www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 11-02-03

Alla Redazione di RAI 1
p.c.
La Repubblica, La Stampa, Radio Iran, Radio Cuba, Luna Nuova, Dialogo in Valle, La voce del Gamadi, L’incontro, Liberazione, ANPI, ANPPIA, L’antifascista, Les amis de Robespierre, Libero Pensiero Giordano Bruno, sindacato jugoslavo, Giorgio Bocca, Eugenio Scalari, Politecnico di Torino

Con grande dispiacere ho ascoltato la notizia da voi trasmessa oggi 10 febbraio 2003 al TG delle ore 13:30, riguardo la questione dei “profughi” italiani, dopo la seconda guerra mondiale, dalle isole jugoslave (oggi croate). Avete descritto il fatto come un “mini” olocausto. Ricordo che gli Italiani hanno avuto la possibilità di scegliere se stare in Jugoslavia o tornare in Italia, non sono stati né massacrati, né giustiziati, né tantomeno allontanati, né con le buone, né con le cattive. Quanto avete riferito è pertanto falso e offende chi ha combattuto il fascismo che, come è noto alle persone sincere e documentate, ha contribuito in maniera sostanziale allo sterminio del popolo jugoslavo, innalzando ben 200, dico duecento, campi di concentramento, dove donne e bambini (gli uomini venivano subito uccisi davanti ai loro figli e alle loro mogli) morivano perfino di sete.
Come figlio di un noto comandante partigiano della Valle di Susa e responsabile del sabotaggio e controsabotaggio in Piemonte e nipote di Virgilio, giornalista e direttore didattico allontanato dall’insegnamento per “scarso adattamento al fascismo”, come membro dell’ANPPIA, protesto per queste menzogne vergognose, probabilmente suggerite per far piacere al ministro Tremaglia, noto fascista, che certamente non si è mai vergognato dei campi di sterminio.
Allego alcune lettere che potrebbero farvi riflettere.

Distinti saluti
Boris Bellone

Precisazione di complemento alla precedente lettera di protesta
All’attenzione della Redazione RAI,
Faccio presente che “la fredda accoglienza” ai profughi dalla Jugoslavia, così ampiamente descritta e dolorosamente gridata dai giornalisti alla tv, ha significato:
1- maggiore punteggio per entrare nella amministrazione statale e nella scuola, superando a volte chi era stato allontanato dalla precedente amministrazione statale fascista, per “scarso adattamento al regime”,
2- Un “regalo” di 10 (dieci) anni per la pensione.
Conosco questi fatti come dipendente statale e per motivi personali, in quanto amici di famiglia hanno usufruito abbondantemente di queste agevolazioni.
I detenuti politici antifascisti invece non hanno ottenuto nulla, perché quelli sopravvissuti, “avevano sopportato un carcere duro, ma non particolarmente, altrimenti sarebbero morti e le domande non si fanno da morti”.
Distinti saluti
Boris Bellone

Allegato 1

Stimati Redattori di “Luna Nuova” , “Dialogo in valle”, “La Repubblica”, “La Stampa”

Osservo da tempo che è in corso in Italia una riabilitazione del fascismo attraverso una severa condanna delle popolazioni dell’Est europeo- dove è invece stato il fascismo a seminare morte tra la popolazione-, accusate inverosimilmente di genocidio di italiani; mentre non si contano più le scuse verso il popolo ebraico o meglio verso il governo israeliano.
Anche il Presidente Ciampi “cade”, a parer mio, in questa doppia valutazione del periodo fascista.
Ritengo importante sottolinearlo perché non si dimentichi troppo facilmente cosa è stato il fascismo e cosa potrebbe ancora fare, visto che ci tiene tanto a giustificare le proprie azioni criminali, addossando colpe terribili alle proprie vittime.
Le affermazioni del Presidente Ciampi, in visita a Trieste nel maggio 2002, sono per lo meno preoccupanti. Vi prego di riportare- sui Vostri pregiati giornali- stralci, che seguono, di una lettera indirizzata proprio a Ciampi da ex combattenti dell’Istria slovena, lettera pubblicata solo da “La Voce del Popolo”, giornale locale.

“Sti.mo signor Presidente, nella nostra opinione pubblica echeggia ancora sempre l’eco della sua dichiarazione rilasciata durante la sua recente visita a Trieste nel maggio 2002 e cioè che sloveni (e jugoslavi) hanno ucciso degli italiani solo perché erano italiani, ovvero allo scopo di diminuire l’italianità del territorio occupato dall’armata jugoslava. Non si possono però ignorare i fatti storici, come, a causa degli orrori provocati dalla guerra, vi siano stati dei regolamenti di conti con gli attori di crimini di guerra. Basterebbe ricordare i bombardamenti a tappeto delle città tedesche, come Dresda, con centinaia di migliaia di vittime innocenti, o Hiroshima, dove in un attimo sono state carbonizzate 70mila persone e altrettante ne sono state inguaribilmente contaminate (…)
E adesso i numeri che dovrebbero giustificare un genocidio: Per la zona di Trieste ad esempio, Claudia Cernigli, nel suo studio “Operazione foibe”, ha potuto dimostrare, nome per nome che il numero complessivo degli scomparsi è stato 517 e non 1457 come sostenuto dal pubblicista pordenonese Marco Pirica nel suo libro “Genocidio” che su ingiunzione del Tribunale, ha dovuto ritirare dal commercio a causa di documentate false affermazioni. (….)
(nota di B. Bellone: 300mila i morti italiani nel secondo conflitto, 1,8milioni gli Jugoslavi caduti o uccisi in campo di concentramento per mano di italiani e tedeschi).
Va ricordato che Sloveni e Croati non solo hanno subito una invasione militare, senza una dichiarazione di guerra (come per l’attacco NATO in Kosovo- nota di Boris Bellone), ma anche anni di soprusi e devastazioni di ogni genere sulla propria terra e venti anni di terrore fascista sul territorio che il trattato di Rapallo ha lasciato all’Italia (….)
Visti i fatti elencati ed altri elementi storici, che dimostrano incontestabilmente chi è stata la vittima e chi il carnefice, vediamo con notevole disappunto le affermazioni, con le quali, anche Lei, Presidente, purtroppo con leggerezza, speriamo suggerita, ci rinfaccia offensive affermazioni di genocidio. La sua dichiarazione, al contrario, riafferma la constatazione di come l’Italia non ha avuto il coraggio intellettuale e la forza morale di fare i conti con il proprio passato. Per cui i crimini del regime monarcofascista sul nostro territorio e altrove, non sono potuti entrare nella memoria collettiva degli italiani. Ed è così che è potuto sorgere il mito delle storiche ingiustizie nei loro confronti il che rappresenta un substrato di possibili pericolosi sviluppi. Per questo, ci appelliamo a Lei, signor Presidente, affinché non fornisca ulteriori contributi, aggiungendo benzina sul fuoco, e la preghiamo di guardare al passato con maggiore amore per la verità e rispettando i dati della storia. (…)
Voglia gradire, signor Presidente, i sensi del nostro rispetto.
Ass. Combattenti del litorale sloveno, Club culturale Istria slovena”

Mentre i Tedeschi hanno sempre ammesso pienamente le loro colpe, gli Italiani si sono sempre camuffati da vittime. Oggi questa menzogna risulta utile alla Destra al Governo che si appresta a stravolgere i testi scolastici di Storia. Magari scopriremo tra poco che “le orde slave hanno invaso l’Italia nel 1920 e imposto con la forza la lingua slovena in valle di Susa per venti anni”.

Un cordiale saluto
Boris Bellone

Allegato 2

Sti.mi redattori di Luna Nuova e Dialogo in valle – Avigliana e Condove
p.c. Presidente della Repubblica Italiana C.A. Ciampi

Sabato 4 maggio al Politecnico di Torino ho assistito alla proiezione del film “fascist legacy” e alla breve conferenza che ha seguito. Presenti personaggi della cultura di rilievo: Costanzo Preve, filosofo, Angelo del Boca, storico e Massimo Sani, regista. Tra il numeroso pubblico, oltre a studenti del quinto anno delle superiori (per la valle di Susa il liceo di Bussoleno con i proff. Richetto e Dosio), la signora Rita Comoglio della ANPPIA di Torino e Bruno Carli, a tutti noto.
Il film, in forma di documento storico, prodotto dalla BBC, è stato da oltre dieci anni tradotto dal regista Sani e consegnato alla RAI, che però non intende in nessun modo, da dieci anni, trasmetterlo.
Perché?
È probabile che non sia ancora “politicamente conveniente”, né per la destra al governo, né per quella sinistra che comunque ha spesso appoggiato le iniziative di intervento armato coloniale dell’Italia, già prima del fascismo (le mire coloniali italiane risalgono al 1895 con la dura sconfitta all’Amba Alagi e la conseguente caduta del governo Crispi nel 1896), e che solo due anni fa ha, “finalmente”, potuto esprimere, in prima persona, questi “desideri”, contribuendo ad occupare per “ragioni umanitarie” la provincia jugoslava del Kosovo (per Preve, l’intervento della NATO in Kosovo non è dovuto a ragioni umanitarie in quanto non era in corso un genocidio, bensì uno scontro tra esercito e secessionisti e quindi era ed è ingiustificato l’attacco NATO per tali motivi, che nasconde invece una ragione di tipo coloniale in modo grossolano, ma sufficiente perché, anche se è facile sapere la verità, “nessuno” la vuole conoscere, “tutti” condividono l’idea dei Serbi geneticamente feroci ripetuta alla tv e sui giornali, “provata” dall’ostinazione del giudice Del Ponte).
Il film è diviso in due parti. Nella prima sono documentate in modo chiaro e terribile le atrocità del regio esercito italiano in Etiopia e poi in Jugoslavia, per reprimere col terrore la resistenza delle popolazioni; nella seconda parte, testimoni, storici, politici e documenti dimostrano la volontà degli alleati, Statunitensi ed Inglesi, di insabbiare le indagini sugli oltre 750 criminali di guerra italiani, colpevoli di innumerevoli nefandezze e anche di genocidio. Si dice che era necessario perché era già iniziata la “guerra fredda”. Appare, a maggior ragione oggi, vergognoso che in Italia ci si indigni solo per le “foibe titine” (da mille a duemila i morti, secondo gli storici, 10mila secondo la propaganda di destra) e si faccia finta invece di ignorare quanto male abbiano fatto le nostre truppe d’occupazione nei Balcani (Grecia compresa). Sentendo poi i numeri, viene il brivido. Duecento i campi di prigionia solo italiani, non tedeschi, nei Balcani, dove si moriva perfino di sete! Centinaia di migliaia gli internati (600mila secondo il governo jugoslavo, 250mila accertati per gli storici), donne e bambini compresi, anzi soprattutto, di cui pochissimi i sopravvissuti (perché gli uomini tra i 16 e i 60 anni venivano subito massacrati e uccisi).
 750 criminali di guerra italiani, nessuno condannato in Italia, nessuno estradato all’estero.
Ora, come hanno ribadito Preve e del Boca, non si tratta di ridescrivere gli italiani come cattivi e non più “brava gente” e fare tutti noi un atto di dolore, ma è indubbio che si debbano conoscere questi fatti e se ne comprenda la loro gravità. Proprio ieri ho ascoltato con piacere le parole del Presidente Ciampi riguardo al revisionismo storico e al tentativo di confondere le vittime di una feroce aggressione alle vittime tra gli aggressori, i morti nella risiera di S. Sabba e quelli delle foibe (certamente vi sono state anche numerose vittime innocenti, ma, purtroppo, in conseguenza del lunghissimo periodo, spesso violento, di italianizzazione di province slave, a San Sabba erano invece tutte innocenti!).
 Mi auguro che il Presidente Ciampi dia subito il “permesso” di vedere Fascist Legacy liberamente alla televisione pubblica.
Nel frattempo consiglio la lettura del recente libro di Jürgen Elsässer “Menzogne di guerra- le bugie della Nato nel conflitto in Kosovo” edito da La città del Sole nell’aprile 2002.
Un cordiale saluto  
Boris Bellone

Allegato 3

Stimati Redattori di “Luna Nuova”
p.c.
Dialogo in valle
La Repubblica
La voce del GAMADI
L’anno scorso avete gentilmente pubblicato una mia lettera che riportava un articolo di un giornale locale sloveno (riportato dalla rivista “la voce del GAMADI” di Roma a cura di Miriam Pellegrini Ferri, partigiana) riguardo ad un commento infelice del presidente Ciampi su improbabili colpe di genocidio di italiani da parte dell’esercito jugoslavo vincitore in Slovenia.
Quella lettera ha provocato la reazione di alcuni lettori che probabilmente sognano ancora il terzo reich e, per fortuna, la contro risposta di democratici e ex partigiani.
Se mi permettete, vorrei proporvi un altro articolo, questa volta tratto dal numero di dicembre de “L’antifascista”, mensile dell’ANPPIA, dal titolo:

LA SLOVENIA A FERRO E FUOCO
Di Silvio Poletto

 “Lo storico Marco Cuzzi ha svolto una ricostruzione storica obiettiva nel volume “L’occupazione italiana della Slovenia 1941-1943” edito nel 1998 dallo Stato Maggiore dell’Esercito-Ufficio Storico.
60 anni fa, il 31 luglio, Mussolini ebbe una riunione con i generali Cavallero, Roatta e Ambrosio circa la situazione in Slovenia e nelle zone adiacenti la provincia. L’intervento del duce fu riportato da Cavallero nel suo diario. La riunione si svolse a Gorizia.
Una delle poche considerazioni di Mussolini sulla provincia di Lubiana: “Dopo lo sfacelo della Jugoslavia ci siamo ritrovati sulle braccia la metà di una provincia e, bisogna aggiungere, la metà più povera. I germanici ci hanno comunicato un confine: noi non potevamo che prenderne atto. Aprile 1941. Inizialmente le cose parvero procedere in modo migliore. La popolazione considerava il minore dei mali di essere sotto la bandiera italiana… Il 22 giugno con l’inizio delle ostilità con la Russia, questa popolazione che si sente slava si è sentita solidale con la Russia. Da allora tutte le speranze ottimistiche tramontarono.
“Anche nella slovenia tedesca le cose non andavano bene- continuò Mussolini. Io penso che sia meglio passare dalla maniera dolce a quella forte piuttosto che essere obbligati all’inverso… Non temo le parole. Sono convinto che al terrore dei partigiani si debba rispondere con il ferro ed il fuoco. Deve cessare il luogo comune che dipinge gli italiani come sentimentali incapaci di essere duri quando occorre… Questa popolazione non ci amerà mai”.
Il duce fu senza pietà: “Non vi preoccupate del disagio economico della popolazione. Lo ha voluto… Non sarei alieno dal trasferimento di masse di popolazione”.
Il 31 luglio 1942 ero in Piazza Cesare Battisti, con le maestranze della fabbriche- precettate per l’evenienza- con Sangalli, Caron, De Giacomi, Spada, Ghirighelli, Gualdi, Cefis, Raffin del Cotonificio e quelli delle altre aziende. Già da quel periodo una resistenza passiva prendeva avvio di fronte alle assurde teorie dei capi del fascismo.
E la Resistenza attiva, già consolidata fra gli sloveni, si profilava nelle file degli italiani, con l’obiettivo di porre fine alle avventure militari in cui era stata trascinata l’Italia. Quella giornata rappresenta una condanna storico-morale della politica fascista e una indicazione del necessario riscatto dei popoli per sconfiggere Hitler e i suoi alleati”.
Lo stesso numero de “L’antifascista” ospita un articolo di Paolo Bagnoli su “la falsa retorica sui caduti di El Alamein” dal titolo “Tutti uguali davanti alla morte, non davanti alla storia”, dove si lamenta e si condanna il tentativo di Tremaglia (e il poco chiaro discorso di Ciampi), appellatosi al subdolo concetto di pacificazione, di revisionare la realtà per riabilitare il regime mussoliniano e rivisualizzarlo nella nostra vita comune in termini positivi.
Ho visitato recentemente, insieme ai miei alunni di terza media, la mostra sulla Resistenza dedicata a Bruno Carli e allestita a cura del prof. Richetto al liceo scientifico di Bussoleno. Dopo questa visita capisci che la Storia non può essere cambiata per far piacere al primo governo- dell’Italia democratica-esplicitamente di estrema destra (speriamo passeggero).
Mamma Carli non lo permetterà, finché ci saranno professori come PierLuigi Richetto e giovani studenti che vogliono sapere!

Cordialmente
Boris Bellone