Tribù, un nuovo mensile studentesco. Giovanilismo a tutti i costi
Di Tiziano Tussi
E’ arrivato nelle scuole italiane un nuovo giornale studentesco, "Tribù. Mensile di sopravvivenza
studentesca". La sua distribuzione è gratuita ed ha una diffusione
nelle edicole, come supplemento a “Il nuovo riformista” e viene spedito anche
nelle scuole delle città più grandi. Almeno così promette la copertina che
anticipa anche la data dell’inizio della distribuzione del secondo numero, alla
fine di novembre.
Il primo numero ci dimostra che la voglia di giovanilismo è oramai imperante.
La testata raccoglie tutti i luoghi comuni di vita sociale di un ragazzo che
frequenta le scuole superiori. Il formato è molto grande, un doppio tabloid, i
colori di copertina si sprecano, con effetti
sfumati ed annacquati su sfondi tendenti al rosso e vicine variazioni
cromatiche. Impaginazione molto confusa così come si pensa piaccia ai giovani.
Richiama un poco le scritte che coprono molte mura delle città italiane. A
prima vista incomprensibili, ma che fanno gruppo.
Oltre allo stile la grammatica del mensile è totalmente annegata nei segni che
vanno per la maggiore nei messaggi SMS. Si sprecano le X, le K, le contrazioni
che tagliano la finale di parole, così come si fa nel sistema Cima per la
stenografia, anche se non pare proprio che ciò sia conosciuto dai messaggisti.
Si inizia con la posta del cuore a cui rispondono Elio e le storie tese. La
voglia di stupire è palese. Alcune lettere – saranno vere – entrano svolazzando
in particolari pesanti dei rapporti sessuali tra giovani. Ricordo che il
rionale viene distribuito anche e soprattutto ad un pubblico di minorenni. In
ogni caso le lettere e le risposte si pongono sullo stesso piano: demenziale.
Per le lettere in arrivo si capisce come la demenzialità sia vissuta, per le
risposte voluta. Ma piace così?!? Una estratto dalla prima, siglata con Palermo
’88. “ a un party io ed il mi raga abbiamo cominciato a bere superalcolici, lui
sapeva non li reggo ma mi aveva detto ke erano leggeri, fatto sta ke dopo 1 ora
ero talm ubriaca e da quel poco ke mi ricordo lui ed i suoi amici hanno
cominciato a mettermi le mani dappertutto …”: il resto della lettera è più
indecente e questa prima non è quella più pesante.
Naturalmente le altre pari del giornale sono la fotocopia di questo incipit.
Assieme a pubblicità di un sito di SMS, di un servizio di traduzioni di
versioni latine, di confessioni sulla “prima volta” di lei e di lui, infarcite
da fumetti disperati e da pagine intere di pubblicità nazionale di enti
importanti. Alla fine un questionario. La prima domanda: hai mai pensato a
scappare di casa? Dove andresti, con ki e xkè?
Tempo fa molte università si erano pubblicamente lamentate del basso livello di
conoscenze linguistiche delle matricole ed avevano anche organizzato corsi di
recupero per la bisogna. Non pare che questo nuovo e ricco strumento prenda a
cuore la faccenda. I contenuti sono una eco di molti ed inutili giornalini
scolatici di moda ma che incidono pochissimo a livello sociale. Non bisogna
certo andare con il ricordo al caso della Zanzara, mitico giornalino del Liceo
Parini di Milano che all’inizio del 1966 divenne un caso emblematico di rottura
culturale tra generazioni e che ebbe riscontri addirittura al di fuori
dell’Italia. Ma almeno si pretende una decenza nella scrittura ed una certa
capacità di incidere, a livello di contenuti.
Dal giornale, oltre alla volgarità, si
desume che il giovane, per sopravvivere nella scuola deve ridursi a caricatura
di se stesso. Ogni insegnante, svolgendo il proprio lavoro sa che non tutti gli
studenti sono così e cerca in ogni caso di non assecondare tale deriva.