da "Nuova Unità" n.3 -2003
Guerra...politica…bonta’: dall’invasione all’iraq una lezione di realismo.
Di Tiziano Tussi
“…la forza materiale non può essere
abbattuta che dalla forza materiale…”
Karl Marx, Critica alla Filosofia del
diritto di Hegel.
L’invasione dell’Iraq da parte di un gruppo di paesi “occidentali” con alla
testa gli USA, ha, o dovrebbe avere dato, un segnale di chiarezza ai nostri
politici per quanto riguarda i rapporti internazionali fra stati. Pare proprio
invece che nessuno, tanto meno il centro sinistra, tanto meno Rifondazione
Comunista, abbia recepito tale lezione di realismo. La destra in Italia fa il
suo lavoro. Lo fa male, non sapendo governare ed essendo una compagine politica
perlomeno dubbia a tale livello, stando anche i numerosi guai giudiziari dei
suoi responsabili, a cominciare dal vertice.
Una sinistra decente, un centro sinistra non così imbelle, dovrebbe avere già
da tempo fatto un sol boccone di tanta incapacità. Noi che non siamo mai stati
fedeli seguaci della politica del Partito Comunista Italiano, pensiamo con pena
a quella classe dirigente e pensiamo anche che se vi fossero ora sulla scena
gli uomini genericamente definiti dirigenti del PCI degli anni del dopoguerra,
di Berlusconi & Soci avrebbero avuto presto ragione. Ma ora, dovendoci
accontentare delle ballerine di terza fila dell’Ulivo, poco possiamo sperare.
Neppure in Rifondazione Comunista la lezione dei duri fatti ha portato a
resipiscenze sulla posizione tenuta recentemente, totalmente ed imbellamente
pacifista. Anzi, stando i problemi di ordine internazionale, vedi ora, per
esempio, la “querelle” sulle condanne a morte eseguite di recente a Cuba di
alcuni oppositori allo stato comunista dei Caraibi, vi è sempre un motivo per
rinfocolare i lai per la pena di morte sempre e comunque, assieme con
associazioni varie tipo “nessuno tocchi Caino” ecc.
Non ci si chiede mai, non si opera mai una contestualizzazione storica dei
fatti – ma Caino qualcuno ha toccato? Il “toccato” da Caino può essere “rimesso
in circolazione”? può rifarsi una vita? -: l’importante è che la “pappa del
cuore” (Hegel) sia sempre in ribollimento.
Quindi dopo avere manifestato in lungo ed in largo contro la guerra, ogni
guerra ecc., ecc., ecco che nonostante tale guerra sia stata già fatta e sia
finita, nel senso della distruzione di massa, l’Ulivo in Parlamento riprende a
chiedere, come se nulla fosse che l’ONU sia “rimesso nelle condizioni di ecc.
ecc”; che “l’Unione Europea trovi una posizione unitaria ecc., ecc..”
Ma se la coscienza di ciò che è accaduto dovrebbe essere stata scossa, dato che
la guerra in Iraq l’hanno fatta sostanzialmente gli USA, con alcuni prezzolati
alleati, andrebbe rivolto contro gli USA qualsiasi richiesta politica. Che ne
so? Interruzione dei rapporti diplomatici, degli scambi commerciali, espulsione
delle basi NATO dall’Italia ecc., ecc. Stesso comportamento verso
l’Inghilterra: sanzioni pesanti in sede europea; espulsione di suoi
rappresentanti dalle commissioni dell’Europa unita o altro simile. Pure con la
Polonia appena entrata in EU, che ha mandato ben 180 militari in Iraq e che ora
pretende che ogni ritorno economico sia controllato solo da chi ha inviato
soldati a morire, quindi, ad esempio, Italia esclusa.
Cosa proporre per questo amabile paese? Nessuna di queste, ed altre simili
idee, è venuta in mente, non dico al governo Berlusconi che aspetta solo
qualche briciola di appalti per la ricostruzione dell’Iraq, ma neppure al
centro sinistra o perlomeno a Rifondazione Comunista. Sarebbe un bel segnale
politico se “il movimento dei movimenti”, oltre a manifestare in piazza, ed è
logico che le piazze dopo un po’ non sempre rispondono bene, chiedesse per lo
meno la chiusura delle basi Nato nel nostro paese. Ragionamento logico: il
movimento è contro la guerra, le basi Nato sono basi di guerra ergo in
parlamento e nel paese a gran voce dovrebbe riecheggiare il vecchio slogan:
“fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia”. Ma non è così. Cosa
direbbero i cattolici del movimento, vera spina dorsale dello stesso? i “buoni”
di Lilliput? ed i boy scout che vogliono solo la pace ed il “buon” Gesù? cosa
direbbe il Papa?
Ed allora ecco che ciò che fu sinistra, ciò che fu PCI, ma anche Democrazia
Proletaria e altri addentellati dell’ex sinistra extra parlamentare, che si
arrabattano sperando di fare arrivare un camion di medicinali all’ospedale di
Mossul od un po’ di acqua a Bassora. Ma non sarebbe stato meglio non togliere
l’acqua a chi l’aveva, ed in Iraq l’avevano in tanti? non bombardare gli
ospedali a chi li usava, ed in Iraq ve ne erano di funzionali?
Ora si deve ricorre al sempre presente Gino Strada e soci, con il codazzo de
“il manifesto”, di Vauro, delle ONG più disparate, di “un ponte per”: ma i
ponti sono saltati sotto i bombardamenti, e via di questo passo.
Tutto appare chiarissimo ma non i per i nostri, diciamo così, politici di
sinistra. Tanto ci sarà sempre una guerra da condannare, un povero disgraziato
da soccorrere… Con una mano si bombarda con l’altra si aiuta. Prima si
ammazzano le famiglie irachene poi si soccorre in ospedale, gestito dagli
aggressori, chi è rimasto in vita. Sempre con “exemplum” dimostrativi, il caso
pietoso, per fare vedere a tutto il mondo, dalla CNN, quanto buoni siano i
massacratori.
PS Necessario.
La questione di Cuba sta montando sempre più. “l’Unità” del 20 aprile apre in
prima pagina con questa perentoria affermazione: “ Cuba è un paese governato da
una dittatura. Il capo della dittatura è Fidel Castro”. Un larvato invito agli
USA di risolvere presto la situazione con una bella ed ulteriore guerra
preventiva di lotta al terrorismo internazionale?
Sembrerebbe proprio di sì. Salvo poi a versare lacrime di coccodrillo sulle
povere vittime civili ecc., ecc. Anche il titolo del pezzo è deficiente:
Guevara non si chiama Fidel. Dimostrando in questo una certa ignoranza delle
posizioni reali di Che Guevara.
“il manifesto” da giorni, subito dopo l’esecuzione dei tre “terroristi” cubani
– dato che a chi fa deragliare treni, dirotta aerei ed altri mezzi di
locomozione, chi ferma addirittura i treni viene dato l’appellativo di
terrorista, come chiamare anche questi “dirottatori” di traghetto cubano? – si
è sbizzarrito allo stesso modo con fondi ed articoli di autorevoli firme, in
testa Pietro Ingrao. “Liberazione” naturalmente è del gruppetto.
Pure “Internazionale” che svolge l’utile compito di tradurre dalla stampa
estera, ora come sempre, si è lanciata nella critica alla “dittatura
castrista”. Pare che il solo partito di Cossutta si sia tirato un po’ fuori dal
coro.
Un panorama squallido di ulteriore prova di “buonismo” non si sa se più ingenuo
o idiota.
Chissà perché sugli USA di Bush non si spende mai la parola maledetta
“dittatura” eppure tutti gli ingredienti vi sarebbero: presidente eletto con
una palese frode da circa un quarto degli aventi diritto al voto, una guerra
imposta al mondo intero per motivi di bieco riscatto economico, petrolifero,
imperialista/imperiale, a favore dell’industria delle armi americane;
l’opposizione viene picchiata in piazza, sempre; le voci di dissenso vengono
represse; l’assunzione, da parte di Bush, di vendicatore di Dio, che
naturalmente è il suo, cristiano fondamentalista; la distruzione dell’ONU e
della NATO (sulla seconda organizzazione nessuna lacrima); cause di guerra
chiaramente false; oscure minacce su ogni fenomeno tacciato di
“antiamericanismo” ecc. ecc.
Cosa occorre ancora per definire gli USA uno stato di polizia ed una tenace
dittatura del capitalismo multinazionale? e prendere poi provvedimenti
adeguati? Per la tutela della democrazia?