso acuto Ivan Della Mea ('Liberazione’ del 15 giugno) porta,
certo senza porvi mente, una bell’acqua al mulino del revisionismo storico,
mettendo nello stesso sacco del fascismo Pinochet, Videla, Papadopoulos e altri
insieme... a uno Stalin (che, bontà di Della Mea, peraltro 'ha contribuito a
liberare il mondo dal nazifascismo") o a un Ceausescu (vilmente e
oscenamescie trucidato da servizi segreti e oggi addirittura rimpianto da tanti
rumeni). E perché non include Truman, che ha ordinalo Hiroshima e Nagasaki,
Bush padre (Iraq), Clinton (Jugoslavia), Bush figlio (Afganistan)? Ma pur se
tralasciamo questo filone capitalistico, lo sa Della Mea che, con il criterio
da lui assunto (l’uso della violenza in sé, prescindendo dai contenuti di
classe), ''fascisti' sono, come dicono coerentemente i nostri avversari, non
solo Lenin, Mao, Castro, ma gli stessi Marx ed Engels? Non si chiude il
"Manifesto dei comunisti" con l’indicazione del "rovesciamento
violento di tutto l’ordinamento sociale esistente"? A chi giova la
confusione?
Cordialmente
Aldo Bernardini