da "la Voce"
del G.A.MA.DI.- marzo-2003
I movimenti e la giustizia
Pasquale Vilardo
E' interessante notare che, da quando per la "sinistra sociale" è
finito il "grande freddo" e da più parti crescono e si intersecano i
movimenti - dal "popolo di Seattle" agli operai,
ai girotondi, ecc. - una delle tematiche più I importanti riguarda la giustizia
e la legalità. E questo sia "in positivo" - cioè quando si
invoca il diritto a sostegno delle buone
ragioni dei soggetti sociali - sia "in negativo" - cioè . quando si
denunciano arbitrarie re- pressioni.
In questo articolo, più che formulare "ricette" cerchiamo di fornire
il quadro della realtà, per avviare delle riflessioni che consentano di capire
i problemi sulla base dei dati di fatto.
Tra gli esempi "in positivo" possiamo indicare il vasto movimento dei
giuristi contro la guerra, contro il degrado dello Stato di diritto, per la
tutela dei diritti sociali, dell'indipendenza della magistratura, della
Costituzione.
In queste lotte i movimenti hanno trovato un indubbio terreno di incontro con i
principi di civiltà giuridica elaborati soprattutto nel 2° dopoguerra allorché
sulle ceneri del vecchio assetto autoritario e fascista sorsero le Costituzioni
democratiche, il Welfare State, i principi dell'ONU ecc.
Mentre il liberismo capitalistico oggi dominante vede in tutte queste conquiste
civili un impaccio e vuole sbarazzarsene brutalmente, i nuovi movimenti invece
si fanno forti di questi principi di civiltà e cercano preziose alleanze, sia
per difendere l'esistente sia per allargare gli spazi di democrazia e la
griglia dei diritti.
Così vediamo che nei grandi appuntamenti internazionali dei Social forum, e in
particolare negli ultimi di Genova, Firenze e Porto Alegre ai temi del diritto
e della giustizia sono dedicati specifici seminari, con la partecipazione dei
più qualificati operatori del: diritto, ed è confortante constatare la presenza
dei magistrati a fianco dei liberi professionisti e dei docenti, perché
significa che pezzi di istituzioni rivendicano la loro autonomia nei con- gi
fronti dei poteri forti, che intendono stravolgere i fondamenti democratici
delle istituzioni stesse.
Tra gli esempi "in negativo" indichiamo invece le recenti inchieste
delle Procure di Cosenza e di Genova contro i NoGlobal. Dopo il luglio 200 l di
Genova infatti è indubbio che il "movimento dei movimenti" abbia conosciuto un processo straordinario di maturazione, evitando risposte estremiste e
legandosi ai soggetti sociali più significativi - dalla classe operaia in
evidente risveglio ai ceti professionali in lotta contro le prevaricazioni del
governo di centrodestra sulla giustizia, l'informazione pubblica, le garanzie,
ecc.
Appare dunque oltremodo sconcertante la stretta repressiva proprio quando,
straordinarie manifestazioni di piazza indicavano anche sul piano dei “grandi
numeri” (milioni di persone che manifestavano) la maturità di questi movimenti.
Ma c'è da dire che la risposta: dei soggetti sociali è stata all'altezza della
sfida.
Cosenza, 23 novembre 2002
Una delle risposte più belle riguarda
senza dubbio il modo come la città di Cosenza ha reagito agli arresti dei
No-Global meridionali. Intanto, nessuna isteria estremistica: con pacatezza gli
arrestati, i difensori, i politici di sinistra e settori della Magistratura Democratica
sono subito andati al merito delle questioni giuridiche, rivendicando le :i
buone ragioni di una militanza che 1-
soltanto l'incultura giuridica
inquisitoria, di origine persino fascista, ha scambiato per minaccia
dell'ordine pubblico.
La difesa, dal piano strettamente giudiziario si è così trasferita ad un piano
giuridico più elevato - contestando
il carattere fascista di alcune norme del codice, incompatibili con lo spirito
della Costituzione - e quindi a un livello etico-sociale di
indubbia modernità, spiegando le ragioni del nuovo volontariato che - al Sud come ormai in tutti i paesi investiti dalla
"globalizzazione" - si pone come "pensiero critico"
contro gli esiti nefasti del liberismo, per la salvezza stessa - materiale e morale - del pianeta Terra.
La parola d'ordine ormai planetaria "un nuovo mondo è possibile" è
stata insomma tirata giù dal " cielo delle idee astratte" e si è
fatta iniziativa concreta, stile di vita collettivo, possibilità reale di
trasformazione sociale.
E c'è da dire che. l'intera città di Cosenza, il popolo .cosentino nella sua
accezione più nobile, ha capito sino in fondo la posta in gioco ed ha accolto
il "popolo di Seattle" in versione italiana e meridionale in
particolare in modo che dire "caloroso" non spiega bene, perché
l'intera città si è "vestita a festa" (con gli striscioni dai
balconi, i pasticcini offerti ai
manifestanti, . l'allegria espressa in una sorta di happening collettivo) e
scesa in i strada, in un abbraccio fraterno.
Il ridicolo, a questo punto, ha ucciso gli inquisitori, più che le istanze
tecniche. Se la rivoluzione è una festa, a Cosenza si è intravisto qualcosa.