Alla
Redazione di RAI 1
p.c.
La Repubblica, La Stampa, Radio Iran, Radio Cuba, Luna
Nuova, Dialogo in Valle, La voce del Gamadi, L’incontro, Liberazione, ANPI,
ANPPIA, L’antifascista, Les amis de Robespierre, Libero Pensiero Giordano
Bruno, sindacato jugoslavo, Giorgio Bocca, Eugenio Scalari, Politecnico di
Torino
Con grande dispiacere ho ascoltato la notizia da voi
trasmessa oggi 10 febbraio 2003 al TG delle ore 13:30, riguardo la questione
dei “profughi” italiani, dopo la seconda guerra mondiale, dalle isole jugoslave
(oggi croate). Avete descritto il fatto come un “mini” olocausto. Ricordo che
gli Italiani hanno avuto la possibilità di scegliere se stare in Jugoslavia o
tornare in Italia, non sono stati né massacrati, né giustiziati, né tantomeno
allontanati, né con le buone, né con le cattive. Quanto avete riferito è
pertanto falso e offende chi ha combattuto il fascismo che, come è noto alle
persone sincere e documentate, ha contribuito in maniera sostanziale allo
sterminio del popolo jugoslavo, innalzando ben 200, dico duecento, campi di
concentramento, dove donne e bambini (gli uomini venivano subito uccisi davanti
ai loro figli e alle loro mogli) morivano perfino di sete.
Come figlio di un noto comandante partigiano della
Valle di Susa e responsabile del sabotaggio e controsabotaggio in Piemonte e
nipote di Virgilio, giornalista e direttore didattico allontanato
dall’insegnamento per “scarso adattamento al fascismo”, come membro
dell’ANPPIA, protesto per queste menzogne vergognose, probabilmente suggerite
per far piacere al ministro Tremaglia, noto fascista, che certamente non si è
mai vergognato dei campi di sterminio.
Allego alcune lettere che potrebbero farvi riflettere.
Distinti saluti
Boris Bellone
Precisazione di complemento alla precedente lettera di protesta
All’attenzione della Redazione RAI,
Faccio presente che “la fredda accoglienza” ai profughi dalla Jugoslavia, così
ampiamente descritta e dolorosamente gridata dai giornalisti alla tv, ha
significato:
1- maggiore punteggio per entrare nella amministrazione statale e nella scuola,
superando a volte chi era stato allontanato dalla precedente amministrazione
statale fascista, per “scarso adattamento al regime”,
2- Un “regalo” di 10 (dieci) anni per la pensione.
Conosco questi fatti come dipendente statale e per motivi personali, in quanto
amici di famiglia hanno usufruito abbondantemente di queste agevolazioni.
I detenuti politici antifascisti invece non hanno ottenuto nulla, perché quelli
sopravvissuti, “avevano sopportato un carcere duro, ma non particolarmente,
altrimenti sarebbero morti e le domande non si fanno da morti”.
Distinti saluti
Boris Bellone
Allegato 1
Stimati Redattori di “Luna Nuova” , “Dialogo in valle”, “La Repubblica”, “La
Stampa”
Osservo da tempo che è in corso in Italia una riabilitazione del fascismo
attraverso una severa condanna delle popolazioni dell’Est europeo- dove è
invece stato il fascismo a seminare morte tra la popolazione-, accusate
inverosimilmente di genocidio di italiani; mentre non si contano più le scuse verso
il popolo ebraico o meglio verso il governo israeliano.
Anche il Presidente Ciampi “cade”, a parer mio, in questa doppia valutazione
del periodo fascista.
Ritengo importante sottolinearlo perché non si dimentichi troppo facilmente
cosa è stato il fascismo e cosa potrebbe ancora fare, visto che ci tiene tanto
a giustificare le proprie azioni criminali, addossando colpe terribili alle
proprie vittime.
Le affermazioni del Presidente Ciampi, in visita a Trieste nel maggio 2002,
sono per lo meno preoccupanti. Vi prego di riportare- sui Vostri pregiati
giornali- stralci, che seguono, di una lettera indirizzata proprio a Ciampi da
ex combattenti dell’Istria slovena, lettera pubblicata solo da “La Voce del
Popolo”, giornale locale.
“Sti.mo signor Presidente, nella nostra opinione pubblica echeggia ancora
sempre l’eco della sua dichiarazione rilasciata durante la sua recente visita a
Trieste nel maggio 2002 e cioè che sloveni (e jugoslavi) hanno ucciso degli
italiani solo perché erano italiani, ovvero allo scopo di diminuire
l’italianità del territorio occupato dall’armata jugoslava. Non si possono però
ignorare i fatti storici, come, a causa degli orrori provocati dalla guerra, vi
siano stati dei regolamenti di conti con gli attori di crimini di guerra. Basterebbe
ricordare i bombardamenti a tappeto delle città tedesche, come Dresda, con
centinaia di migliaia di vittime innocenti, o Hiroshima, dove in un attimo sono
state carbonizzate 70mila persone e altrettante ne sono state inguaribilmente
contaminate (…)
E adesso i numeri che dovrebbero giustificare un genocidio: Per la zona di
Trieste ad esempio, Claudia Cernigli, nel suo studio “Operazione foibe”, ha
potuto dimostrare, nome per nome che il numero complessivo degli scomparsi è
stato 517 e non 1457 come sostenuto dal pubblicista pordenonese Marco Pirica
nel suo libro “Genocidio” che su ingiunzione del Tribunale, ha dovuto ritirare
dal commercio a causa di documentate false affermazioni. (….)
(nota di B. Bellone: 300mila i morti italiani nel secondo conflitto, 1,8milioni
gli Jugoslavi caduti o uccisi in campo di concentramento per mano di italiani e
tedeschi).
Va ricordato che Sloveni e Croati non solo hanno subito una invasione militare,
senza una dichiarazione di guerra (come per l’attacco NATO in Kosovo- nota di
Boris Bellone), ma anche anni di soprusi e devastazioni di ogni genere sulla
propria terra e venti anni di terrore fascista sul territorio che il trattato
di Rapallo ha lasciato all’Italia (….)
Visti i fatti elencati ed altri elementi storici, che dimostrano
incontestabilmente chi è stata la vittima e chi il carnefice, vediamo con
notevole disappunto le affermazioni, con le quali, anche Lei, Presidente,
purtroppo con leggerezza, speriamo suggerita, ci rinfaccia offensive
affermazioni di genocidio. La sua dichiarazione, al contrario, riafferma la
constatazione di come l’Italia non ha avuto il coraggio intellettuale e la
forza morale di fare i conti con il proprio passato. Per cui i crimini del
regime monarcofascista sul nostro territorio e altrove, non sono potuti entrare
nella memoria collettiva degli italiani. Ed è così che è potuto sorgere il mito
delle storiche ingiustizie nei loro confronti il che rappresenta un substrato
di possibili pericolosi sviluppi. Per questo, ci appelliamo a Lei, signor Presidente,
affinché non fornisca ulteriori contributi, aggiungendo benzina sul fuoco, e la
preghiamo di guardare al passato con maggiore amore per la verità e rispettando
i dati della storia. (…)
Voglia gradire, signor Presidente, i sensi del nostro rispetto.
Ass. Combattenti del litorale sloveno, Club culturale Istria slovena”
Mentre i Tedeschi hanno sempre ammesso pienamente le loro colpe, gli Italiani
si sono sempre camuffati da vittime. Oggi questa menzogna risulta utile alla
Destra al Governo che si appresta a stravolgere i testi scolastici di Storia.
Magari scopriremo tra poco che “le orde slave hanno invaso l’Italia nel 1920 e
imposto con la forza la lingua slovena in valle di Susa per venti anni”.
Un cordiale saluto
Boris Bellone
Allegato 2
Sti.mi redattori di Luna Nuova e Dialogo in valle – Avigliana e Condove
p.c. Presidente della Repubblica Italiana C.A. Ciampi
Sabato 4 maggio al Politecnico di Torino ho assistito alla proiezione del film
“fascist legacy” e alla breve conferenza che ha seguito. Presenti personaggi
della cultura di rilievo: Costanzo Preve, filosofo, Angelo del Boca, storico e
Massimo Sani, regista. Tra il numeroso pubblico, oltre a studenti del quinto
anno delle superiori (per la valle di Susa il liceo di Bussoleno con i proff.
Richetto e Dosio), la signora Rita Comoglio della ANPPIA di Torino e Bruno
Carli, a tutti noto.
Il film, in forma di documento storico, prodotto dalla BBC, è stato da oltre
dieci anni tradotto dal regista Sani e consegnato alla RAI, che però non
intende in nessun modo, da dieci anni, trasmetterlo.
Perché?
È probabile che non sia ancora “politicamente conveniente”, né per la destra al
governo, né per quella sinistra che comunque ha spesso appoggiato le iniziative
di intervento armato coloniale dell’Italia, già prima del fascismo (le mire
coloniali italiane risalgono al 1895 con la dura sconfitta all’Amba Alagi e la
conseguente caduta del governo Crispi nel 1896), e che solo due anni fa ha,
“finalmente”, potuto esprimere, in prima persona, questi “desideri”, contribuendo
ad occupare per “ragioni umanitarie” la provincia jugoslava del Kosovo (per
Preve, l’intervento della NATO in Kosovo non è dovuto a ragioni umanitarie in
quanto non era in corso un genocidio, bensì uno scontro tra esercito e
secessionisti e quindi era ed è ingiustificato l’attacco NATO per tali motivi,
che nasconde invece una ragione di tipo coloniale in modo grossolano, ma
sufficiente perché, anche se è facile sapere la verità, “nessuno” la vuole
conoscere, “tutti” condividono l’idea dei Serbi geneticamente feroci ripetuta
alla tv e sui giornali, “provata” dall’ostinazione del giudice Del Ponte).
Il film è diviso in due parti. Nella prima sono documentate in modo chiaro e
terribile le atrocità del regio esercito italiano in Etiopia e poi in Jugoslavia,
per reprimere col terrore la resistenza delle popolazioni; nella seconda parte,
testimoni, storici, politici e documenti dimostrano la volontà degli alleati,
Statunitensi ed Inglesi, di insabbiare le indagini sugli oltre 750 criminali di
guerra italiani, colpevoli di innumerevoli nefandezze e anche di genocidio. Si
dice che era necessario perché era già iniziata la “guerra fredda”. Appare, a
maggior ragione oggi, vergognoso che in Italia ci si indigni solo per le “foibe
titine” (da mille a duemila i morti, secondo gli storici, 10mila secondo la
propaganda di destra) e si faccia finta invece di ignorare quanto male abbiano
fatto le nostre truppe d’occupazione nei Balcani (Grecia compresa). Sentendo
poi i numeri, viene il brivido. Duecento i campi di prigionia solo italiani,
non tedeschi, nei Balcani, dove si moriva perfino di sete! Centinaia di
migliaia gli internati (600mila secondo il governo jugoslavo, 250mila accertati
per gli storici), donne e bambini compresi, anzi soprattutto, di cui pochissimi
i sopravvissuti (perché gli uomini tra i 16 e i 60 anni venivano subito
massacrati e uccisi).
750
criminali di guerra italiani, nessuno condannato in Italia, nessuno estradato
all’estero.
Ora, come hanno ribadito Preve e del Boca, non si tratta di
ridescrivere gli italiani come cattivi e non più “brava gente” e fare tutti noi
un atto di dolore, ma è indubbio che si debbano conoscere questi fatti e se ne
comprenda la loro gravità. Proprio ieri ho ascoltato con piacere le parole del
Presidente Ciampi riguardo al revisionismo storico e al tentativo di confondere
le vittime di una feroce aggressione alle vittime tra gli aggressori, i morti
nella risiera di S. Sabba e quelli delle foibe (certamente vi sono state anche
numerose vittime innocenti, ma, purtroppo, in conseguenza del lunghissimo
periodo, spesso violento, di italianizzazione di province slave, a San Sabba
erano invece tutte innocenti!).
Mi
auguro che il Presidente Ciampi dia subito il “permesso” di vedere Fascist
Legacy liberamente alla televisione pubblica.
Nel frattempo consiglio la lettura del recente libro di Jürgen Elsässer
“Menzogne di guerra- le bugie della Nato nel conflitto in Kosovo” edito da La
città del Sole nell’aprile 2002.
Un cordiale saluto
Boris Bellone
Allegato 3
Stimati Redattori di “Luna Nuova”
p.c.
Dialogo in valle
La Repubblica
La voce del GAMADI
L’anno scorso avete gentilmente pubblicato una mia lettera che riportava un
articolo di un giornale locale sloveno (riportato dalla rivista “la voce del
GAMADI” di Roma a cura di Miriam Pellegrini Ferri, partigiana) riguardo ad un
commento infelice del presidente Ciampi su improbabili colpe di genocidio di
italiani da parte dell’esercito jugoslavo vincitore in Slovenia.
Quella lettera ha provocato la reazione di alcuni lettori che probabilmente
sognano ancora il terzo reich e, per fortuna, la contro risposta di democratici
e ex partigiani.
Se mi permettete, vorrei proporvi un altro articolo, questa volta tratto dal
numero di dicembre de “L’antifascista”, mensile dell’ANPPIA, dal titolo:
LA SLOVENIA A FERRO E FUOCO
Di Silvio Poletto
“Lo storico Marco Cuzzi ha svolto una
ricostruzione storica obiettiva nel volume “L’occupazione italiana della
Slovenia 1941-1943” edito nel 1998 dallo Stato Maggiore dell’Esercito-Ufficio
Storico.
60 anni fa, il 31 luglio, Mussolini ebbe una riunione con i generali Cavallero,
Roatta e Ambrosio circa la situazione in Slovenia e nelle zone adiacenti la
provincia. L’intervento del duce fu riportato da Cavallero nel suo diario. La
riunione si svolse a Gorizia.
Una delle poche considerazioni di Mussolini sulla provincia di Lubiana: “Dopo
lo sfacelo della Jugoslavia ci siamo ritrovati sulle braccia la metà di una
provincia e, bisogna aggiungere, la metà più povera. I germanici ci hanno
comunicato un confine: noi non potevamo che prenderne atto. Aprile 1941.
Inizialmente le cose parvero procedere in modo migliore. La popolazione
considerava il minore dei mali di essere sotto la bandiera italiana… Il 22
giugno con l’inizio delle ostilità con la Russia, questa popolazione che si
sente slava si è sentita solidale con la Russia. Da allora tutte le speranze
ottimistiche tramontarono.
“Anche nella slovenia tedesca le cose non andavano bene- continuò Mussolini. Io
penso che sia meglio passare dalla maniera dolce a quella forte piuttosto che
essere obbligati all’inverso… Non temo le parole. Sono convinto che al terrore
dei partigiani si debba rispondere con il ferro ed il fuoco. Deve cessare il
luogo comune che dipinge gli italiani come sentimentali incapaci di essere duri
quando occorre… Questa popolazione non ci amerà mai”.
Il duce fu senza pietà: “Non vi preoccupate del disagio economico della
popolazione. Lo ha voluto… Non sarei alieno dal trasferimento di masse di
popolazione”.
Il 31 luglio 1942 ero in Piazza Cesare Battisti, con le maestranze della
fabbriche- precettate per l’evenienza- con Sangalli, Caron, De Giacomi, Spada,
Ghirighelli, Gualdi, Cefis, Raffin del Cotonificio e quelli delle altre
aziende. Già da quel periodo una resistenza passiva prendeva avvio di fronte alle
assurde teorie dei capi del fascismo.
E la Resistenza attiva, già consolidata fra gli sloveni, si profilava nelle
file degli italiani, con l’obiettivo di porre fine alle avventure militari in
cui era stata trascinata l’Italia. Quella giornata rappresenta una condanna
storico-morale della politica fascista e una indicazione del necessario
riscatto dei popoli per sconfiggere Hitler e i suoi alleati”.
Lo stesso numero de “L’antifascista” ospita un articolo di Paolo Bagnoli su “la
falsa retorica sui caduti di El Alamein” dal titolo “Tutti uguali davanti alla
morte, non davanti alla storia”, dove si lamenta e si condanna il tentativo di
Tremaglia (e il poco chiaro discorso di Ciampi), appellatosi al subdolo
concetto di pacificazione, di revisionare la realtà per riabilitare il regime
mussoliniano e rivisualizzarlo nella nostra vita comune in termini positivi.
Ho visitato recentemente, insieme ai miei alunni di terza media, la mostra
sulla Resistenza dedicata a Bruno Carli e allestita a cura del prof. Richetto
al liceo scientifico di Bussoleno. Dopo questa visita capisci che la Storia non
può essere cambiata per far piacere al primo governo- dell’Italia
democratica-esplicitamente di estrema destra (speriamo passeggero).
Mamma Carli non lo permetterà, finché ci saranno professori come PierLuigi
Richetto e giovani studenti che vogliono sapere!
Cordialmente
Boris Bellone