tratto da: http://www.contropiano.org/Documenti/2003/Novembre03
Il PRC e la Palestina
Un commento di Joseph Halevi
Trovo sinceramente
incomprensibile la non adesione di Rifondazione alla manifestazione contro il
muro di annessione ed espulsione che il Governo di Israele va costruendo. La
storia della Palestina ha comportato la trasformazione del popolo palestinese
in un popolo di espulsi e di oppressi ben prima dell'11 giugno 1967. Tale
consapevolezza storica renderebbe tutti consapevole del significato del
terrorismo sionista.
La validita' contemporanea del riferimento al terrorismo sionista e' dimostrata
dal fatto che il governo di Israele ed i partiti sionisti fanno di tutto per
cancellare la memoria della presenza palestinese del 1948. Eppure il 48 e'
assolutamente presente nell'Intifada di oggi.
La presenza del 48 e la non volonta' dell'establishment israeliano di
accettarla e' stata riconosciuta da Meron Benvenisti in un articolo su Ha-Aretz
da me commentato su il manifesto. la prova del nove che il 48 e' tabu' nei
circoli dominanti in Israele e nei circoli sionisti e' venuta recentemente dal
tentativo di espellere dall'Universita' di Haifa il professor Illan Pappe' per
aver difeso la tesi di uno studente che mostrava il massacro della popolazione di
un villaggio arabo sulle cui rovine oggi sorge un kibbutz. Pappe' denuncio'
altresi' l'annullamento del titolo di studio (Master) conferito in base a
quella tesi allo studente.
Ne nacque un tentativo sistematico di cacciare Pappe' dall'universita' di Haifa,
che fu respinto solo grazie ad una durissima petizione internazionale di
solidarieta' con Pappe' . Non voler contestualizzare il terrorismo significa
una cosa sola: non rendersi conto del processo che ha portatao al'oppressione
del popolo palestinesi ed accettare quindi che si sviluppino operazioni come
quella contro l'isrealiano Pappe'.
Se lo riconosce Benvenisti che il nodo e' il 1948 , lui che era il vicesindaco
di Gerusalemme quando c'era Teddy Kollek che inizio' l''espansione a tentacoli
della citta' per soffocare i palestinesi, se lo riconosce l'ex vicesindaco
perche' non lo deve riconoscere il movimento di solidarieta' in Italia?
Trovo pertanto del tutto inappropriata la lettera inviata da Gennaro Migliore
al manifesto apparsa sul numero del 9 novembre che si lamenta della assenza di
un esplicito sostegno al dissenso in Israele. Alla manifestazione ha parlato
Michal Schwartz, scusate ma da dove viene?
Cosi' voi di Rifondazione (o meglio l'ala che ha fatto passare la decisione di
non aderire ufficialmente) vi state coprendo di ridicolo e implicitamente
stabilite un' arbitraria simmetria in primo luogo sul piano morale. Nessuno si
sognava durante le manifestazioni di solidarieta' per il Vietnam di porre sullo
stesso piano la resistenza dei vietnamiti e l'opposizione negli Usa a tale
guerra.
La prima riceveva priorita' assoluta e la seconda veniva applaudita, appoggiata
ed incoraggiata quando si manifestava apertamente con coraggio.
Ovviamente tanto piu tale opposizione cresceva tanto piu' essa acquistava
spazio. Ma questo dipende dall'attivita' delle forze coinvolte e non deve
costituire un assegno in bianco che, altrimenti significherebbe : "non se
ne fa nulla se non si fa riferimento alle forze pacifiste israeliane" (o
americane nel caso del Vietnam). Esattamente lo stesso principio deve guidare
la campagna di solidarieta' nei confronti dei palestinesi.
Dovreste essere piu' umili ed
imparare dai comunisti israeliani soprattutto dai grandi dirigenti del
PCI(Israele) come Meir Vilner e Toufik Toubi. Nella loro lotta di solidarieta'
con i palestinesi, ben prima del 1967, essi non hanno mai mai mai aspettato che
i palestinesi o, come si diceva allora, "gli arabi" li
contraccambiassero. L'ordine di priorita; era preciso. In primo luogo solidarieta'
con il popolo oppresso anche se i suoi rappresentati non ci riconoscono
esplicitamente. Il criterio valido perfino in una situazione di profonda
asimmetria in cui il popolo oppresso non aveva gran fiducia nei suoi
sostenitori in Israele (per una serie di validissime ragioni tra l'altro legate
al ruolo dell'URSS nell'intera vicenda del 1948-9) vale ancor piu' oggi dal
momento che i palestinesi riconoscono totalmente le forze di solidarieta'
israeliane. Rimane comunque il fatto che l'imperativo morale e politico di
manifestarsi ricade sulle forze di solidarieta' che operano nel paese
aggressore (siete d'accordo spero che il 1967 fu un'aggressione unilaterale:
validissima e' ancora la posizione che presero allora il PCI ed il PSIUP ) che
poi si e' trasformato in paese oppressore di tutto il popolo palestinese.
Spetta alle forze progressiste israeliane dire "siamo con voi"
esattamente come ha fatto mi sembra Michal Schwartz che non viene dall'Alaska.
Assurdo che Migliore ingnori questo fatto, cioe' il fatto che la Schwartz
provenisse da Israele, che rende totalmente inutile la sua lettera.
Senza addentrarmi nelle contorsioni della politica italiana mi sembra che la
lettera di Migliore al manifesto testimoni del vuoto storico concettuale e
teorico della dirigenza di Rifondazione e del fatto che per rilanciare un
movimento di ispirazione comunista e' necessario un approccio meno
politicistico e meno contingente.
Quindi non posso che espimere le mie simpatie a Stefano Chiarini sia in quanto
giornalista de il manifesto che in quanto intellettuale sistematicamente
impegnato contro l'occupazione ed il lento genocidio (come e' stato scritto
pubblicato sul manifesto riprendendo un intervento di Tanya Reinhart) cui e'
sottoposta la popolazione palestinese.
Cordiali saluti Joseph Halevi