da "La Voce del
GAMADI" di settembre 2003
Diritto e Società
Avv. Pasquale Vilardo
I movimenti e la giustizia, ieri e oggi
L'uscita di un interessante libro: "La generazione degli anni perduti - storie di Potere Operaio" di Aldo Grandi,edizioni Einaudi - si
presta per alcune d1 riflessioni su una sorta di "costante aI
storica", il rapporto che si instaura cioè tra movimenti anticapitalistici
e repressione giudiziaria. E' vero che questo avviene sin dall'inizio del
movimento operaio comunista - e Marx ed
u Engels sono i primi a vedere nella repressione l'espressione di una
"giustizia di classe" "Maledetto sia giugno!", scrivevano
già nel giugno del 1848, allorché gli operai di Parigi, dopo i cannoni del
generale Cavaignac, dovettero fare i conti con le sentenze di d condanna dei
Tribunali e del resto anche durante la Resistenza ai Partigiani veniva
riservato l'appellativo di "fuori legge", però nella repressione
degli anni '70 c'è un carattere nuovo che la lega ai movimenti dei nostri
giorni.
Un'annotazione preliminare: già nel 1973, in occasione del più grave
(per allora) dei processi contro militanti di Potere Operaio, ebbero occasione
di : partecipare nel collegio di difesa l'autore di questa rubrica, quale
praticante: procuratore, e l'ingegner Vincenzo Brandi, membro del Comitato
Scientifico del G.A.MA.DI., quale consulente tecnico di parte.
Il libro si snoda attraverso la narrazione della formazione di quello che viene
generalmente indicato come il più radicale ma anche il più rigoroso
teoricamente dei gruppi extraparlamentari di quegli anni, tra il '68 e il 1973,
anno in cui si sciolse come organizzazione nazionale. Gli eventi e le lotte di
quegli anni sono indubbiamente importanti: basti pensare al '68, al Maggio
francese, all'Autunno Caldo ecc.
La storia che forse colpisce di più è la lotta degli operai della FIAT a
Torino, prima, durante e dopo l'Autunno Caldo. E' qui che la nuova classe
operaia, già protagonista come forza produttiva del "boom" economico
degli anni '50 e '60, dà il meglio di se stessa e getta le basi non solo per la
nuova organizzazione sindacale di massa, ma prefigura il superamento del modo
capitalistico di produzione, n'allusione concreta al "potere
Operaio", cioè a una società comunista nella quale il lavoro comanda sul
profitto.
Ciò che colpisce è la contraddizione tra una lotta di classe che investe per
mesi decine di migliaia di lavoratori di una grande fabbrica e il
"silenzio" o le distorsioni dei mass media, come se fosse una
"non notizia" il fatto che la FIAT, come recita un altro libro su11'
argomento, fosse "in mano agli operai".
Questo, a indicare come il potere padronale non si limita al comando in
fabbrica, ma influenzando i mass media - investe l'intera opinione pubblica,
impedendo così una socializzazione efficace delle lotte di classe.
Sulla base di questi
"silenzi" interessati si inserisce poi l'operato repressivo di
poliziotti e magistrati, perché gli
operai e gli studenti in lotta nonostante le dimensioni di massa delle
lotte, nonostante il carattere sostanzialmente emancipativo e democratico delle
stesse, vengono dipinti come fastidiosi contestatori (siamo nel 1969 e il
termine "terrorista" non è ancora in voga), un po' come potenziali
"banditi" dell'epoca partigiana.
TRE LUGLIO '69
La manifestazione di corso Traiano: Erano 55 giorni che gli operai della FIAT scioperavano e un po' come nel
2003 per il referendum su11'art. 18 - tutte le più importanti forze politiche di destra, di centro e di sinistra,
unitamente alle forze padronali, erano contrarie alle lotte operaie.
Gran parte dei sindacati ufficiali era assente. Non era dunque scontato che la
manifestazione convocata ai cancelli della FIAT riuscisse. Tanto più che, anche
allora, i leaderini studenteschi più "famosi" erano più contrari che
favorevoli a scendere in piazza.
Gli operai, invece, risposero in massa e fu una delle manifestazioni più
riuscite del movimento operaio italiano.
La polizia pensò bene di rovinare quella festa di popolo caricando il corteo
pacifico: erano le 15 del 3 luglio, ma solo all'alba del 4 luglio gli operai
decisero di tornarsene a casa. Così la classe operaia torinese, in massa,
dimostrò la sua maturità ; politica, oltre che sindacale.
Ovviamente, a questa prova di maturità
di massa viene risposto con arresti e processi. Ma fu un "boomerang"
per gli organi repressivi e per i capitalisti. Di li a pochi mesi la lotta
degli operai FIAT di venne l'autunno caldo di tutti gli operai italiani. Ai
padroni rimase la "carta" del terrorismo e, con Piazza - Fontana, se la giocarono cinicamente. Ma
invano: la lotta di classe operaia era troppo giusta e così l'intera è società,
per oltre un decennio, solidarizzò, con beneficio per tutti. Basti pensare che
non solo la repressione non passò, ma venne approvato lo Statuto dei
Lavoratori, ci fu la vittoria sul
divorzio, i magistrati la costruirono Magistratura Democratica, gli avvocati il
Soccorso Rosso: un esempio per l'oggi, mi pare.