www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 18-05-03

Il diritto, la vera sinistra, l’ultima rivoluzione


di Carmelo R. Viola

Il diritto – Il diritto non è un’invenzione dei giuristi ma una scoperta biologica. In altre parole è una realtà biologica. “io ho fame, ergo ho diritto di mangiare”. I diritti naturali sono altrettanti bisogni essenziali da soddisfare. La loro varianza di forma e di  modalità di risposta dipende dalla combinazione delle esperienze sedimentate nel DNA (che producono le attitudini innate)  e delle molteplici influenze ambientali. Se non ci fossero bisogni, non ci sarebbero nemmeno diritti. Per difetto di cognizione, ma anche per suggestione demagogica dei potenti disonesti, la gente è portata a confondere il diritto con la legge. La legge è l’insieme delle norme convenzionali scritte, di cui nessuna organizzazione può fare a meno. L’insieme di tali norme è il diritto positivo, cosiddetto per distinguerlo da quello naturale, che dovrebbe esserne il costante, insostituibile e ineludibile punto di riferimento da interpretare e tradurre in formule attuative.  Ove tale riferimento manca o è soltanto formale, la norma scritta è mirata ad eludere il diritto naturale (V., per es., gli artt. 1 e 4 della Costituzione Italiana in fatto di diritto al lavoro – alias, alla vita) o a legittimare veri crimini (V., per es.. le leggi naziste relative al genocidio degli ebrei) insomma si hanno effetti non biosociocompatibili. In ogni caso, tale “dissociazione” si risolve nel delinquere legale ovvero nella violazione sempre più consapevole del diritto propriamente detto (naturale, essenziale, biologico, vitale) che si sostanzia e realizza in quattro momenti-attributi simultanei, interattivi e inscindibili: la certezza, l’immediatezza, l’universalità e la continuità. Riassumendo, la legge è uno strumento indispensabile ma perfettibile, quindi non un dogma.

Questo breve discorso sul diritto ha una precisa motivazione: quella di indicare nel diritto vero il filo conduttore e la base di una civiltà umana adulta cioè non più criminale e autodistruttiva ma in pace con sé stessa.

I quattro livelli di risposta al diritto naturale. –L’animale risponde automaticamente: vince il più biologicamente forte ovvero la specie. L’uomo nasce animale e inizialmente si comporta come tale confondendosi con le bestie. Poi va scoprendo via via la propria individualità: alla forza biologica succede la forza del potere cioè dell’aggressione ragionata. Il darwinismo propriamente detto scompare: soccombono i più deboli in potere e con loro la specie. All’animale succede l’antropozoo cioè l’animale antropomorfo ragionevole e tecnologico. L’età antropozoica è lunghissima e comprende l’infanzia e l’adolescenza della specie umana. Nella prima individui e gruppi configgono dando una veste antropomorfa alla legge della giungla: è la barbarie propriamente detta. Il terzo livello – o adolescenziale - di risposta è quello in cui viviamo. Le organizzazioni umane sono sì basate su norme scritte ma non necessariamente rispondenti in senso universale alle “spettanze biologiche” (vitali) cioè di tutti e di ciascuno, nessuno escluso.

La fase antropozoica si concluderà solo quanto l’animale-uomo si farà uomo propriamente detto, cioè quando all’intelligenza razionale e tecnologica  aggiungerà l’intelligenza etica. In assenza di questa ogni organizzazione di potere – detta convenzionalmente Stato – indispensabile alla vita di relazione, continuerà a violare il diritto naturale o dandosi leggi finalizzate alla corsa al profitto che, solo per effetto collaterale, rispondono ai bisogni di alcuni (V. capitalismo)  o calpestando le eventuali leggi e convenzioni formalmente mirate ad attuare il diritto naturale, ovvero continuerà comunque a delinquere ripetendo la barbarie.

Il comportamento degli USA è il ritorno palese alla barbarie per eccesso di potere razionale-tecnologico-militare e per mancata maturità antropologica dei protagonisti: due circostanze che si risolvono “automaticamente” in una paranoia omi-suicida ovvero “umanicida”.

La lezione dell’anarchismo. – L’anarchismo nasce contemporaneamente dal richiamo del diritto naturale e dalla contestazione della violazione di quel diritto da parte delle istituzioni del secondo tempo antropozoico. L’ingenuo peccato originale dei generosi, antesignani e lungimiranti anarchici nasce da un eccesso di repulsione dell’abuso e di appassionato sostegno di ciò che ritengono giusto ovvero da un abbaglio psico-emotivo: dall’identificare dette violazioni da parte di soggetti antropologicamente immaturi con lo strumento (il potere) con cui sono state, e continuano ad essere, consumate. Gli stessi rimediano (così riconfermando il carattere biologico – cioè organico e organistico ovvero biologico – e della società e del potere stesso) sostituendo allo Stato come è comunemente inteso il micro-Stato della Comune o del Municipio, restando praticamente bloccati ai margini della lotta politica per l’impossibilità di ricostruire dal basso ciò che, nel bene e nel male, esiste di già ed ha talora dimensioni anche mastodontiche. E’ ovvio che costruire il potere dal basso non è costruire l’anarchia, cioè il non-potere. La locuzione è autocontradittoria senza contare che lo stesso concetto di costruire suggerisce immagini organiche. Costruirsi la libertà – per fare un esempio ad hoc – non significa “liberarsi di tutto” ma fornirsi di strumenti (cioè di potere) per soddisfare i propri bisogni. Nello specifico: è ovvio che l’eventuale costruzione dal basso delle strutture della vita di relazione, ripercorrerebbe necessariamente tutti i livelli del potere stesso dovendo rendere uniformi, funzionali e produttivi tutti i rapporti di tutte le migliaia di centri di potere (comunale o municipale) che costituiscono una provincia, una regione e via via un paese, una continente e la comunità planetaria, rapporti che sono di natura fisiologica ma anche di prevenzione e  repressione antipatologica, riferendosi ad un organismo vivente sui generis quale è un  qualunque minuscolo contesto simbiotico e, a maggior ragione, il consorzio umano considerato nel suo insieme.

Proprio per questo bisogno di ricostruire dal basso una società sbagliata l’anarchismo è una dimensione specifica dell’uomo adulto come esercizio morale della coscienza del diritto naturale e del concomitante e inscindibile sentimento di fratellanza, o empatia, che ne esige l’applicazione universale. L’anarchismo vero non è ribellismo ma questa disponibilità combattiva e coerente di uomini che da sempre indicano nel cattivo uso del potere la fine apocalittica della storia. E pagano di persona.

La vera sinistra: -Stando così le cose, non vi è alcun dubbio che la sinistra vera sta solo dalla parte del diritto e che il potere ( e quindi Stato) di diritto non è necessariamente quello fondato su norme scritte (visto che anche quello di Hitler lo era e che anche quello di Bush lo è) ma quello che effettivamente risponde ai bisogni reali della gente, con certezza, universalità e continuità. E’ l’esatto contrario del capitalismo e, in ispecie del neoliberismo, che esaspera la concorrenza (al diritto al lavoro e quindi alla vita ma anche all’arricchimento parassitario senza limite) e legalizza la disoccupazione e la povertà come naturali incidenti di percorso. La parola “democrazia” viene riportata solo al gioco elettorale, manipolabile dai più forti (sempre in termini di potere) e da questi usata come àlibi per legittimare quanto gli stessi fanno in nome del popolo. Berlusconi docet. La democrazia non è nel gioco elettorale e, al limite, nemmeno nella forma dello Stato, ma nella sopraddetta possibilità, che presuppone quella stessa economia sociale o socialista che, al netto di errori, crimini e deterrenza capitalistica esterna (culminata nella minacciata “guerra stellare” del gangster Reagan), sarebbe dovuta essere emendata, perfezionata, conservata ed esportata dai comunisti sovietici. Infatti, il recupero della crescita biologica ovvero biosociale (alias civile) della specie umana – in atto bloccata dalla follia neobarbarica di una superpotenza senza antagonisti, può venire solo dal recupero dall’antico sogno socialista, comunista ed anarchico, che ha caratterizzato la storia degli ultimi secoli e che conta anticipazioni millenarie perché la sua motivazione-finalità era ed è una sola: un’umanità totalmente libera dall’animalismo e antropozoismo delle origini.

L’unica vera utopia, oggi dimostrabile anche con la testimonianza dei fatti, è la pretesa che la dinamica predatoria della giungla, anima del capitalismo e della  macchina bellica imperialistica, gestita da antropozoi criminali, autodichiaratisi protagonisti di “legittima barbarie”, possa non concludersi con la totale catastrofe civile ovvero con il fallimento e la conseguente estinzione della nostra specie.

Solo ignoranti e prepotenti “alla Berlusconi” possono affermare – gridando tutta la propria sconsolante insipienza – che chi è stato – o è – comunista non ha diritto di governare senza ovviamente ed eloquentemente riferirsi anche a chi è stato – od è – fascista!

L’ultima rivoluzione. –L’ultima rivoluzione è quella del diritto ed è necessariamente nonviolenta.  Quella sovietica è stata l’ultima grande occasione tradizionale storica perduta. Nel piano degli USA – la superpotenza affetta (ed è questo un termine clinico da prendere sul serio) dalla “paranoia della invincibilità” – c’è la soppressione di tutti poteri para o filosovietici residui oltreché di tutti i cosiddetti Stati-canaglia  Il loro attuale più viscido rappresentante è stato insolentemente esplicito: “Attaccheremo chiunque ci minacci. L’Iraq sia da monito a tutti!”..Naturalmente la minaccia, come il terrorismo, è solo un pretesto perché il più forte, che decide di aggredire qualcuno, “si crea il nemico” (come il lupo della favola). Se Giuda non avesse tradito Gesù, la missione “salvifica” (!) del Figlio di Dio non si sarebbe potuta compiere, esattamente come senza l’11 settembre 2001, non si sarebbe avuto il migliore pretesto per dichiarare la guerra “infinita” al resto del mondo. A buoni intenditori…

L’ultima estrema possibile rivoluzione richiama in auge l’anarchismo vero e si appella al giudizio supremo della scienza.  Anarchici sono da ritenersi individui e organizzazioni che hanno il coraggio di denunciare-sputtanare-denunciare, e possibilmente mettere alla gogna pubblica. i neo-barbari “alla Bush” in nome della coscienza e con i soli mezzi della ragione  e del confronto dialettico e – ove possibile – del potere giudiziario. A questo punto altro non possono essere le classiche avanguardie del movimento marxista e i soggetti da coinvolgere sono quanti – proletari o meno – scoprono il rischio mortale che sta correndo l’umanità. Solo  una miriade di iniziative della fattispecie e, per estensione, di obiezione, disobbedienza civile, non collaborazione e simili atti, anche di piazza, possono isolare i criminali, svuotarne dal di dentro le loro organizzazioni, salvare la civiltà. E talora anche indurli al “ravvedimento”. La scienza – sottintesamemte sociale – ci conferma che il potere è solo uno strumento insopprimibile. Per abbatterne uno ce ne vuole un altro.Per abbattere il potere militare di Franco gli anarchici ne organizzarono uno più grande.E fecero bene. Ogni individuo è dotato di potere verso sé stesso e verso l’esterno (gli altri). A maggior ragione lo è un qualunque “insieme sociale funzionale”. La scienza ci conferma anche come il socialismo (nato da un’antica intuizione fors’anche mistica e religiosa) è l’economia che ci vuole, non violenta, non sperequativa, non conflittuogena e criminogena, non fratricida, non ad esito “umanicida” ed è quindi una necessità biologica della civiltà per non estinguersi esattamente come, per l’individuo, quella del mangiare per non morire.  Una necessità problematica certo, non automatica, proprio come la nutrizione: infatti, si muore di fame, come la società può morire di capitalismo, (che è l’insieme di tre piaghe: la propria iniquità, la criminalità paralegale detta impropriamente “mafia” e l’imperialismo dei più forti).

Il parametro di tutto questo è il diritto come richiamato dalla felice e insostituibile trinomio del 1789: “libertà-fraternità-uguaglianza”. L’unica possibile alternativa è la barbarie…

(Carmelo R. Viola)

(Il diritto, la vera sinistra, l’ultima rivoluzione – 13.05.03 – 2147)