Di prossima pubblicazione sul quindicinale brasiliano Inverta
Dopo Firenze, Cosenza: dopo la festa, la repressione.
Di Tiziano Tussi
Il giorno 9 novembre a Firenze si è svolta una grandissima manifestazione da
parte di quello che viene definito “movimento no global”, ora meglio indicato
come “new global”. Una cifra impressionante di persone, secondo le valutazioni,
da mezzo milione ad un milione di persone, hanno sfilato per le vie della città
senza incidenti alcuno.
Sottolineo questo dato perché è stato il dato attorno al quale tutti gli organi
di informazione si sono attorcigliati per dire qualcosa di un fenomeno che per
ora, politicamente, stenta a dire parole chiare.
Le motivazioni di fondo dell’antiglobalizzazione infatti risulta essere una
generica e viscerale, a volte solo epidermica, avversione a tutto ciò che si
può considerare come derivato dal capitalismo liberista. I due termini non
vanno assolutamente scissi. Altro per il momento sembra non esserci ed anzi,
ogni volta che qualcuno tenta di andare un po’ oltre subito si formano
divisioni che fanno diminuire moltissimo la “quantità” in movimento. Del resto
molti uomini di sinistra, molti gruppi di comunisti, o che si definiscono tali,
stanno puntando proprio sulla “quantità in movimento” per cercare un po’ di
ossigeno ai loro ritardi politici del momento.
Il governo di (centro) destra ha lasciato, questa volta, fare diversamente che
da Genova. Non vi sono stati temutissimi incidenti anche perché le forze di
polizia non hanno spinto verso scontri di piazza, e tra i manifestanti non sono
apparsi gli oscuri “black bloc”, anche perché vi era una massiccia presenza del
sindacato della CGIL con relativo servizio d’ordine: in definitiva non era il
caso, per nessuno, creare ancora scompiglio.
E’ stata una festa: canti, balli, palloncini e tanta allegria. Ma è durato
pochissimo.
Pochi giorni dopo la procura di Cosenza ha portato a termine una serie di
perquisizioni e di arresti proprio per alcuni rappresentanti di uno dei tanti
spezzoni di questo movimento. Sono finiti in carcere venti persone con accuse
che risalgono a reati definiti nell’epoca fascista, dopo che le indagini si
erano prolungate nel corso di un anno e mezzo. Fra l’altro l’obiettivo è un
gruppo che lavorava politicamente nell’Italia meridionale e che ora non esiste
neppure più. Sembra proprio che finita la festa siano cominciate le “mazzate”,
le contromosse del potere.
Tutta la questione pare così debole che persino alcuni esponenti della destra,
usando strumentalmente la questione, non hanno perso l’occasione per tuonare
contro la magistratura, che nel frattempo, a Perugia, aveva condannato a 24
anni di carcere, sentenza non definitiva, Giulio Andreotti, un inossidabile
esponente della vecchia classe dirigente, dell’ex partito della Democrazia
Cristiana, per esser il mandante di un delitto eccellente, più di quattro
lustri fa.
Lo scontro con la magistratura che la destra continua a portare avanti per
cercare di tenere fuori da grossi guai giudiziari uomini importanti ora al
governo, il presidente del Consiglio in testa, è ininterrotto.
Questo scontro è possibile anche attraverso il “movimento dei movimenti” poiché
questi, oltre a muoversi, non produce, per ora, nulla di sostanziale, nulla che
rimanga. Oltre a dire no ad una legge dalla piazza, sarebbe utile avere la
possibilità di farne, in parlamento, nelle regioni, nei comuni. E nell’unica
occasione nella quale alcune liste locali “new global” si sono presentate alle
elezioni amministrative i risultati non sono stati in nessun modo positivi.