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18 aprile 2003.

Cari compagni stiamo sbagliando.


Per chi come me considera Cuba Terra liberata leggere i commenti e le pesanti critiche sui giornali in questi giorni è una grave sofferenza. Siamo pronti a giudicare, a insegnare, a raccomandare, qualcuno è pronto ad abbandonare Cuba nel momento più difficile…Stiamo sbagliando! Ancora.

Faccio parte dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba da diversi anni; ai congressi ho sempre creduto ai Compagni cubani quando, quasi infastiditi dalle nostre lezioni di democrazia a casa d’altri, ci dicevano “Siamo un Paese in guerra, con una legge che rispecchia questa situazione; appena potremo, toglieremo la pena di morte”. Ma noi, indomabili mediatori, non crediamo fino in fondo che Cuba vive sulla sua pelle ogni giorno un perenne stato di conflitto, di incertezza, continuamente provocata dal vicino americano, con leggi, denaro, attentati, ingerenze inaccettabili, con un embargo che pesa sulle spalle di ogni cubano da più di quarant’anni, possa davvero considerarsi in Stato di Guerra permanente, con un Comandante in Jefe e misure legislative dovute all’emergenza. Dov’erano i “giudiziosi” quando venivano vanificate dagli Usa le risoluzioni ONU contro il blocco economico di Cuba, quando all’ONU i cubani denunciavano il mancato rispetto dell’Ajuste Cubano (patto di immigrazione) da parte americana, quando moriva in un attentato provocato dalla mafia americana anticastrista Fabio Di Celmo, all’Avana, quando il piccolo Elian veniva reclamato dal padre, quando contro ogni legge internazionale, ma non contro le più logiche previsioni, continuava abusivamente l’occupazione di Guantanamo; a proposito qualcuno ha qualcosa da dire su Guantanamo, dove si addestrano i marines e si torturano con i mezzi più moderni quelli che gli USA dicono essere terroristi. E dove è stata l’alzata di scudi quando negli USA hanno incarcerato i Cinque Patrioti cubani e cosa abbiamo fatto per i loro diritti, tra l’altro essendo persone innocenti? Un anno fa navigando su internet ho trovato un volantino con la firma del Governo americano dal titolo un po’ vecchio ‘Far West: i tre peggiori nemici degli USA’; c’erano tre foto: Bin Laden, Sadam e Fidel Castro (decisamente il più bello). Per i primi due, tutti abbiamo un’idea di come è andata...per il terzo invece vogliamo dare a Bush una mano? Possibile, sempre dando per scontata la buona fede, che non ci rendiamo conto che quattro dirottamenti, tre aerei e un’imbarcazione, in un mese solo, con il rischio provato per l’incolumità di decine di passeggeri, stranieri per giunta, sono un po’ più di un colpo di sole  ...nessuno ha avuto il sentore lontano di una provocazione architettata ad arte per mettere in enorme difficoltà il Governo cubano? E perchè proprio adesso?

A novembre ho avuto l’onore e il piacere immenso di partecipare al Secondo incontro emisferico di lotta contro l’ALCA, all’Avana. Un caso fortunato, perchè nessun giornale annunciava questo importantissimo evento. Mi sono iscritta via e-mail, non avevo accrediti e sono partita. Al Palazzo delle Convenzioni c’era tutta l’America Latina, oltre al Canada e alle rappresentanze statunitensi che già stanno provando il rovescio della medaglia dell’Area di Libero Commercio Americana e mostravano (paesi ricchi),commossi alle lacrime, le foto dei bambini denutriti, negli Stati Uniti.
All’Avana c’era un popolo, uno solo enorme, una sola lingua, un corpo dai mille colori e lineamenti, con un unico cuore e un unica grande speranza; c’erano gli indios dell’Amazzonia, del Cile, i cocaleros con Ivo Morales, gli operai argentini e i campesinos brasiliani, direttamente dal granaio d’America; lì veniva rappresentato tutto il resto del mondo, quello che non ha diritti civili, che ha fame, che viene espropriato delle terre dei padri e se si ribella danno fuoco alle case e se ancora non se ne va, gli sparano contro. C’era una donna campesina peruviana che abbracciando Fidel lo ringraziava visibilmente provata ancora dal ricordo, per l’aiuto del medico volontario cubano che le ha salvato la vita, in occasione di un esproprio, pagato dalla Monsanto o dalla Del Monte, e praticato dai militari dei governi democratici latino americani invitati a farlo dagli Stati Uniti. Avevano tutti un’unica grande preoccupazione: capire, da Fidel Castro e dai Cubani, come fermare l’ingresso degli USA in America Latina. Quelle popolazioni sanno di dover impedire la firma dei loro governi a favore dell’ALCA, perchè da quel rifiuto dipende la loro vita, la vita dei loro figli, delle loro biodiversità, delle loro risorse d’acqua e anche perchè no, della vita del mondo. Molte di queste persone hanno una cultura estremamente limitata: Cuba da a loro la possibilità gratuitamente di studiare nelle sue scuole e di vivere a Cuba per due, tre anni, in modo da formarsi e tornare nei loro Paesi più preparati e consapevoli per la lotta. Si, la lotta...il termine che riecheggiava nella sala in ogni momento...”Alerta, alerta, alerta que camina, la armada de la lucha por la America Latina”. Si parlava in questi termini e i Compagni dell’America Latina che nelle loro Città la lotta la stanno già facendo, con pestaggi e arresti e sparizioni e accuse in base alla nuova legge contro il terrorismo, chiedevano ai Cubani come fare a continuare uniti e coordinati nella lotta. Fidel ridendo ha chiesto alla platea di non metterlo in mezzo, perchè lui era già abbastanza inguaiato; ma poi ha cominciato ad elencare tutto ciò che il Suo Paese avrebbe fatto per dare una organizzazione a questo movimento, pur pretendendo di starne fuori, fornendo supporti informatici, tenendo le fila della rete del continente, che essendo immenso e povero ha forti difficoltà di comunicazione; lì ho capito che i problemi di Cuba sarebbero presto cresciuti a dismisura. E lo ha ammesso anche Fidel, che non avrà il tempo di godersi la sua pensione. Quando il Segretario Bertinotti ha parlato di ciò che stava accadendo in Europa, le grandi mobilitazioni contro il neoliberismo e l’impero (si dice così adesso?), ho fatto partire io l’applauso dalla platea e gli altri mi hanno seguito. Sapevano delle manifestazioni di Roma e Firenze, hanno capito il senso delle parole, ma non l’hanno accomunato alla loro lotta: la lotta per la vita,  per cambiare lo stato di cose presenti. Loro lottano anche per noi e noi stiamo attaccando Cuba, invece di lottare per la sua completa e incondizionata libertà. Voglio anche sottolineare che Fidel era in mezzo a noi: ho potuto avvicinarmi e abbracciarlo, forte forte, senza che nessuno tentasse di fermarmi; e lui non aveva un giubbotto antiproiettile. Anche in piazza della Rivoluzione, all’inaugurazione della prima olimpiade cubana, c’erano centinaia e centinaia di persone ed eravamo seduti vicino a Gabriel Garcia Marquez, ai Generali della Rivoluzione Cubana, al niño, così chiamano Elian, ai campioni olimpici cubani: non ho visto un fucile, ne un controllo alle borse.

Cuba è un Paese incantato che va guardato con gli occhi curiosi di un bambino, senza preconcetti. All’Avana puoi fare e trovare ogni cosa, se conosci la gente giusta...ma è bello anche lasciarsi prendere un po’ in giro, nella nostra involontaria boriosa superiorità, dal ragazzo che ti chiede latte condensato per il suo bambino, visto che è solo e senza lavoro, e che la sua mamma è morta e la nonna è paralizzata...tu sai che sono tutte frottole, che il latte per i bimbi è garantito, che il lavoro c’è per tutti e pagano anche quelli che non si presentano mai a lavorare, ma ci vuoi cascare, vai con lui dal negoziante, compri 20 dollari di latte in polvere, che il ragazzo lascia lì, ritirerà più tardi. Ma ritirerà solo la sua percentuale, che spenderà per una coca o una camicia per la festa. E’ così, si potrebbero scrivere romanzi sulle storie che senti nei percorsi turistici dell’Avana e essendo gente fantasiosa, quando capiscono che non ti va la medaglietta della visita del Papa, ti parlano del nonno che ha fatto la Rivoluzione con Fidel. Puoi incontrare ogni genere di persona, ma devi sapere cosa stai cercando. Ora, cari Compagni, io non credo che esista un popolo più libero di quello cubano: libero nella testa, libero di dire ciò che vuole, di arrangiarsi, sotto l’occhio vigile di una polizia che definirei materna, che c’è, ma lascia fare.
La cosa che più manca a tanti cubani è viaggiare, conoscere il mondo, un altro diritto....per andare negli Usa il metodo lo conoscono: diventare dissidenti e rifugiati politici, altrimenti alla frontiera li rispediscono a casa. Ma i nostri Compagni ben pensanti sanno quanto costa ad un cubano venire in Italia? Costa 1.000 euro circa al mese, da lasciare in deposito, e sapete a chi? All’Ambasciata d’Italia a Cuba, che pretende anche il tuo 730 da visionare e un biglietto di andata e ritorno per il viaggiatore, oltre un’assicurazione obbligatoria da fare però all’arrivo in Italia. Insomma di chi sono le responsabilità della situazione cubana?

Ma è un popolo resistente e lo ha provato; ci dicono spesso che noi italiani non riusciremmo a fare la loro vita e sicuramente è vero.
Un popolo così ha bisogno di sobillatori, sabotatori, provocatori, se vuole cambiare il suo Governo? Se vuole cambiare leggi? Date un’occhiata al sistema elettorale cubano e a quanti (pochi) cubani in effetti sono iscritti al PCC e a chi viene eletto negli organismi assembleari di Governo popolare e vi accorgerete che nulla di ciò che noi diremo li farà dubitare: non hanno bisogno dei nostri rimproveri delusi. Hanno quello che vogliono dal punto di vista politico e quello che gli permettiamo, anche noi che ci scandalizziamo ma a corrente alternata, d’avere dal punto di vista economico. A proposito, lo sapete che a Cuba è scoppiata la mania del cellulare, che costa pochissimo e raggiunge tutto il mondo? 
La cosa che più mi fa sorridere sarà vedere sui Giornali cubani le dichiarazioni dei Compagni Ingrao, Bertinotti, Diliberto (“io l’ho sempre detto”), Vendola e tutti gli altri a seguire.
Poi abbiamo i Compagni di progetto Comunista che tacciano Castro di tradimento per non aver esportato la Rivoluzione.
Vedremo chi, quatto quatto, andrà in delegazione ufficiale a Cuba la prossima volta, per gli incontri di protocollo, quelli importanti.
Abbiamo perso l’occasione di far sentire a Cuba il nostro pieno appoggio, possiamo rimediare...con Cuba perderemmo un impareggiabile speranza e anche l’America Latina.

Laura Gerevini
PRC Cremona