Cuba come pretesto ideologico
Di Tiziano Tussi
Da qualche tempo Cuba è ritornata nel mirino della stampa internazionale, dei
commenti di politici e di uomini di cultura. L’abbrivio è stato dato dalle
condanne a morte che l’Avana ha elevato a carico di tre dirottatori di
traghetto che volevano con questo, carico di gente, andare a Miami. Oltre alle
condanne a morte vi sono state anche condanne a pene detentive per altri
oppositori il regime comunista. Subito si è levata la solita questione dei
prigionieri politici, del dissenso, della repressione ecc. ecc. Il tutto è
ripartito da aprile quando la messa a morte dei dirottatori del traghetto si
sono sostanziate.
Nel maggio successivo, il 26 per la precisione, il partito dei Democratici di
Sinistra (DS) ha tenuto un seminario proprio sulla questione di Cuba. Ora Internazionale ha allegato al numero
in edicola gli atti dello stesso seminario. Leggere il libretto, ben stampato,
carta di copertina cartonata e lucida – soldi quindi, dato anche che lo stesso
risulta distribuito gratuitamente -, fa veramente venire schifo. Questo senso
di disgusto prende corpo non tanto perché il seminario è stato impostato per
criticare radicalmente Cuba, Fidel Castro, il comunismo ecc. Fa schifo leggere
l’insipienza e la foga anticomunista di un partito che si ritiene alla sinistra
in Italia e che è oggetto di amore da parte di Rifondazione Comunista e che va
a braccetto, nella sua alleanza di governo prima e di opposizione ora, con un
altro partito che si richiama al comunismo, quello di Cossutta, e con il gruppo
dei Verdi che tanto si picca di democraticità, razionalità, ecologismo.
Gli interventi si snocciolano nel libro dopo una brevissima prefazione di Piero
Fassino, segretario del partito organizzatore il convegno. Tre paginette di
insulsaggini che non tengono conto di un bel niente a livello di politica
internazionale e che addossa a Fidel Castro ed ai suoi compagni ogni guaio del
paese caraibico, verso il quale l’embargo statunitense non fa nient’altro che
portare acqua al mulino del perverso regime castrista ed è per questo che
l’embargo dovrebbe esser abolito, solo per questo. L’importante è che vi sia nel paese libertà e democrazia.
Naturalmente il prode Fassino non si chiede quale libertà e quale
democrazia. Montagne di critiche materialiste ai concetti spirituali puri,
all’idealismo degenere, non hanno lasciato il segno nelle letture del nostro
grande leader. Non si accorge che sempre occorrerebbe aggettivare i concetti
puri, che bisogna porli su un piano storico. Una lezione metodologica che il
nostro non capisce proprio.
Gli interventi che seguono, specialmente quelli targati DS, hanno lo stesso
marchio di ignoranza per una situazione politica internazionale che dovrebbe
dispiegarsi su di uno sfondo di rapporti storicamente determinati. Il primo di
questi interventi, di Donato di Santo, responsabile esteri per l’America
Latina, addirittura cerca di paragonare la situazione a Cuba, con quella del
Cile di Pinochet ed all’attuale del Guatemala, poiché a Cuba – notare l’italiano
zoppicante – “non è che scherzano” (pag.12). E dato che il responsabile esteri
A-L ha aperto il fuoco, un altro DS, di minor importanza del primo, tale Piero
Mercenaro, segretario regionale piemontese dei DS, si lancia, dopo una lode
sperticata al suo superiore, da peggior lecchinaggio politico, in un ditirambo
su come sia possibile aiutare i dissidenti. Il suo intervento si apre (pag. 39)
con questa preoccupazione e si chiede come potere fare progredire la causa
della dissidenza. Il resto non gli interessa.
Di una rivoluzione alle porte della potenza capitalistica più forte del mondo,
ora come nel 1959, di come questa “anomalia” stia comunque andando avanti non
gli interessa proprio. Invece di preoccuparsi su come aiutare Cuba a non
intraprendere strade inutili e pericolose, su come forse sarebbe possibile
aiutare a tenere in piedi, meglio, il regime castrista ora ed in futuro
cercando di fare vivere meglio la sua gente, nulla. Tutta la sua preoccupazione
va alla dissidenza. E qui il segretario regionale va giù forte. Cuba come il
Ruanda, la Cecenia, il Congo. Lo schifo non riesce più a fermarsi.
Infatti gli interventi più interessanti sono altri: Aldo Garzia, e Josè Louis
Rhi-Sausi. Il primo direttore del mensile “aprile”, il secondo direttore del
CeSPI. I due non difendono Cuba senza se e senza ma, non si dimostrano certo
partigiani di Fidel, ma almeno portano elementi di riflessione e di discussione
anche per chi non è mai stato in quell’isola. Alcuni altri passaggi si possono
leggere senza sobbalzare ma quando arrivano i DS si ritorna nella litania
ideologica pura. Nel purismo speculativo: ci dovrebbe essere… non ci dovrebbe
essere… Ricalca la scena anche l’intervento conclusivo della responsabile
esteri in toto, Marina Sereni, che almeno dice candidamente di essere stata una
sola volta a Cuba e comunque si dichiara d’accordo con Di Santo.
Un altro segnale di ribrezzo: Mercenaro ha proposto, tra l’altro, andando a
Cuba, di aiutare in ogni modo i dissidenti, portando loro pure del denaro. Gian
Giacomo Magone, ex senatore DS, dice che occorrerebbe fare di più, dato che le
regioni e gli Enti locali dovrebbero avere come interlocutori proprio la
dissidenza e non lo Stato. Quindi soldi ed aiuti ai dissidenti per sovvertire
lo Stato cubano.
Chissà se gli stessi paladini della libertà e democrazia si metteranno ora a
fare lo stesso con gli Usa, allacciando rapporti preferenziali con i piccoli
gruppi di dissidenti – spesso comunisti – e mettendo in piedi reti di
solidarietà con i prigionieri del sistema carcerario privato degli USA. Dato
che pare proprio che quello Stato sia il più antidemocratico e guerrafondaio
del mondo, che usi a piene mani la pena di morte all’interno ed all’estero, che
abbia un presidente eletto fraudolentemente, che voglia farsi forte all’interno
come all’estero del suo armamento militare.
Chissà se anche lì dovrebbe, per Fassino e soci, vivere la libertà e la
democrazia o forse pensano ancora che ve ne sia troppa. Insomma questi sono gli
uomini con cui i partiti che si definiscono comunisti e quelli che si
definiscono ecologisti fanno a gara per allearsi e battere il “destro”
(destro?) Berlusconi?