www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 05-11-03

Fratello Sofri, sorella noia


Di Tiziano Tussi

Adriano Sofri, prima pagina dell’Unità del 2 novembre. Una lettera a Fausto Bertinotti che aveva detto, in buona sostanza, in una recente intervista alla Nazione che “il comunismo storico ha fallito e che Rifondazione Comunista lo sta rifondando”. Qui non interessa discutere con Bertinotti di questa affermazione, ma occorre cercare di dire qualcosa ad Adriano Sofri.

Dobbiamo cercare di capire la fenomenologia di un pensiero di chi era stato responsabile, con lancia in resta e tutto l’armamentario, di un gruppo non idiota come Lotta Continua e che da tempo cerca di uscire da un empasse che lo lega, che lo riporta a quegli anni, mandante di un delitto riconosciuto giuridicamente in via definitiva,  ma che politicamente e realmente non ha di certo commesso, così almeno io credo, per motivi che altri hanno benissimo analizzato. Ma anche questa problematica non interessa ora. Interessa, ripeto, capire dove è ora il Sofri che parlava di “fucile sulle spalle dell’operaio” e che, per realismo politico, diceva nel 1975 ai suoi,  non tutti convinti compreso chi scrive, di votare per  il PCI.

La questione è il comunismo, l’anguilla morente di tutta la cultura moderna. Non vuole tirare gli ultimi, si dibatte sempre, l’acqua è ancora lì vicina. Uno sforzo, mille sforzi, chissà!?! La lettera a Bertinotti nella sostanza coglie alcuni aspetti reali in cui si dibatte lui ed il suo partito – Sofri è persona intelligente. Come al solito la pars destruens – la critica distruttiva – è la più facile, l’altra – la  pars construens – è un buco tendente a voragine. Il comunismo ha fallito, dice Sofri, le motivazioni sono il suo rinsecchirsi a livello istituzionale, ed anche il comunismo del cuore non ha mai avuto alcuna possibilità, anche se ha più fascino.
Il liberalismo non può essere il nemico da abbattere, continuare a vederlo in questo modo aiuta solo a tenerlo in piedi, così come ora è. Quindi i comunismo è l’alleato più forte del capitalismo che sta facendo comunque disastri.Anche l’estrema sinistra degli anni ’70, lui insomma,  non lo aveva capito. Ma è verso la fine del pezzo  che si scoprono le tendenze “oggettivamente” ecumeniche del nostro.

Ecco la ricetta: ..vuol dire di volta in volta correre ai ripari, soccorrere, correggere, riformare anche secondo un disegno di conversione radicale di modi di pensiero e di esistenza materiale. Un poco dopo aggiunge …senza palingenesi rivoluzionaria [dato che la storia ha un peso e] tiene ostaggio il pianeta e la società in equilibrio assurdo ma così delicato che a maneggiarlo bruscamente si rischia il disastro. Finisce con …bisogna fare rispettare il diritto, la libertà e la dignità, avere una polizia, un codice ed un tribunale. La chiusa potrebbe essere anche considerata tragica vista la sua storia personale.

Ma Sofri pare non avvedersene. Insomma il rifugio del comunista di un tempo è il mondo delle intenzioni – pare di essere ancora ad Hegel, poi però criticato radicalmente proprio da Marx – ben poco incidente tale da lasciare ampio spazio a chi fa guerre e a chi usa violenza facendo in modo poi che il pio “fratello” Sofri corra in aiuto, proteggendo, correggendo ecc. ecc. Ma per questo compito già ci pensa la chiesa e questo Papa, insuperabile nell’indicare la via verso la bontà d’animo a livello planetario. Ad indicare, soltanto, da una sciocchezza di tempo di duemila anni circa.