www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 19-05-03

tratto da www.rassegna.it
Istat / Nel primo trimestre 2003 il Pil è calato dello 0,1%

Allarme economia

Nel primo trimestre del 2003 il prodotto interno lordo italiano è calato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. L'ha reso noto oggi l'Istat, che rileva anche un aumento del Pil rispetto allo stesso periodo del 2002: +0,8%. La stima, sebbene ancora preliminare, è inferiore alle previsioni degli economisti e riporta il Pil italiano ai livelli dei mesi successivi all'11 settembre.

L'istituto statistico sottolinea come tale calo sia il risultato della "sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'industria, di un aumento del valore aggiunto dell'agricoltura e di una sostanziale stazionarietà dei servizi". Per una migliore valutazione dei dati, spiegano ancora i ricercatori dell'Istat "occorre considerare che nel primo trimestre 2003 si è avuta una giornata lavorativa in meno sia rispetto al quarto trimestre del 2002 sia rispetto al primo trimestre del 2002".

L'Istituto di statistica ricorda anche i più recenti dati di altri paesi. Nel primo trimestre il Pil è cresciuto in termini congiunturali dello 0,4 per cento negli Stati Uniti e dello 0,2 per cento nel Regno Unito (dato corretto per i giorni lavorativi). In termini tendenziali, il Pil è cresciuto del 2,3 per cento nel Regno Unito e del 2,1 per cento negli Stati Uniti.

Se si guarda al dato generale della Ue e della zona Euro, le indicazioni non sono molto migliori. In base alla rilevazione di Eurostat, che ha pubblicato oggi, per la prima volta, una stima flash, la crescita economica nella Ue e in Eurolandia dovrebbe essere rimasta invariata nel primo trimestre 2003 rispetto al trimestre precedente (0,0%). Su base annua, ossia rispetto al primo trimestre 2002, vi sarebbe stato un aumento del Pil dello 0,8% nella zona euro e dell' 1,0% nei 15 paesi dell'Ue.

Secondo Marigia Maulucci, segretaria confederale Cgil, "Il sistema economico è fragile e asfittico: perde competitività a ritmi frenetici nei confronti delle economie mondiali ed europee, incamera sfiducia internazionale, avrebbe bisogno di interventi robusti di inversione della tendenza ma mancano le risorse per investimenti in settori strategici". La segretaria della Cgil conclude con due consigli al governo: "Che nessuno si sogni di reperire queste risorse tagliando, anzi come si dice adesso, disincentivando le pensioni. Secondo: rivedete la politica delle entrate e mettete insieme per il Dpef una credibile politica economica di sostegno alla ripresa, possibilmente evitandoci la replica della penosa propaganda delle magnifiche sorti e progressive che derivano dalle opere pubbliche".
(15 maggio 2003)
Da Rassegna Sindacale