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osservatorio - italia - politica e società - 30.07.02
Imprecisioni a senso unico
La necessità di rendere pubblica la seguente
lettera, inviata ma non apparsa su “Liberazione”, viene sentita non solo perché
le imprecisioni vanno corrette, ma per ragioni di fondo.
Attribuire al patto Molotov-Ribbentrop il corridoio di Danzica, considerato
come un peso negativo da Polonia e Lituania, corrisponde al solito schema di
attribuire ogni (vero o presunto) male al solito Stalin. E’ un vezzo costante,
e quando lo si fa rilevare, la risposta è sempre: “Sì, questa volta ci siamo
sbagliati”. Da un po’ di tempo si controrisponde: “Stranamente, gli sbagli su
Stalin sono sempre a senso unico. Mai che si dica qualcosa di buono, sia pure
per sbaglio, ad es. che ha salvato il gatto del vicino”. Si tratta quindi di
sbagli molto sospetti e che comunque risalgono a inveterati pregiudizi.
Sulla questione della Corte penale internazionale di Roma l’intervista a Di
Lello dimostra uno dei soliti vizi della sinistra istituzionale, di prestare
cieca fiducia alle ingegnerie normative. La predetta Corte, oltre a qualche
lato positivo, presenta molti
inconvenienti. Si dà il caso che gli Stati Uniti, per motivi riprovevoli di egoismo
di superpotenza, hanno fatto osservazioni che dovrebbero valere a favore di
ogni Stato e delle garanzie costituzionali di chiunque (vedi ad es. Milosevic).
La sconcezza è quindi nel due pesi e due misure, nel fatto che gli Stati Uniti
ancora una volta hanno abusato del Consiglio di sicurezza per ottenere un
privilegio in un modo certamente non corretto sotto il profilo giuridico.
Spett.le “Liberazione”
all’att.ne del Direttore
Alessandro Curzi
Caro Direttore,
due piccole imprecisioni in “Liberazione” del 14 luglio. A proposito
dell’interessante servizio su Kaliningrad: il patto Molotov-Ribbentrop del 1939
non ha a che fare con il “corridoio” stabilito, dopo il trattato di Versailles
del 1919, per collegare la Prussia orientale (Königsberg, oggi Kaliningrad),
che sulla base di quel trattato era stata separata dal grosso della Germania
con una striscia di territorio assegnata alla Polonia (porto di Gdynia) e alla
città libera di Danzica.
Nell’intervista a Di Lello, appare qualche confusione: la Corte penale
internazionale di Roma (e non dell’Aja, come in fine) nasce da una convenzione
internazionale, non da una decisione del Consiglio di sicurezza. Il C.d.s. non
ha potere normativo vero e proprio, nonostante negli ultimi anni se lo sia
arrogato senza grandi resistenze di stati o di dottrina: per questo il
Tribunale ad hoc dell’Aja (sulla Jugoslavia), istituito da una decisione del
C.d.s., è illegittimo, ma pure invalida deve essere considerata la decisione
consiliare sulle immunità delle truppe USA (e altre) dalla Corte di Roma (per
un anno, ma ne è di fatto predisposto il rinnovo). Una convenzione
internazionale come quella di Roma offre l’unica base possibile di legittimità
per un tribunale penale internazionale su individui, ma pone molti problemi di
diritto internazionale e soprattutto costituzionale. Proprio per questo però,
se la posizione USA va considerata assolutamente immorale con riguardo al
doppio standard (rispetto ad es. a Milosevic), il giurista avvertito sa che
essa tocca punti molto sensibili, peraltro da riconoscersi nei riguardi di
tutti gli Stati e non solo della superpotenza e dei suoi pur momentanei sodali.
Aldo Bernardini