trasmesso da:
ass.culturale Queimada - S. Giuliano Milanese - mail queimada@ecn.org, sito www.ecn.org/queimada
“La meglio gioventù” M.T. Giordana
Il film si propone di leggere un’intera fase storica
attraverso le vicende personali di Nicola come soggetto e filo conduttore e in
via subordinata di suo fratello e della sua famiglia, che insieme riassumono
con un percorso circolare ben delineato
tutto teso ad approdare ad un vero e proprio modello “etico” sociale.
Si apre con una serie di luoghi comuni sui giovani degli anni 60 come la
trasgressione dei costumi, la libertà contro le istituzioni oppressive, il mito
del viaggio, tutto abbastanza scontato. Ma ci si scontra come nel caso della
ragazza rinchiusa in manicomio con la propria impotenza volontaristica.
Ecco allora la scelta del cambiamento interno alle istituzioni, paziente,
tenace e fiducioso nei valori della democrazia, contrapposto da un lato, alla
follia individualista fascistoide del fratello che diventa poliziotto e resta
prigioniero del suo nichilismo senza uscita fino alla fine, e dall’altro,
secondo un parallelismo assurdo e schematico, alla follia estremista dell’utopia rivoluzionaria di Giulia che
non può che portare alla deriva “terrorista”, raccontato
come puro delirio distruttivo senza alcuna radice sociale.
Da notare il riferimento all’esperienza di Basaglia avulsa dal conflitto dal
quale scaturiva e che viene quindi stravolta ad uso e consumo della tesi
riformista a cui il film tende.
Altro passaggio significativo, la sconfitta degli operai negli anni 80, oggetto
di riferimento tra i protagonisti, ad un certo punto, come sostiene il giovane
rampante di Bankitalia sarebbe inevitabile
perché il sistema è immutabile
e come tale deve ristrutturarsi, alternative non ce ne sono.
Occorre una nuova classe dirigente che la famiglia
dei protagonisti incarna come espressione della mitica “società civile”, nella
finanza, nel sistema giudiziario, nella scienza, nella cultura, nell’arte ed
anche nella produzione con la piccola
impresa fatta proprio da quegli operai che “sembravano” le vittime del sistema che invece attraverso la
trasparenza e la legalità si dimostra l’unico
e migliore sistema possibile capace di ritrovare vitalità e
ottimismo dopo una fase di corruzione e di tenebre.
Chi non si adatta va incontro a tragedie e sofferenze immani quindi deve
soccombere o arrendersi.
Tutto all’insegna di grandi emozioni, di affetti e buoni sentimenti, compassione e comprensione per tutti, perché
tutti sarebbero recuperabili ricorrendo per
il loro bene anche alla delazione,
ma duole che non sempre riesce, ed allora per loro i più ostinati non c’è
scampo, in fin dei conti se la sono cercata.
Finalmente ci si ritrova tutti nel paradiso
delle colline toscane, passando per una Firenze modello souvenir, Eolie, Capo
nord, il sogno realizzato.
Tutte belle persone, buone e ricche…ovviamente per innegabili meriti etici
(1), la gioia di vivere una
stagione nuova e felice di una Italia uscita per
sempre dalla povertà, in cui proprietà,
famiglia, democrazia e legalità sarebbero la condizione normale accessibile a tutti. Il premio all’impegno
e al senso del dovere.
In questo quadro idilliaco conquistato dopo tante traversie e difficoltà, il
berlusconismo e la nuova borghesia parassitaria piccola e feroce, l’impoverimento, la precarizzazione, la
rovina di intere classi sociali, l’imbarbarimento, appaiono solo come anomalie temporanee e che, come il film
pretende dimostrare, possono essere tutte risanate. Sarà sufficiente agire nel
rispetto delle regole democratiche ed isolare
ogni estremismo che produce solo violenza e disperazione.
Esorcizzato il “lato cattivo che produce il
movimento che fa la storia (2)”, il modello sociale ed il suo
soggetto egemone è pronto bello e confezionato.
La presunzione a volte paga .
Italia felix, una bella cartolina
ideologica dal paese dell’ulivo.
Note:
(1) “L’etica protestante”.. (vedi M.
Weber), accumuna bigotti neocalvinisti
Usa e sinistra corporativa italica.
(2) Marx , “Miseria della filosofia”