Polpette avvelenate: la grazia a Sofri
Di Tiziano Tussi
Forse mi avventuro su un terreno che non conosco e che mai potrò conoscere, ma
la questione della grazia ad Adriano Sofri fa capire che lì sotto c’è molto di
più di quanto noi poveri mortali, ex militanti semplici di Lotta Continua, ex
appassionati ed extraparlamentari, che seguivamo quello che Lotta Continua
faceva negli anni Settanta, incluso i discorsi nelle piazze di Adriano Sofri,
abbiamo mai potuto capire.
Improvvisamente è venuta fuori, ancora una volta, l’annosa questione della
grazia a Sofri. Oramai qualcuno lo dipinge come il Pasolini dei nostri anni,
altri come un “fine intellettuale”. Insomma deve essere liberato. Perché? Il
tutto comincia, in questa occasione, con un articolo, che più vuoto non si può,
del nuovo direttore del “Corrierone”, Stefano Folli, domenica 13 luglio.
Basterebbe leggere il suo editoriale per capire che “sotto il vestito “ cioè
l’importante tribuna del quotidiano di Milano, non c’é “niente”, c’è “il
niente”. Scrive Folli che Sofri, per il fatto di essere Sofri “è oggi uno dei
maggiori intellettuali italiani”. Il resto del pezzo, che deve tenere presente
il fatto che Sofri è stato davvero il mandante del delitto Calabresi, o che
almeno così la giustizia italiana lo ha giudicato, e nello stesso tempo deve
chiederne la liberazione – non si può tenere il “novello Pisolini” in carcere
-, pur non potendosi dimenticare le ragioni della famiglia del commissario
ucciso 31 anni fa, si avviluppa su un niente che deve avere un substrato umano,
umanissimo, per potere stare in piedi.
Quindi perché Sofri deve essere liberato? Perché è l’oggetto di un palese caso
di mala giustizia, vittima, lui ed altri due, Bompressi e Pietrostefani, di
processi che si basano su contraddizioni evidenti? Perché è un simbolo della
vitalità politica degli anni ’70, di quei “formidabili anni”? No, la ragione è
che Sofri deve essere liberato per
quello che è ora, non per quello che era, lui ed altri come lui allora ed in
questa occasione processuale. Ora Sofri frequenta molti a destra ed a sinistra.
E’ amato da tutti, ora. Da Gustavo Selva e da Giuliano Ferrara, che hanno
sottoscritto per la sua liberazione e che lo fanno scrivere sul “Foglio” – ma
anche altri periodici, chiaro esempio di indipendenza politica, come Panorama,
si avvalgono della sua presenza fissa – e a sinistra anche su “Liberazione”
appaiono sovente ora tentativi di nobilitare tale campagna, invero con poco
successo, dato che lo stesso Sofri non rivendica mai la sua storia, ma scrive
di tutti e di tutto, ora, come, appunto, “un fine intellettuale”.
Uomini e donne di sinistra hanno messo in piedi un comitato di liberazione –
Liberi Liberi – che si da molto da fare. Mano nella mano destra e sinistra del
nostro schieramento parlamentare, ben in duecento, lo vogliono libero.
Ciliegina! Anche Berlusconi lo vorrebbe. Naturalmente il ministro Castelli, che
viene inutilmente preso in giro da Antonio Tabucchi, in un affannato articolo –
il Manifesto, 18 luglio -, ha buon gioco nel dire, in soldoni, se si punta alla
riabilitazione umana, allora ve ne sono molti altri, fascisti, nazisti,
leghisti serenissimi, ex-BR. Insomma un bel fascio di ex, opposti estremisti di
un tempo, che non sfigurerebbero in una galleria tipo “come eravamo” e come per
fortuna non siamo più. Cambiamo pagina – dice Castelli - allora anche Sofri,
così come tutti gli altri rimasugli, potranno uscire definitivamente dalla
galera.
Tutti bollati un tempo, tutti salvi ora, per salvare la schifosa situazione
presente in cui se si ha potere si può fare e dire quello che si vuole – Bush e
Blair fanno da esempio glorioso. Non si deve rimanere legati al “vecchio “, il
vecchio involucro della democrazia borghese che comunque qualche sinecura per i
soprusi l’aveva. Altro che Craxi, morto dopo un tentativo che appare come una
marachella di bambini dell’asilo in confronto a quello che si sta sostanziando
da quando Berlusconi è al potere, ed anche da prima, da quando questa melassa
di centro sinistra ha governato l’Italia. Ed allora ecco che anche questo
tormentone estivo della grazia a Sofri può rientrare in questo disegno.
Possibile che lui non lo capisca? Possibilissimo. O forse dobbiamo pensare al
peggio: che lo capisca e che sia d’accordo?