www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 02-04-03

da "la Voce" del G.A.MA.DI.- aprile-2003

La legge Bossi - Fini al banco di prova

Pasquale Vilardo

La legge 30 luglio 2002 n. 189 - ! "Modifica alla normativa in e materia di immigrazione e di asilo" - la famigerata "Bossi/Fini", è ormai collaudata nella prassi e c'è da dire che mai previsione teorica - quella che già nella fase preparatoria dette l'allarme per provvedimenti legislativi che degradavano il nostro stato costituzionale di diritto e parlavano "svolta xenofoba" - è stata più confermata nella applicazione concreta..

Ma c'è da dire che, purtroppo, il governo di centrodestra ha - di suo - inventato poco, perché non fa altro che peggiorare la precedente legge sull'immigrazione Turco/Napolitano, di centrosinistra, conservandone l'impianto generale, e la "filosofia" - se così si può dire, di fondo.
E, il più delle volte, corregge in peggio indirizzi comunque presenti nella legge di centrosinistra.
Nei limiti del presente articolo possiamo esaminare solo alcuni aspetti della legge, peraltro fondamentali.
Parliamo quindi dell' "espulsione amministrativa" (art. 13) e della "esecuzione dell'espulsione" (art. 14).

Qui è evidente come la Bossi/Fini, sulla base dell' esperienza acquisita dalla legge-quadro sull' immigrazione promulgata nel 1998, corregge - per così dire - certe "anomalie" considerate "garantiste" e conferisce al Prefetto e al Questore, cioè alla Polizia, poteri così ampi, che relegano il ruolo del Giudice quasi a notaio delle prassi esecutive poliziesche, in ogni caso gli tolgono il primato giuridico che gli compete.
Il decreto di espulsione del Prefetto da "motivato" che era, diventa "decreto motivato immediatamente esecutivo", e "anche se sottoposto a gravame o impugnativa".
Avverso il decreto di espulsione sono 60 giorni di tempo per presentare ricorso in Tribunale, ma intanto lo straniero deve lasciare il territorio dello stato italiano entro 15 giorni, e comunque il Questore può trattenere lo stesso presso il Centro di permanenza più vicino.

Le sanzioni penali sono tutte aumentate, quando non introdotte per la prima volta. Ma vediamo un caso c esemplare per capire cosa può succedere.

IL CASO FADUMA FARAH AIDID

Faduma risiede in Italia da 25 anni, si è laureata in Economia e Commercio a Milano, è accreditata dalle autorità del suo paese, la Somalia, sin dal 1986 quale 3° Segretario di ambasciata, nonché - dopo la caduta del noto Siad Barre nel 1991 - Ambasciatrice Plenipotenziaria.
Gode di passaporto diplomatico, regolarmente vistato dalla Farnesina.
Nel frattempo la situazione politica ' in Somalia si fa critica e, nonostante buone relazioni di fatto, le rispettive ambasciate a Roma e a Mogadiscio vengono chiuse, ma sempre in attesa di regolarizzazione, Fadurna comunque rappresenta legittimamente il suo paese e svolge la sua attività - con il consenso delle Autorità italiane - per quindici anni almeno. Ad un certo punto la Farnesina non riconosce più l'accredito delle autorità somale, ma al tempo stesso riconosce funzioni consolari ad altre persone non accreditate dalle stesse Autorità- Il 23 gennaio 2003 scatta il decreto di espulsione prefettizio. Fadurna presenta ricorso, il Giudice fissa l'udienza al 14 febbraio. Tutto regolare, dunque. E invece NO: l’11 febbraio Faduma viene portata con violenza al Centro di Ponte Galeria e il suo Consigliere diplomatico viene arrestato, ma subito dopo scarcerato. Così, Fadurna compare dinanzi al Giudice il 14 febbraio in condizioni tali che non può difendersi efficacemente e presenta sul suo corpo i segni della violenza subita.

Il giorno dopo viene ricoverata sanguinante copiosamente all'Ospedale S. Camillo e qui mentre si trova nella corsia del Pronto Soccorso, riceve la visita di cinque signori in borghese che vogliono fargli firmare dei fogli. Fadurna si rifiuta e reclama la presenza del suo avvocato.

Ad un successivo controllo del suo difensore di fiducia risulta che i cinque signori in borghese erano niente meno che gli organi del Tribunale di Roma che hanno convalidato il trattamento di Ponte Galeria.

Ovviamente Fadurna presenterà tutti i ricorsi del caso e farà intervenire le autorità somale, ma la domanda è questa: se una persona qualificata come Fadurna, laureata per giunto in Italia e residente da 25 anni viene trattata così, che ne sarà degli immigrati "normali", quelli che nemmeno sanno cosa vuoi dire avere un difensore di' fiducia e nemmeno comunque possono permetterselo'?

Certo il pericolo di uno Stato Giudiziario di Polizia è reale: oggi tocca agli immigrati, ma - se passano queste cose - è chiaro che il degrado colpirà tutti i cittadini comuni, cioè i lavoratori, cioè i soggetti deboli.

Per parte nostra lanciamo preoccupati l l'allarme e chiediamo a tutti i veri giuristi di mobilitarsi per l'abrogazione della "Bossi/Fini", firma degna delle subculture fasciste, razziste, liberiste che evoca.