tratto da www.rassegna.it
La povertà in Italia
Sette milioni di poveri, e il governo taglia i fondi
E in Italia chi sono i poveri? Sono quei 7 milioni e 100 mila individui
che spendono meno di 800 euro al mese. Sono 2 milioni e 400 mila famiglie. Sono
famiglie monoreddito, con spesso a capo donne sole che lavorano. Stiamo
parlando, in base ai dati Istatpiù
recenti (sul 2002), dell'11% delle famiglie italiane e del 12,4% degli
individui. Una percentuale in calo rispetto all'anno scorso, ma in cui spicca
un dato negativo: i poveri, anche se diminuiscono, sono sempre più poveri.
Aumenta il solco sociale tra ricchi e indigenti. Peggiora infatti, l'intensità
della povertà (quell'indicatore che misura di quanto, in media, la spesa di
questi nuclei è percentualmente al di sotto della linea di povertà) che passa
dal 21,1 per cento del 2001 al 21,4 del 2002.
Una fetta consistente di cittadini italiani cui l'attuale governo non assicura
molto. La Finanziaria 2004 presentata in questi giorni taglia vistosamente i
fondi sociali, mentre il Piano
nazionale contro la povertà e l’esclusione sociale presentato a fine
luglio dal ministro Maroni è stato giudicato negativamente dalle forze sociali.
E' "un pessimo documento", che “non compie scelte strategiche
finalizzate positivamente all’inclusione sociale, non indica soluzioni a breve
in grado di affrontare i drammatici problemi di moltissime persone e famiglie,
non contiene traccia delle risorse necessarie”. Questo il giudizio,
radicalmente negativo, espresso unitariamente da Cgil, Cisl e Uil.
Ma non sono solo i sindacati a criticare il governo. Anche dal mondo cattolico
e dalle gerarchie ecclesiastiche si solleva più di un malumore. La Caritas
italiana, ad esempio, ha divulgato una nota piuttosto critica nei riguardi delle
politiche sociali del governo.
"Dopo la legge quadro sul sistema dei servizi sociali (328/2000) e la
riforma del Titolo V della Costituzione - si legge nella nota -, abbiamo avuto
due anni di interventi piuttosto incerti in materia di politiche sociali. Il
Libro bianco sul welfare, presentato a febbraio, e il Piano presentato a
luglio, rappresentano le prime organiche espressioni dell'attuale Governo in
materia". Secondo la Caritas in questi documenti "si nota una certa
distanza dagli obiettivi comuni dell'Unione Europea (diminuzione del numero
assoluto delle persone e delle famiglie povere, attenzione alle povertà legate
all'immigrazione, attenzione alle pari opportunità tra uomo e donna)".
Inoltre "il Piano prodotto dal Ministero del Welfare non è stato il frutto
di un confronto allargato, né ha visto il coinvolgimento delle Regioni, secondo
il metodo del “coordinamento aperto” richiesto dall'Unione".
La Caritas elenca poi le altre mancanze dell'azione governativa:
"- non si pongono obiettivi quantitativi e verificabili delle azioni
politiche;
- si inseriscono nel piano elementi di politica del lavoro e di politica
scolastica non direttamente connessi alla lotta alla povertà;
- si sottovaluta l'importanza di un adeguato sistema dei servizi sociali con il
rischio di scaricare sulle famiglie il peso della cura di situazioni croniche
(anziani, disabili);
- è ancora assente una specificazione del Reddito di ultima istanza che
dovrebbe sostituire il Reddito minimo di inserimento: la dichiarata
compartecipazione regionale potrebbe provocare seri squilibri tra Regioni più
ricche e Regioni più povere;
- non si presta attenzione al Mezzogiorno, limitandosi ad incentivare nuovi
esodi verso le zone più sviluppate del Paese".
Il documento della Caritas è stato diffuso in occasione della seconda Tavola
rotonda europea sulla povertà e l'esclusione sociale, che si tiene oggi e
domani a Torino. Si tratta di una tappa importante nella strategia europea di
lotta alla povertà, inaugurata al Consiglio europeo di Lisbona nel 2000.
L'incontro di Torino rappresenta una prima verifica dei nuovi Piani nazionali
di azione contro la povertà e l'esclusione sociale presentati dai Paesi membri
Ue nello scorso mese di luglio.
(16 ottobre 2003)