www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 20.07.02

da "Note n.31" - Coll. Che Guevara


POLITICA  E  DEMOCRAZIA


L'arte del governo, la  politica, che nella sua forma recente indossa la veste della democrazia, il governo del popolo..., è in crisi. Una  crisi all'interno della irreversibilità  della crisi economica/sociale del sistema capitalista. Se nei regimi democratici passati non governava il popolo, c'era comunque una classe, un ceto politico rappresentante   i poteri economici forti, che mediava  tramite l'istituto parlamentare con i rappresentanti dell'opposizione e questi dovevano "giustificare" al proprio elettorato tale funzione. Che governasse la Destra o la Sinistra questo sistema si garantiva un consenso quasi totale, restandone escluse solo le forze non istituzionali, rivoluzionarie a sinistra o apertamente reazionarie a destra .
Questo consenso si è sgretolato e in Europa, dove i governi democratici formali erano storicamente consolidati, si assiste ad una caduta verticale di partecipazione alla politica arrivando ad un astensionismo del 74% nelle ultime elezioni amministrative britanniche, ma ovunque ad una media del 30-40 % che ormai avvicina l'Europa tutta agli USA dove da tempo la partecipazione al voto non supera il 50%.
La politica non  è più percepita come cosa pubblica ma come attività di gestione di pochi, di coloro  che già  sono egemoni all'interno dei poteri economici forti. Inoltre, con il maggioritario che punta al "centro", si è svuotato il senso all'alternanza e i programmi sono sempre più simili. Infine le decisioni di governo sono anche determinate da vincoli esterni, in Europa dagli accordi di Schengen e Maastricht, ovunque da  FMI-WTO- Banca Mondiale.
Non servono  a far partecipare, a sentirsi  dentro al Sistema, neppur le liste apertamente reazionarie, come  da noi "Fascismo e Libertà " ( sic...) e neppure infilare a sinistra candidati  No Global e Disubbidienti....
In realtà siamo al Regime, in forma "democratica", nel blocco della informazione, nella repressione crescente,  nella legislazione che abolisce benefici sociali ed istituisce erogazioni privatistiche, ad personam quasi, all'autoritarismo che umilia magistratura e parlamento. Non solo bandiere, inni e parate ma soprattutto l'impunità delle forze "dell'ordine" oggi indispensabili, come i media asserviti, che ricordano il ruolo dei pretoriani nel tardo impero romano.
L'opposizione istituzionale  non ha reagito di conseguenza neanche dopo Genova, dopo il caso Biagi e le trame oscure che stanno dietro all'affaire Cofferati . Non è però solo la repressione e l'alienazione dei media a fermare il cosidetto  "movimento".  Purtroppo la crisi della politica tocca la progettualità comunista, oggi inesistente. A partire dal PRC , dalla conclusione  apparentemente "innovativa" dell'ultimo congresso: più movimento, meno partito. L'unica cosa certa  è la partecipazione con l'Ulivo, questo Ulivo...,  su programmi concordati..., ieri alle amministrative e domani alle politiche.
La crisi peggiore,  purtroppo, è nell'astensionismo sociale partecipativo, è nel movimento che non si muove..., nella sinistra cosiddetta rivoluzionaria  che, al di là di tirarsi fuori dal pantano istituzionale, non sta andando da nessuna parte.
Mentre la crisi  mondiale impone un conflitto palese ed aspro fra imperialismo USA  ed europeo, impone guerre "umanitarie" e contro il "terrorismo", si assiste impotenti alla distruzione di ogni  legame sociale autonomo da parte del liberismo selvaggio senza che venga costruita   alcuna trincea di resistenza da parte delle classi sfruttate ed emarginate.
I disastri finanziari Enron, Worldcom, Xerox in USA, di Vivendi in Francia, e le numerose bancarotte di  intere nazioni e regioni del pianeta, rendono altresì palese che questo capitalismo di rapina non può risolvere i grandi problemi dell'umanità: ne è la causa prima !
Da noi i sorrisi americani di Berlusconi e Rutelli non ci fanno dimenticare che è passata, solo con qualche protesta , una legge che depenalizza  il falso in bilancio! Mentre  cancellano previdenza e sanità pubblica si tace sulla più grande polarizzazione  di ricchezza dall'ottocento: più soldi alle imprese e meno ai lavoratori, più erogazioni al settore privato e meno ai servizi sociali, rendono i ricchi più ricchi ed  aumentano povertà ed emarginazione sociale.
Siamo dunque in piena crisi di credibilità della politica. Soltanto la disinformazione mediatizzata, per i più , e la paura, per alcuni, impediscono di trarne qualsivoglia conseguenza.
Se oggi non serve il voto e se non basta gridare contro il regime, occorre trovare dimensioni sociali per ricreare organizzazione di classe, egemonia culturale, una forza sociale sufficiente per costruire  almeno solidarietà internazionalista, qui in Europa. All'interno delle metropoli imperialiste, soprattutto, subito dopo l'obiettivo della  giustizia sociale, la rivoluzione ha le sue basi nella difesa della dimensione antropologica  e sociale della politica.
A conclusione ricordiamo la concezione comunista di Che Guevara, prefigurata nella lettera "Il socialismo e l'uomo nuovo a Cuba", in diversi suoi studi e documenti,e che è stata ripresa dal nicaraguense Orlando Nunez Soto in "L'umanesimo del Che ed i sentieri della rivoluzione" : la rivoluzione è teoria, studio, approfondimento ed è prassi, sperimentazione ed azione, fatta da uomini che cercano  verità e giustizia .