Caro Curzi,
mi ha lasciato perplesso la decisione del nostro partito di presentare - mentre
il parlamento egemonizzato dalle destre votava il blocco degli aiuti a Cuba -
una propria mozione per condannare le misure assunte dal governo di Fidel
Castro contro i "dissidenti", definite "aberranti ed
assolutamente inaccettabili".
Con sincerità esprimo il mio disappunto verso tale decisione. Non perché non
condivida il rifiuto della pena di morte, ma perché ritengo che, in un momento
in cui Cuba è tornata (ha mai smesso di esserlo?) nel mirino degli Usa, un
partito comunista come Rifondazione non possa avallare la logica disfattista
dei "Né-Né". Né con i guerrafondai americani e l'embargo, né con
l'isola accerchiata che - si legge in una mozione nella quale si ripropongono
alcuni "pezzi forti" della propaganda anticastrista - farebbe ricorso
"alla repressione del dissenso interno, agli arresti arbitrari, ai
processi politici e alla negazione della libertà di stampa e di parola"...
Credo che sia un po' troppo.
Si tratta una scelta infelice. Per nulla necessaria, visto che il partito ha
avuto ampiamente modo di esprimere il proprio punta di vista critico su questa
materia. Una scelta che ora rischia di prestarsi alle strumentalizzazioni degli
anticomunisti di professione, che oggettivamente può indebolire la simpatia
guadagnata dalla rivoluzione cubana, con le sue grandi conquiste, nei settori
più disparati del nostro Paese.
La situazione con cui oggi è costretta a fare i conti Cuba è, per certi versi,
simile a quella vissuta dal Nicaragua sandinista a metà degli anni '80. Quando,
a fronte di gravissime azioni terroristiche dei contras, di continue violazioni
della sua sovranità nazionale a opera degli Usa, anche allora c'era qualcuno
che a sinistra, invece di allargare il fronte di solidarietà con quella
rivoluzione, storceva il naso contro l' "autoritarismo" di Daniel
Ortega. Si sta ripetendo lo stesso errore.
Voglio chiedere ai compagni che hanno presentato e votato la mozione: Cuba ha o
no il diritto di difendersi contro il terrorismo filo-statunitense, di reagire
a chi si è macchiato le mani della morte di tremila persone e del ferimento di
altre ventimila, a chi si è reso artefice di oltre 600 attentati falliti contro
il presidente Fidel Castro, a chi negli ultimi mesi ha compiuto sette
dirottamenti a mano armata? Cosa dovrebbe fare questo paese: aspettare a
braccia aperte l'arrivo dei contras da Miami?
Omar Minniti,
Collegio di Garanzia
PRC della Calabria