La schizofrenia al potere: la legge sulla devolution
Di Tiziano Tussi
Poche righe di legge di riforma costituzionale che dà inizio ad un percorso
indecifrabile, uno slalom cieco tra porte che non si sa cosa celino. La legge
sulla “devolution”, le modifiche all’articolo 117 della Costituzione,
recentemente oggetto di cambiamenti da parte dell’ultimo governo del centro
sinistra e ulteriormente ritoccato ora dal testo bossiano. Pochissime righe:
“Dopo il quarto capoverso dell’articolo 117 della Costituzione è inserito il
seguente:”Le regioni attivano la competenza legislativa esclusiva per le
seguenti materie: a) assistenza ed organizzazione sanitaria; b) organizzazione
scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione; c) definizione
della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della
Regione; d) polizia locale.”
Tutto qui. Il primo voto è passato il 5 novembre in Senato. Si dovranno
aspettare ancora la votazione alla Camera dei Deputati, poi si dovrà ripetere
il tutto ad almeno tre mesi di distanza dall’ultima votazione della prima
tornata. Già si preannunciano, anche da parte di settori della maggioranza,
volontà divergenti che dovrebbero sostanziarsi in emendamenti al testo. Ma
tutto questo per ora è solo futuribile.
Ci interessa qui sottolineare la “questione scuola”.
Da pochissimo è passata, proprio al Senato, la riforma di cicli. In essa vi è
il riconoscimento di una autonomia di una piccola percentuale dei programmi di
studio delle scuole che viene accreditata alle regioni. Tale quota, che compare
nell’articolo 2, deve comunque essere esattamente certificata da interventi
regolamentativi che vedranno la luce in seguito. Ma se passa la legge di Bossi,
e passa così come ora è stata votata dal Senato, non avrà più senso neppure la
presenza di un ministero centrale, così come quello della sanità, mentre
verranno amputate le prerogative per le questioni della sicurezza. Non pare
vero che, in una compagine che sta assieme anche in condizioni difficilissime,
contro natura, non traspaia almeno la coscienza che non sia possibile operare
in modo contraddittorio. Che senso ha proporre una riforma che poi viene
cassata da un’altra operazione politica?
Tanto lavoro da parte della “commissione Bertagna” per approntare programmi
faraonici, buttato via. Una scuola regionale, sulla quale la regione ha
“competenza legislativa esclusiva” non permette nessuna “architettura statale”
di cui va cianciando il ministro Moratti.
Un settore critico quale quello della scuola dovrebbe almeno avere da parte
dell’esecutivo l’attenzione della logica aristotelica che notoriamente invitava
a rispettare il principio di non contraddizione.