www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 29-07-03

Cuba come pretesto ideologico
Di Tiziano Tussi

Da qualche tempo Cuba è ritornata nel mirino della stampa internazionale, dei commenti di politici e di uomini di cultura. L’abbrivio è stato dato dalle condanne a morte che l’Avana ha elevato a carico di tre dirottatori di traghetto che volevano con questo, carico di gente, andare a Miami. Oltre alle condanne a morte vi sono state anche condanne a pene detentive per altri oppositori il regime comunista. Subito si è levata la solita questione dei prigionieri politici, del dissenso, della repressione ecc. ecc. Il tutto è ripartito da aprile quando la messa a morte dei dirottatori del traghetto si sono sostanziate.

Nel maggio successivo, il 26 per la precisione, il partito dei Democratici di Sinistra (DS) ha tenuto un seminario proprio sulla questione di Cuba. Ora Internazionale ha allegato al numero in edicola gli atti dello stesso seminario. Leggere il libretto, ben stampato, carta di copertina cartonata e lucida – soldi quindi, dato anche che lo stesso risulta distribuito gratuitamente -, fa veramente venire schifo. Questo senso di disgusto prende corpo non tanto perché il seminario è stato impostato per criticare radicalmente Cuba, Fidel Castro, il comunismo ecc. Fa schifo leggere l’insipienza e la foga anticomunista di un partito che si ritiene alla sinistra in Italia e che è oggetto di amore da parte di Rifondazione Comunista e che va a braccetto, nella sua alleanza di governo prima e di opposizione ora, con un altro partito che si richiama al comunismo, quello di Cossutta, e con il gruppo dei Verdi che tanto si picca di democraticità, razionalità, ecologismo.

Gli interventi si snocciolano nel libro dopo una brevissima prefazione di Piero Fassino, segretario del partito organizzatore il convegno. Tre paginette di insulsaggini che non tengono conto di un bel niente a livello di politica internazionale e che addossa a Fidel Castro ed ai suoi compagni ogni guaio del paese caraibico, verso il quale l’embargo statunitense non fa nient’altro che portare acqua al mulino del perverso regime castrista ed è per questo che l’embargo dovrebbe esser abolito, solo per questo.  L’importante è che vi sia nel paese libertà e democrazia. Naturalmente il prode Fassino non si chiede quale libertà e quale democrazia. Montagne di critiche materialiste ai concetti spirituali puri, all’idealismo degenere, non hanno lasciato il segno nelle letture del nostro grande leader. Non si accorge che sempre occorrerebbe aggettivare i concetti puri, che bisogna porli su un piano storico. Una lezione metodologica che il nostro non capisce proprio.

Gli interventi che seguono, specialmente quelli targati DS, hanno lo stesso marchio di ignoranza per una situazione politica internazionale che dovrebbe dispiegarsi su di uno sfondo di rapporti storicamente determinati. Il primo di questi interventi, di Donato di Santo, responsabile esteri per l’America Latina, addirittura cerca di paragonare la situazione a Cuba, con quella del Cile di Pinochet ed all’attuale del Guatemala, poiché a Cuba – notare l’italiano zoppicante – “non è che scherzano” (pag.12). E dato che il responsabile esteri A-L ha aperto il fuoco, un altro DS, di minor importanza del primo, tale Piero Mercenaro, segretario regionale piemontese dei DS, si lancia, dopo una lode sperticata al suo superiore, da peggior lecchinaggio politico, in un ditirambo su come sia possibile aiutare i dissidenti. Il suo intervento si apre (pag. 39) con questa preoccupazione e si chiede come potere fare progredire la causa della dissidenza. Il resto non gli interessa.

Di una rivoluzione alle porte della potenza capitalistica più forte del mondo, ora come nel 1959, di come questa “anomalia” stia comunque andando avanti non gli interessa proprio. Invece di preoccuparsi su come aiutare Cuba a non intraprendere strade inutili e pericolose, su come forse sarebbe possibile aiutare a tenere in piedi, meglio, il regime castrista ora ed in futuro cercando di fare vivere meglio la sua gente, nulla. Tutta la sua preoccupazione va alla dissidenza. E qui il segretario regionale va giù forte. Cuba come il Ruanda, la Cecenia, il Congo. Lo schifo non riesce più a fermarsi.

Infatti gli interventi più interessanti sono altri: Aldo Garzia, e Josè Louis Rhi-Sausi. Il primo direttore del mensile “aprile”, il secondo direttore del CeSPI. I due non difendono Cuba senza se e senza ma, non si dimostrano certo partigiani di Fidel, ma almeno portano elementi di riflessione e di discussione anche per chi non è mai stato in quell’isola. Alcuni altri passaggi si possono leggere senza sobbalzare ma quando arrivano i DS si ritorna nella litania ideologica pura. Nel purismo speculativo: ci dovrebbe essere… non ci dovrebbe essere… Ricalca la scena anche l’intervento conclusivo della responsabile esteri in toto, Marina Sereni, che almeno dice candidamente di essere stata una sola volta a Cuba e comunque si dichiara d’accordo con Di Santo.

Un altro segnale di ribrezzo: Mercenaro ha proposto, tra l’altro, andando a Cuba, di aiutare in ogni modo i dissidenti, portando loro pure del denaro. Gian Giacomo Magone, ex senatore DS, dice che occorrerebbe fare di più, dato che le regioni e gli Enti locali dovrebbero avere come interlocutori proprio la dissidenza e non lo Stato. Quindi soldi ed aiuti ai dissidenti per sovvertire lo Stato cubano.

Chissà se gli stessi paladini della libertà e democrazia si metteranno ora a fare lo stesso con gli Usa, allacciando rapporti preferenziali con i piccoli gruppi di dissidenti – spesso comunisti – e mettendo in piedi reti di solidarietà con i prigionieri del sistema carcerario privato degli USA. Dato che pare proprio che quello Stato sia il più antidemocratico e guerrafondaio del mondo, che usi a piene mani la pena di morte all’interno ed all’estero, che abbia un presidente eletto fraudolentemente, che voglia farsi forte all’interno come all’estero del suo armamento militare.

Chissà se anche lì dovrebbe, per Fassino e soci, vivere la libertà e la democrazia o forse pensano ancora che ve ne sia troppa. Insomma questi sono gli uomini con cui i partiti che si definiscono comunisti e quelli che si definiscono ecologisti fanno a gara per allearsi e battere il “destro” (destro?) Berlusconi?