Fratello Sofri, sorella noia
Di Tiziano Tussi
Adriano Sofri, prima pagina dell’Unità del 2 novembre. Una lettera a Fausto
Bertinotti che aveva detto, in buona sostanza, in una recente intervista alla
Nazione che “il comunismo storico ha fallito e che Rifondazione Comunista lo
sta rifondando”. Qui non interessa discutere con Bertinotti di questa
affermazione, ma occorre cercare di dire qualcosa ad Adriano Sofri.
Dobbiamo cercare di capire la fenomenologia di un pensiero di chi era stato
responsabile, con lancia in resta e tutto l’armamentario, di un gruppo non
idiota come Lotta Continua e che da tempo cerca di uscire da un empasse che lo
lega, che lo riporta a quegli anni, mandante di un delitto riconosciuto
giuridicamente in via definitiva, ma
che politicamente e realmente non ha di certo commesso, così almeno io credo,
per motivi che altri hanno benissimo analizzato. Ma anche questa problematica
non interessa ora. Interessa, ripeto, capire dove è ora il Sofri che parlava di
“fucile sulle spalle dell’operaio” e che, per realismo politico, diceva nel
1975 ai suoi, non tutti convinti
compreso chi scrive, di votare per il
PCI.
La questione è il comunismo, l’anguilla morente di tutta la cultura moderna.
Non vuole tirare gli ultimi, si dibatte sempre, l’acqua è ancora lì vicina. Uno
sforzo, mille sforzi, chissà!?! La lettera a Bertinotti nella sostanza coglie
alcuni aspetti reali in cui si dibatte lui ed il suo partito – Sofri è persona
intelligente. Come al solito la pars destruens – la critica distruttiva – è la
più facile, l’altra – la pars
construens – è un buco tendente a voragine. Il comunismo ha fallito, dice
Sofri, le motivazioni sono il suo rinsecchirsi a livello istituzionale, ed
anche il comunismo del cuore non ha mai avuto alcuna possibilità, anche se ha
più fascino.
Il liberalismo non può essere il nemico da abbattere, continuare a vederlo in
questo modo aiuta solo a tenerlo in piedi, così come ora è. Quindi i comunismo
è l’alleato più forte del capitalismo che sta facendo comunque disastri.Anche l’estrema
sinistra degli anni ’70, lui insomma,
non lo aveva capito. Ma è verso la fine del pezzo che si scoprono le tendenze “oggettivamente”
ecumeniche del nostro.
Ecco la ricetta: ..vuol dire di volta in volta correre ai ripari, soccorrere,
correggere, riformare anche secondo un disegno di conversione radicale di modi
di pensiero e di esistenza materiale. Un poco dopo aggiunge …senza palingenesi
rivoluzionaria [dato che la storia ha un peso e] tiene ostaggio il pianeta e la
società in equilibrio assurdo ma così delicato che a maneggiarlo bruscamente si
rischia il disastro. Finisce con …bisogna fare rispettare il diritto, la
libertà e la dignità, avere una polizia, un codice ed un tribunale. La chiusa
potrebbe essere anche considerata tragica vista la sua storia personale.
Ma Sofri pare non avvedersene. Insomma il rifugio del comunista di un tempo è
il mondo delle intenzioni – pare di essere ancora ad Hegel, poi però criticato
radicalmente proprio da Marx – ben poco incidente tale da lasciare ampio spazio
a chi fa guerre e a chi usa violenza facendo in modo poi che il pio “fratello”
Sofri corra in aiuto, proteggendo, correggendo ecc. ecc. Ma per questo compito
già ci pensa la chiesa e questo Papa, insuperabile nell’indicare la via verso
la bontà d’animo a livello planetario. Ad indicare, soltanto, da una
sciocchezza di tempo di duemila anni circa.